Francia

Elezioni francesi

Aubervilliers (2)
22 Aprile Apr 2017 1800 22 aprile 2017

Francia, l'anima bipartisan delle banlieue parigine

L43 nelle periferie della capitale. Dalla "rossa" Ivry, roccaforte di Mélenchon, a Neuilly, schierata con Fillon. Passando per Aubervilliers, degradato bacino di indecisi. Le voci degli ultimi alla vigilia delle elezioni.

  • Stefano Fasano - Veronica Di Benedetto Montaccini
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da Parigi

Guardare alla banlieue parigina, alla vigilia del primo turno delle elezioni presidenziali francesi, è un po’ come guardare in viso il tanto vituperato “Paese reale”. Attraverso la periferia di Parigi non è possibile osservarne ogni aspetto, ma le banlieue rendono un’immagine abbastanza fedele di quelle che sono le esigenze, i problemi e le paure di una Francia che si reca alle urne nelle elezioni con il più alto tasso di incertezza mai registrato da molti anni a questa parte, oltre che scossa dall'incubo terrorismo, tornato a manifestarsi il 20 aprile, a tre giorni dal voto, sui centralissimi Champs Elysees.

Questo “effetto-specchio” tuttavia non riguarda solo le questioni a cui sono solitamente associate le banlieue, quali insicurezza sociale, criminalità, integrazione. Vi sono luoghi che riflettono la condizione di una Francia distante dai problemi, irrealmente lontana proprio da quel Paese reale di cui, paradossalmente, anch’essi fanno parte. Ed esiste anche un altro tipo di periferia: quella che fa della propria anima più popolare e operaia il pilastro da cui partire per fondare un’integrazione basata sullo storico ma sempre crescente multiculturalismo della società francese, e di conseguenza della sua capitale. Farsi un viaggio per le banlieue parigine è, in fondo, avvicinarsi al cuore della Francia. Un cuore che, tra un battito e l’altro, permette di vedere il cambiamento attraverso gli occhi di chi lo vive sulla propria pelle.

IL DEGRADO DI AUBERVILLIERS. A fare un giro nella parte Nord della periferia parigina, in comuni quali Aubervilliers, Saint-Denis e Saint-Ouen, si rischia tuttavia di veder confermati tutti gli stereotipi che nel tempo sono stati accomunati al concetto di banlieue. Passati negli anni alle cronache come incubatori di criminalità, estremismo islamico e isolamento, questi comuni mostrano tutti i segni di luoghi in cui l’abbandono scolastico precoce e la scarsa presenza delle istituzioni hanno fatto sì che si sviluppasse un folto sottobosco di illegalità, che in qualche modo risponde alle esigenze di una popolazione sempre più multiculturale, sempre meno integrata e sempre più dimenticata dallo Stato.

È in comuni quali Aubervilliers, Bobigny o Pantin che il problema dell’isolamento, della quasi ghettizzazione degli abitanti si manifesta in tutta la sua virulenza

Anche in questi luoghi è tuttavia possibile trovare delle differenze. Contrariamente alla generica cattiva fama che il dipartimento della Seine-Saint-Denis (quello che include i comuni della banlieue a Nord della capitale) ispira presso qualsiasi abitante della Ville Lumiére, è sbagliato non fare delle distinzioni. È in comuni quali Aubervilliers, Bobigny o Pantin infatti che il problema dell’isolamento, della quasi ghettizzazione degli abitanti si manifesta in tutta la sua virulenza.

«CHI NASCE QUI VIVE QUI». Nonostante si tratti di comuni ben collegati con la vicinissima Parigi attraverso diverse linee metro e la linea regionale Rer (che serve tutta l’Île-de-France collegandola con la capitale), il loro isolamento è comunque un problema, ed è prettamente sociale. «Chi nasce qui vive qui» spiegano i residenti, fornendo indirettamente una spiegazione all’alto tasso di criminalità della zona. La mancanza di attività culturali e possibilità lavorative, insieme al precoce abbandono scolastico, rendono di fatto il crimine l’unica via percorribile per chi, nella grande metropoli distante poche centinaia di metri, non avrebbe alcuna opportunità.

Aubervilliers.

Questi luoghi esprimono più di un taglio popolare, è come se fossero abbandonati dagli stessi residenti oltre che dalle istituzioni. E basta dare uno sguardo ai grandi viali da cui si dipanano ragnatele di piccole vie e vicoli per rendersene conto: è sufficiente spesso svoltare l’angolo per ritrovarsi osservati da diverse paia di occhi che scrutano sospetti chiunque di nuovo entri nel quartiere, o trovare interi cumuli di rifiuti accantonati sul marciapiede a sbarrare il passo. È un degrado percepito dai residenti, dal quale non trovano però alcuna possibilità di miglioramento o fuga: «In realtà vorrei andarmene da qui, prima o poi», spiega Agnés, una commessa 23enne, «ma da un lato non ne ho ancora la possibilità, dall’altro penso che per cambiare le cose si debba rimanere».

UN ESERCITO DI INDECISI. Cambiare quartiere, percezione della sicurezza e opportunità, ma anche fuggire dal grigio cemento opprimente di un’architettura pensata più ad assolvere alle esigenze abitative immediate di una capitale sempre più soggetta a fenomeni migratori interni ed esterni al Paese. In luoghi come questi gli indecisi sono tantissimi, ed è anche facile prevedere un alto tasso di astensione alle urne. Sintomi di una parte di Francia che non si sente rappresentata, e non vede nel rinnovamento della classe politica una possibilità di miglioramento della propria situazione. «Sentirsi tranquilli qui è difficile», spiega Nils, uno studente. «Non so cosa votare, non ho ancora deciso. Non c’è nessuno che mi abbia convinto, a dirla tutta…».

