Terremoto Amatrice 110

Terremoto in centro Italia

Terremoto
18 Gennaio Gen 2017 1525 18 gennaio 2017

Centro Italia, come si vive nelle zone tormentate dal terremoto

L43 a Porto San Giorgio. Dove la terra non dà sosta, tra le lacrime e il disorientamento degli abitanti. Un'incessante danza macabra. Eppure per la Rai c'è solo la «grande paura» di Roma.

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da Porto San Giorgio

Porto San Giorgio, Marche, Italia, ore 10.25: «Ma la smetti di sbattere quel tavolo, che sto facendo un ricorso, ma non hai da scrivere qualcosa stamattina?», «Sbattere, chi sbatte, ma sei sbattuta tu nella testa?», «Non sei tu che sbatti?», «Ma te lo sei sognata», «Allora è il terremoto». Difatti è il terremoto, guarda il lampadario come viaggia, ma possibile in pieno gennaio a zero gradi? Possibile sì. «Accendi un po' la tele, sentiamo che dicono». E dalla Rai ti informano che «la scossa si è sentita anche a Roma, grande paura a Roma». L'epicentro è a Montereale, nell'Aquilano, vicino alla disgraziata Amatrice. Si viene a sapere di nuovi crolli, nuove emergenze, già sono isolati dalla neve e dalla sciagura, intanto qui i telefoni sono bloccati, ci si contatta col Whatsapp: «Tutto bene?». «Sì e voi?». «Uno spasso, si balla e si canta».

LA «GRANDE PAURA» DI ROMA. Ore 11.15, altra botta, questa più forte. Vedi il lampadario come va, peggio di prima, metti l'audio alla tele, sentiamo che dicono: «Nuova scossa, grande paura a Roma, chiusa la metropolitana, fermi i trasporti, evacuate le scuole, la città si è fermata». Non dev'essergli parso vero. Si vedono studenti fuori dai cancelli, alcuni saltano come ai cortei contro la buona scuola, non sembrano molto spaventati. Altra tempra nelle Marche, dove il presidente del tribunale di Fermo ha immediatamente fatto sapere che «le udienze di domani si svolgeranno regolarmente in quanto» l'edificio «non ha riportato danni».

87 MILA PERSONE FUORI DAL MONDO. L'epicentro stavolta è spostato di poco, ma più o meno siamo sempre lì, chilometro più chilometro meno, si viene a sapere di nuovi crolli, sugli Appennini marchigiani una quindicina di allevatori risultano dispersi (più tardi li ritroveranno), a Teramo e provincia il maltempo li aveva già isolati, niente energia elettrica da quattro giorni, niente telefoni e internet, niente riscaldamento. A Chieti non parliamone, in alta montagna sono fuori dal mondo, in tutta la zona ci sono 87 mila persone allo stato brado. Colfiorito, il passo che collega Marche e Umbria, è un pianeta bianco senza forme di vita, il governatore marchigiano Ceriscioli commenta: «La situazione è catastrofica». Tra neve e sisma nelle Marche migliaia di famiglie non sanno letteralmente dove andare, dove stare.

Ore 11,26, nuova sgrullata, questa la più violenta di tutte, «ma che c....., ma non finisce più?». «Pronto mamma non spaventarti, non muoverti di lì, non uscire che oltretutto si ghiaccia, stai tranquilla, tra poco arrivo». Ma i vecchi sono spaventati, disorientati, non è uno sciame, è una incessante danza macabra, mai sentito niente del genere, specialmente d'inverno, specie un inverno polare come questo. In montagna sono crollate alcune cascine, sono morte le bestie, la viabilità è interrotta, a Visso, come a san Ginesio, come a Pieve Torina, c'è un metro e passa di neve e nessuno sa quali altri danni covino sotto.

