Sofia Bulgaria
31 Maggio Mag 2017 0800 31 maggio 2017

Cervelli in fuga, così i nerd italiani lavorano in Bulgaria

Connessione veloce e wifi gratis negli spazi pubblici. Fibra ottica diffusa. Sofia, capitale digitale, e altre città all'avanguardia: le storie di giovani web designer espatriati per metter su attività e famiglia.

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da Sofia

La grande sorpresa del Paese più povero e meno conosciuto dell'Unione europea è una linea internet che per gli standard italiani sfreccia alla velocità della luce ed è gratuita in quasi tutti i luoghi pubblici. Gli internet caffé a pagamento sono spariti a Sofia e nelle altre grandi città come Plovdiv e Varna. Non servono più. Per connettersi al wifi gratis in aeroporto basta un clic: nessuna registrazione, come al Ben Gurion di Tel Aviv. E non è una coincidenza. Da anni la Bulgaria svetta nelle classifiche con Israele e diversi Stati asiatici leader nell'high-tech quali Singapore, Corea del Sud e Hong Kong per velocità di connessione (in media 32.1 megabit al secondo), facilità di accesso alla Rete e numero di utenti.

ALFABETO CIRILLICO UNICO SCOGLIO. L'unico scoglio per navigare gratis nelle piazze e nelle strade delle città è l'alfabeto cirillico, nel caso sia richiesta la registrazione, ma per aggirarlo basta un amico bulgaro o l'aiuto di un cameriere nei pullulanti locali del centro che offrono connessioni gratuite. Anche in tutte le stazioni metro della capitale la Rete è libera e nelle case l'abbonamento a internet è, con l'energia elettrica, tra le bollette più economiche: meno di 20 leva (l'equivalente di 10 euro) in due mesi per una connessione, in larga parte del Paese in fibra ottica. Una qualità del servizio che, insieme alla tassazione fiscale minima anche per i freelancer in Italia a partita Iva, spinge diversi informatici e web designer stranieri a spostare la loro base nell'ex Stato sovietico.

Luca Fortunato Gallo.

A Brindisi lavoravo per un tour operator con responsabilità sempre maggiori, ma stipendi sempre più bassi per la crisi

Luca Gallo, emigrato in Bulgaria

Lettera43.it ne ha incontrati anche di italiani. Giovani 20enni e 30enni con la luce negli occhi. In fuga dalla loro terra per gli sfruttamenti subiti e per la drammatica mancanza di prospettive. Soddisfatti, a meno di un anno dal trasloco, di essersene andati via dal cosiddetto Belpaese. Dicono di aver visto subito la «differenza», di riuscire a vivere bene ora anche con stipendi mensili di meno di 1.000 euro perché in Italia erano comunque arrivati a lavorare per 10-12 ore al giorno e «guadagnarne 800, alla fine 600 euro». In Bulgaria invece anche con 800-1.000 euro al mese possono «uscire nei locali di sera e mangiare a volontà nei ristoranti», risparmiando soldi per progetti di vita come «matrimoni e mutui delle case». Nelle loro regioni d'origine certi progetti li avevano accantonati o, nella migliore delle ipotesi, stentavano a mantenerli finanziariamente.

SOLO 80 EURO PER UN AFFITTO. Una sconfitta per l'Italia. Luca Fortunato Gallo, 27enne, se n'è andato via nell'estate del 2016 con uno zaino in spalla («neanche una valigia», racconta a Lettera43.it) da Brindisi verso Sofia e poi verso Varna: città balneare bulgara che in linea d'aria guarda la Crimea, dal 2001 anche l'approdo del cavo di telecomunicazioni sottomarino del Mar Nero in fibra ottica (Bsfocs) che da Novorossiysk, in Russia, raggiunge la contesa Odessa in Ucraina e la Bulgaria, e di altre reti digitali europee e turche. Qui Luca paga l'equivalente di «80 euro per un appartamento in condivisione con altri ragazzi» e si divide tra vari lavori di siti internet per l'Italia e per la Bulgaria. In Puglia lavorava per un «tour operator con responsabilità sempre maggiori» ma stipendi «inferiori a 1.000 euro e sempre più bassi per la crisi».

Il progetto My Woodle.

A Varna può anche lavorare in spiaggia seduto su una sdraio, dal tablet (con il roaming Ue gratuito ormai anche con gli abbonamenti italiani) la connessione è rapida. A partita Iva in Italia Luca con un fatturato accettabile per vivere avrebbe dovuto versare almeno il 35% di tasse allo Stato, più varie spese del commercialista e logistiche: i professionisti con anni di attività sfiorano anche il 70% di imponibile. In Bulgaria invece, grazie al regime bulgaro di flat tax del 10% sugli utili, ha potuto fondare la Hirostudios: una piccola agenzia che propone la costruzione di siti web personali e fa consulenza per il marketing su Facebook e per posizionarsi bene su Google. In Puglia non pensa di «tornare per più di due volte l'anno», ma da Varna progetta di «coinvolgere altri amici italiani esperti del web, come collaboratori, man mano che l'agenzia crescerà». Qui i versamenti al fisco sono minimi, come le spese accessorie.