Ivry.

A Ivry, amministrata ininterrottamente dal Partito comunista sin dal 1925, si vive bene perchè «i comunisti fanno bene il loro lavoro»

L’essere un luogo popolare tuttavia non è necessariamente sinonimo di degrado e criminalità. E per capirlo basta spostarsi dalla parte opposta della città, tra Ivry e Vitry-sur-Seine. Entrambi nella periferia Sud di Parigi, questi comuni sono due roccaforti del Partito comunista del candidato Jean-Luc Mélenchon. In particolare Ivry, amministrata ininterrottamente dal Partito comunista sin dal 1925, rappresenta una parte di Paese dove, nonostante il tenore di vita non sia alto, si vive bene perchè «i comunisti fanno bene il loro lavoro». La pensa così Lucie, una giovane 28enne che si occupa di insegnare a coltivare l’orto a bambini e ragazzi presso un’associazione culturale.

LA VILLE ROUGE. Se da un lato non è difficile capire in che direzione soffi il vento politico in questa parte della periferia parigina, comunemente definita “la ville rouge” (la città rossa, ndr) all’interno del boulevard périphérique, dall’altra è abbastanza semplice intendere il perché: il 39% della popolazione usufruisce di case popolari, i prezzi degli affitti sul territorio cittadino sono calmierati in proporzione al valore dell’abitazione, e per le famiglie meno abbienti è possibile ottenere pranzi alle mense scolastiche per meno di 40 centesimi. Il sostegno per il movimento di Mélenchon “France Insoumise” diviene se possibile ancora più evidente scendendo verso il quartiere del Porto, verso la Senna, dove l’ex polo industriale di Parigi cede man mano il posto a edifici moderni e atelier artistici, di cui Ivry è sempre più piena.

Ivry.

Ricavati da ex capannoni industriali e fabbriche abbandonate, rispecchiano un’altra tendenza, quella di chi fugge da Parigi per i prezzi degli alloggi impazziti. «Qui si sta bene, in fondo. Il Comune ci supporta nelle nostre attività, che riusciamo a portare avanti in un modo che a Parigi sarebbe impossibile, per spazi e costi» spiega Antoine, responsabile dell’atelier Le Lavoir. Un modello, quello di Ivry, che ha permesso l’integrazione di numerose etnie in un unico centro. Rendendo di fatto il multiculturalismo una risorsa, più che un fattore da gestire.

Neuilly-sur-Seine.

Una questione, quella del multiculturalismo, che non si pone nemmeno in altre zone della banlieue parigina. Dove si può vedere questa differenza? Basta salire sulla linea 1 della metro parigina, direzione La Defense, e scendere nei pressi di Pont de Neuilly, a Neuilly-sur-Seine. La prima cosa che colpisce è la calma, assoluta e pervasiva: non una sirena dei mezzi di soccorso, anche il vociare delle persone è sommesso. Nulla sembra in grado di rompere l’irreale tranquillità dei parchi piccoli e grandi che rendono verde la città. Il piccolo comune a Est di Parigi, amministrato dall’ex presidente Nicolas Sarkozy dal 1983 al 2002, appare come una specie di bolla dorata alle porte della capitale: socialmente uniforme, nulla sembra essere in grado di perturbare l’aria di immobile tranquillità che si respira all’interno del comune.

Neuilly-sur-Seine.

A Neuilly-sur-Seine, guidata da Sarkozy dal 1983 al 2002, il sostegno per il candidato di centrodestra François Fillon è trasversale

Il sostegno per il candidato di centrodestra François Fillon da queste parti è trasversale, basta guardarsi intorno per averne conferma. Il volto rassicurante del repubblicano campeggia praticamente ovunque, e anche nelle parole di chi ci vive non è difficile trovarne riscontri. «Non mi fido dei giornalisti, non sono oggettivi e sono tutti di sinistra», afferma una infervorata signora sulla sessantina, avvolta in una vistosa e colorata pelliccia, in un parchetto della città. «Hanno paura di perdere i loro privilegi. Guarda quante falsità hanno detto su Fillon…». Un luogo decisamente monoculturale, di etnia bianca, popolato da una folta comunità ebraica e ben ancorato ai valori della destra repubblicana.

VIALI SILENZIOSI E PULITI. «Tutte falsità inventate dalla stampa di regime», sentenzia Jean-Luc, un panciuto uomo di mezza età residente a Neuilly da circa 20 anni, riferendosi alle accuse nei confronti del candidato favorito in città, Fillon. «Ne abbiamo abbastanza di questi politici di sinistra, capaci solo di mettere tasse. Chi ha il denaro vuole goderselo, non darlo allo Stato perché lo sprechi», continua. La linea di pensiero che, in qualche modo, sembra perfino di respirare a camminare per i puliti e silenziosi viali di Neuilly. «D’altronde, qui a Neuilly viene a vivere tutta la gente per bene, prima o poi. Ci sarà un motivo, no?», conclude Jean-Luc. Una parte della Francia, anche questa, con cui la prossima presidenza si ritroverà giocoforza ad avere a che fare.

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