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REPORTAGE 20 Febbraio Feb 2017 1300 20 febbraio 2017

Milano, una notte a bordo della Casa degli Angeli

L'autobus attraversa la città servendo fino a 250 pasti caldi e vestiti ai senzatetto. Non sempre disposti a farsi aiutare. Il responsabile: «Sono persone che affrontano i drammi della vita sempre con un sorriso».

  • BENEDETTA BAGNI
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Brandelli di coperte malmesse, valige con dentro poche ma preziosissime cose. Per chi ha la strada come unica dimora le notti di questo periodo dell'anno possono essere molto dure, il freddo entra nelle ossa e a poco servono gli scatoloni di cartone e i pesanti strati di vestiti. È proprio per aiutare queste persone che è nato il progetto condiviso tra Atm e l'Associazione City Angels, La Casa degli angeli, che dal 2011 porta un autobus di 18 metri nelle notti milanesi, una casa itinerante che consegna viveri, coperte e generi di prima necessità durante i mesi più freddi.

DUECENTO INTERVENTI QUOTIDIANI. L'autobus arriva puntuale nel sottopasso Mortirolo, tra via Tonale e Piazza Luigi Savoia, sotto i binari della Stazione Centrale. È grande come deve essere una casa mobile che ogni sera accoglie numerose persone. Sono 250 in media i pasti e le bevande calde distribuiti, 200 le coperte e gli indumenti e 200 gli interventi quotidiani. La partenza è fissata alle ore 21, tutto deve essere pronto e caricato su "Angelone", come lo chiamano affettuosamente i volontari che lo vivono ogni notte. Vestiti e coperte in fondo, thé e bevande calde nel mezzo e davanti alla porta centrale panini, divisi tra vegetariani e con prosciutto e salame, succhi di frutta, yogurt e brioche.

UN TRAGITTO DIVERSO OGNI VOLTA. «Ogni sera», racconta Maria Comi detta Sirio, caposquadra dei City Angels di Milano, «passiamo a ritirare le generose offerte di numerosi panettieri della città che ci danno sacchi interi di pane, grissini, focacce e dolci per poi servirli, di tappa in tappa». Il tragitto prevede le fermate Loreto, Piazza Argentina, Porta Venezia e Lambrate. «Le tappe che dobbamo presidiare ci vengono date sera per sera», spiega Arcangelo, uno dei due autisti Atm autorizzati a guidare questo bus, «il centro Aiuto del Comune di Milano a seconda delle segnalazioni delle diverse associazioni di volontari e di privati stabilisce un percorso e un quartiere da assegnare ogni notte ai City Angels».

Nei dormitori ci sono troppi furti. Preferiamo restare fuori al freddo, ma con tutte le nostre cose sotto controllo

Sul marciapiede di Corso Buenos Aires vive una signora con il suo cagnolino. Accanto ha le sue valigie. Tante, troppe per essere trasportate in un dormitorio. Non chiede aiuto. Non vuole nemmeno qualcosa per il suo cane: «Figuriamoci se mangia croccantini, solo biscotti. È brava, non abbaia mai. Noi ci facciamo compagnia». A Milano ci sono diversi dormitori, 2.500 posti letto messi a disposizione dal Comune, ma molti non vogliono nemmeno sentirne parlare. «Tantissimi sono i furti e dobbiamo dormire con addosso tutte le nostre cose», racconta un ragazzo italiano, «preferiamo restare fuori al freddo ma con tutte le nostre cose sotto controllo». La maggior parte dei senzatetto non vuole farsi aiutare, non si fida. Non tutti parlano volentieri, alcuni ancora perseguitati da un lavoro perduto o da un matrimonio finito male.

DA LINATE AL TRENO MILANO-ALESSANDRIA. «Per entrare in sintonia bisogna utilizzare un tono di voce calmo e rassicurante, perché non si può mai sapere chi ti trovi davanti, da quale situazione proviene e come può reagire», spiega il vice coordinatore Davide Daelli. A Lambrate i City Angels conoscono tutti. Una fila ordinata di persone si avvicina all'autobus non solo per farsi dare cibo e vestiti, ma anche per scambiare quattro chiacchiere e raccontare la propria giornata. «Ogni sera con mio marito e mio fratello», dice Maria, «prendiamo il treno per Alessandria: quattro ore di viaggio per dormire al caldo, poi torniamo indietro. Siamo tra i senzatetto che prima dormivano a Linate, ma dopo il servizio di Striscia la Notizia non ci lasciano più restare all'interno dell'aroporto».

«UN SORRISO AI DRAMMI DELLA VITA». Anche qui qualcuno non vuole assistenza, come una donna ucraina con le gambe gonfie e attraversate da ferite infette. Avrebbe bisogno di un paio di pantaloni ma non vuole altro, a volte sorride e chiama «bambolina» la volontaria che cerca un contatto con lei, a volte urla di lasciarla in pace. «Passare le notti con queste persone cambia completamente la tua visione delle cose, superi stereotipi e pregiudizi», dice il responsabile operativo Luigi Agarossi, «ti rendi conto di quanto sia importante la loro dignità e quanto sia giusto che cerchino sempre di difenderla. In generale sono persone molto serene che affrontano i drammi della vita sempre con un sorriso».

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