L'IDEA: UN PORTALE PER FREELANCER. Luca è anche entusiasta della «creatività dei web designer bulgari conosciuti» e, nei ritagli di tempo, cura i dettagli di un suo progetto ambizioso nel cassetto. Non un sito commissionato dai clienti, ma un grande portale di propria ideazione, My Woodle, da lanciare come piattaforma di informazioni e servizi online per le generazioni presenti e future (ormai dominanti) di globetrotter: luoghi da visitare, ristoranti, locali ed eventi per la vita notturna ma non solo. «È un sito concepito per freelancer come me. Una sorta di Booking.com allargato che, oltre ad alberghi e luoghi per bere e mangiare e altri negozi, farà mettere in contatto gli internauti anche con offerte di lavoro e per trovare casa all'estero, con informazioni su ospedali e altri servizi pubblici di varie città dove spostarsi. My Woodle darà anche percorsi per organizzare viaggi e altri hobby e divertimenti», spiega Luca.

Luigi Sorrenti e la moglie Angelica.

Lavoravamo a Pescara in un centro commerciale a ritmi e orari massacranti. Gli stipendi rendevano faticoso sostenere una famiglia

Luigi e Angelica Sorrenti, da Plovdiv

Forme di collaborazioni, offerte e commissioni per le attività e i gruppi che entreranno a far parte del portale, prendendo prenotazioni o inserendo offerte, sono in fase di definizione. Il lavoro è in progress ma procede a buon passo. Come i progetti in Bulgaria di Luigi Sorrenti e della moglie Angelica: 35 anni lui e 25 lei, una vita insieme dal 2013 a Pescara, abbandonata senza rimpianti per «ricominciarne insieme un'altra a Plovdiv», raccontano a Lettera43.it. Da gennaio 2017 Luigi e Angelica si sono trasferiti nel vivace centro bulgaro che, nel 2019, con Matera, sarà capitale europea della cultura. A un'ora di macchina da Sofia, in pochi mesi la coppia ha trovato in offerta una casa che valuta di comprare, a meno della metà del prezzo dell'appartamento preso in mutuo in Italia e appena rivenduto.

«LAVORO IN INGLESE O PER GLI ITALIANI». Un taglio netto. In Abruzzo Luigi lavorava in un centro commerciale con Angelica, «a ritmi e orari per entrambi massacranti e stipendi che avrebbero reso faticoso sostenere una famiglia». «Sabati e domeniche non esistevano più e neanche le festività», denuncia, «ci vedevamo dopo le 2 di notte, gli unici momenti davvero liberi. Angelica non arrivava a prendere 1.000 euro al mese». In Bulgaria Luigi, che è diplomato in informatica, ha ripreso a costruire siti internet su commissione e altri progetti per il web: un'attività che, in Italia, a partita Iva, gli avrebbe fatto guadagnare ancora meno della moglie. Come per Luca, la lingua in cirillico non è stata un problema: «A Plovdiv con i fondi Ue per il rilancio stanno arrivando investitori italiani ed europei, posso lavorare in inglese o anche per siti di italiani in Bulgaria o in Italia. Che problema c'è?», afferma.

Sofia capitale digitale.

In un istante si è connessi col mondo. «C'è la fibra ottica, tutto cablato. Il wifi è ovunque e la rete va a una velocità impressionate. Da qui si lavora molto più velocemente che a Pescara», sottolinea Luigi, «una meraviglia». Capita poi che anche clienti bulgari gli chiedano siti e altri prodotti da confezionare per il web, magari in inglese, «e qui si paga poco ma subito, a inizio lavoro», precisa, «non dobbiamo sollecitare, chiamare e richiamare per essere pagati». A Plovdiv, capitale culturale della Bulgaria e con Sofia anche polo tecnologico e imprenditoriale, nel settembre 2016 si è aperto il cantiere per un centro tecnologico della società statunitense di microprocessori Sibiz, collegata dalla Silicon Valley a diverse università dell'Est Europa.

UN POLO PER START UP DIGITALI. Nell'edificio high-tech di 18 mila metri quadrati lavoreranno 1.500 professionisti, anche per formare It-manager. A Sofia, dal 2016 capitale digitale del Webit Festival Europa, è in costruzione il Tech Park, un polo tecnologico di proprietà statale, per start up digitali e per la ricerca informatica, che punta a proiettare la capitale bulgara verso i nuovi mercati. Terra di spie ai tempi dell'Urss per la sua posizione strategica sul Mar Nero, nell'era delle nuove telecomunicazioni sulla Bulgaria così vicina all'Ucraina hanno continuato a riversarsi gli investimenti di russi, americani, anche europei: una trincea informatica, come in altri Stati dell'Est. Sia chiaro, il cammino verso il benessere è ancora lungo in un Paese dove lo stipendio medio resta inferiore a 400 euro al mese, ma qui i giovani nerd hanno trovato più opportunità che in Italia.

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