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28 Maggio Mag 2017 1200 28 maggio 2017

Francia, Macron alle prese coi due volti irrequieti della Corsica

La ribelle Corte e l'istituzionale Ajaccio: città agli antipodi, ma unite dall'odio crescente verso i musulmani. E dalla sfiducia nei confronti del governo centrale. Che ora il presidente deve "curare". Il reportage di L43.

  • Andrea Filippi, Edoardo Murari
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da Corte e Ajaccio

La prima è una roccaforte che, protetta dalle montagne, si staglia nel cuore dell’isola; la seconda un gioiello che si specchia nel Mar Mediterraneo. Corte e Ajaccio incarnano le due anime della Corsica, agli antipodi dal punto di vista tanto geografico quanto politico.

Corte è uno dei centri più anti-francesi dell'intero Stato transalpino. Qui dove Pasquale Paoli, u’ babbu de a patria, fondò, dopo la sollevazione contro Genova, la République corse ed emanò nel 1755 la prima Costituzione del continente europeo, ricevendo le ammirazioni di Jean-Jacques Rousseau e Voltaire, il nazionalismo isolano ribolle in tutta la sua virulenza. Camminando per questo paese che conta poco meno di 7 mila anime si nota tuttora un aspro risentimento nei confronti dello Stato centrale. Scritte come “Fora a Francia”, “Ghjuventú Indipendentista”, “Viulenza e Basta” appaiono ripetutamente sui muri. Da ogni cavalcavia sventola uno striscione bianco a sostegno della scarcerazione di Felix Benedetti, militante del Fronte di liberazione nazionale corso (Flnc), la formazione clandestina armata che ininterrottamente dal 1974 combatte contro l’autorità di Parigi.

RECORD DI VIOLENZE CONTRO I MUSULMANI. Il Flnc è un simbolo molto vivo nell'immaginario collettivo dei corsi, tant'è che in qualunque negozio è possibile trovare merchandising del movimento, anche se i cittadini non ne parlano di buon grado con gli stranieri. Dopo la storica vittoria alle elezioni regionali del 2015 della coalizione Pe a Corsica, legata al Flnc, il movimento nazionalista si è istituzionalizzato. Ma in questi due anni, paradossalmente, ha favorito il partito sovranista francese per eccellenza, il Front National - che qui al ballottaggio delle Presidenziali ha insidiato Emmanuel Macron con il 49,5% dopo aver chiuso in testa il primo turno -, dichiarando guerra all'estremismo islamico («ogni attacco contro il nostro popolo vedrà da parte nostra una risposta determinata senza scrupoli»), in una regione che ha visto un preoccupante incremento dell'ostilità nei confronti dei musulmani. A Corte e dintorni, già nel 2015, si registrava il più alto tasso di violenze contro la comunità islamica di tutta la Francia, se rapportato alla popolazione: un episodio ogni 18 mila abitanti. «Qui non se ne può più di tutti questi marocchini e arabi, è pieno ovunque», dice la proprietaria del “Bar Corsica”.

Dopo una certa ora gli arabi non escono più di casa, sanno che non è sicuro per loro, è una situazione molto complicata

Anche ad Ajaccio il sentimento anti-musulmano è in espansione. «Dopo una certa ora gli arabi non escono più», dice a Lettera43.it un avvocato, «restano chiusi in casa, nei quartieri popolari, perché sanno che non è sicuro per loro, è una situazione molto complicata». «Hanno picchiato dei pompieri, così non si fa», gli fa eco una signora. Un episodio a cui è seguita la devastazione, da parte di alcuni manifestanti, di una sala di preghiera coranica. Nonostante il clima di tensione, però, il capoluogo dell'isola, guidato dal repubblicano Laurent Marcangeli, non è mosso da spinte indipendentiste. «Certo, io mi sento corso», dice un ragazzo davanti al liceo Letizia Bonaparte, «ma questo non vuol dire che non sia francese».

MACRON APRE AL DIALOGO CON L'ASSEMBLEA. Il dualismo tra Corte e Ajaccio è lo stesso che, nel 1793, portò allo scontro armato Paoli e Napoleone: uno era intransigente sull'indipendenza dell’isola, l'altro vedeva il destino della Corsica indissolubilmente legato a quello della Francia. Due spinte propulsive che, pur in contesti diversi, si intersecano e si scontrano ancora oggi. A fare da collante, un sentimento trasversale di abbandono. In Corsica, tra le regioni più povere della nazione con un Pil pro capite di 2.600 euro e un tasso di disoccupazione del 10,9%, lo Stato è percepito come lontano, quasi disinteressato. Lo sa bene anche il neopresidente Macron, che in campagna elettorale s'è detto disposto a dialogare coi membri dell'Assemblea Nazionale Corsa e a impegnarsi per l'«emancipazione» dell'isola. A Corte come ad Ajaccio lo attendono al varco.

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