PER LA RAI C'È SOLO LA CAPITALE. Ovunque gli alberi caduti impicciano gli spalaneve e i mezzi di soccorso, ma sentiamo cosa dicono alla Rai: «A Roma altra scossa, grande paura, ecco la sentite anche in questo momento». Dietro la speaker c'è uno sconvolto che urla: «Ecca'a, ecca'a anvedi che botta» e pare un film del primo Carlo Verdone. Arrivano nuovi messaggi demenziali: «State bene?», «Insomma, qui non finisce più», «Sì ma siete vivi?», «Pare di sì, visto che ti sto rispondendo». A Fermo hanno mandato a casa gli alunni, «Ma niente panico» twitta il sindaco. Ad Ascoli il sindaco ha chiesto l'esercito, nel Maceratese sono oltre la disperazione, a Camerino non sanno dove sbattere la testa e invocano l'esercito anche loro, ad Amatrice crolla del tutto il campanile di sant'Agostino.

POMPIERI SUBISSATI DI CHIAMATE. «Senti, fammi un po' vedere sul balcone», «Ma non ti sembra che quella fessura si sia allargata?», «Ma che allargata, è sempre uguale», «No, io dico che prima era più stretta la fessura», «Va be', adesso chiamo su in Comune per sollecitare una ispezione». Ma all'ufficio preposto non risponde nessuno, allora chiami il centralino e dal centralino ti dicono: «Trovate intanto un tecnico di fiducia, qui i tempi sono lunghi». Allora chiami i pompieri e i pompieri gentilmente prendono nota ma ti avvertono: «Siamo subissati di chiamate, appena possiamo mandiamo qualcuno». A Roma, alla Rai, la paura è stata tanta. Passa un sottopancia: «Tajani nuovo presidente Ue, Mattarella: risultato straordinario».

A Camerino sono isolati, a Visso sono isolati, a Muccia sono isolati, a Pescata l'omonimo fiume esonda allagando in più punti, a Lanciano i tetti schiantano sotto quintali di neve, a Teramo sono peggio che isolati e uno stralunato inviato Rai chiede: «L'avete sentita la scossa?». «Certo che l'abbiamo sentita, stiamo qua», risponde un poveretto, vagamente rassegnato. Altro collegamento da Montereale. Il giornalista Rai domanda al sindaco: «Avete evacuato?». Il sindaco, via telefono, è basito: «Ma come evacuato? Ma se qui non ci arrivano neanche i lupi, abbiamo due metri di neve». Il premier Paolo Gentiloni da Berlino chiede l'intervento dell'esercito, è andato da Angela Merkel col cappello in mano e le ha mormorato: «Pretendiamo rispetto, abbiamo pure il terremoto». «Terremoto gutt», gli ha risposto la cancelliera tedesca sorridendo.

APPELLO A DONARE IL SANGUE. Il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, intervistato dalla Rai, dice: «Stiamo seguendo con attenzione». Poi altri esperti, sismologi, oroscopisti che ti spiegano che questa è la coda lunga del terremoto di agosto, che però era stato dato per concluso a ottobre. Ma sapete, queste sono cose complicate, la natura è misteriosa. «Che cosa ci dobbiamo aspettare?», taglia corto la giornalista Rai e l'esperto, per non sbagliare, risponde: «Sicuramente quella di nuove scosse è una possibilità che al momento non ci sentiamo di escludere». Grazie professore, linea allo studio. Fra tanto sfacelo, una buona notizia: nelle Marche l'emergenza sangue, scatenata da una virulenta epidemia influenzale che il maltempo ha complicato, sembra gradualmente rientrare, anche se l'appello a donare resta urgente.

ALTRA SCOSSA, SEMPRE CATTIVA. Dovrebbe esserci un limite alla sofferenza, all'ingiustizia del tempo e del meteo e della natura che non ha pietà e non guarda in faccia questa gente segnata da cinque mesi di incubo. Una guerra senza eroi e senza colpevoli che la sta distruggendo, questa gente dignitosa e paziente che passa di emergenza in emergenza, che più resiste e più deve resistere, che non fa in tempo a chiedere aiuto per un disastro, a rialzarsi dopo un disastro, che già un altro la rimanda a gambe all'aria. «Oggi davvero mi viene voglia di piangere, oggi tra la neve, le scosse, il freddo, l'isolamento, oggi mi sento davvero che non ce la faccio», dice una giovane sfollata da sotto la sua cuffietta. E piange, e nasconde la faccia. Sono le 14.34, arriva un'altra scossa, sempre lunga, sempre cattiva. Chissà a Roma quanta paura.

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