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Guerra in Siria

Siria Ramadan
18 Giugno Giu 2017 1500 18 giugno 2017

Siria, ricette contro il Ramadan "forzato" degli invisibili

Dopo il digiuno dall'alba al tramonto, i poveri non hanno soldi per la festosa cena (iftar). Una radio suggerisce menù da 3 dollari. Senza agnello né frutta secca. E le Ong servono pasti. Le iniziative.

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da Beirut

Nel mese dedicato al Ramadan (dal 27 maggio al 24 giugno 2017) il programma di una rete radiofonica siriana, Sham Fm, ha avuto un grande successo tra gli ascoltatori. Il conduttore Hasan spiega al telefono con Lettera43.it: «Ci sono arrivati tantissimi messaggi, mail e telefonate che ci facevano le congratulazioni. Una cosa insperata, ma per me triste, visto il tema della nostra trasmissione».

«DA SEI ANNI NON È PIÙ UNA FESTA». Il titolo del programma spiega il dolore dell’autore: ”Ramadan dei poveri”. Durante il mese sacro di purificazione i fedeli musulmani dall’alba al tramonto non mangiano e non bevono, oltre che astenersi dal sesso; poi alla sera famiglie e amici si ritrovano per il pasto (iftar) e per festeggiare. «Ogni sera durante il mese sacro la cena è un’occasione di allegria e di convivialità. Di solito si mangiano pietanze prelibate insieme con i parenti, insomma è come se ogni sera fosse Natale. In Siria, dopo più di sei anni di guerra, non è più così. Per questo la nostra trasmissione ogni mattina indica come preparare un iftar per quattro persone spendendo solo 1.500 lire siriane (circa tre dollari)», dice Hasan.

PROPOSTI PIATTI "PARSIMONIOSI". Il conflitto civile ha devastato la Siria, e la povertà è dilagante anche nelle zone dove non si combatte. La disoccupazione e la pesante svalutazione della moneta hanno fatto sì che per gran parte della popolazione sia difficile preparare un pasto decente anche in tempi normali, per non parlare di un menù adatto al Ramadan. La ricetta del conduttore? «Abbiamo deciso di realizzare questo programma che propone ricette parsimoniose per cercare di aiutare tutti a festeggiare il mese sacro. Non usiamo carne di agnello, spezie costose, mandorle o altra frutta secca. Certo, i nostri piatti sono poveri, ma almeno ricordano quelli della festa».

Volontari distribuiscono cibo in Siria durante il mese del Ramadan.

La lira siriana ha subito una svalutazione del 92%. Nel 2010 occorrevano 48 lire per acquistare un dollaro americano, mentre oggi, secondo i tassi di cambio ufficiali, ce ne vogliono 512, che diventano 625 sul mercato nero. Tutto questo rende insostenibile la vita dei civili. Il prezzo dell’energia e delle materie prime necessarie alla sopravvivenza, in un Paese che non produce più nulla, e soprattutto nelle zone dove la vita trascorre più nelle casematte che sotto il cielo, è sempre più alto.

PREZZO ENORME PER I BENI IMPORTATI. Per chi vive sotto i missili dell'aviazione, i colpi di mortaio, i lanciarazzi Rpg e i barili bomba, i costi delle merci essenziali sono più alti che altrove. Portare beni di prima necessità nelle zone di guerra ha un prezzo enorme, i costi elevati degli aiuti umanitari dipendono dalla logistica e questi sono ancora più alti se i beni sono d'importazione.

L'83,4% VIVE SOTTO LA SOGLIA DI POVERTÀ. Secondo un rapporto delle Nazioni unite, pubblicato nel mese di aprile 2017, l’83,4% dei siriani vive al di sotto della soglia di povertà, rispetto al 28% di prima della guerra scoppiata nel 2011. Il costo della vita è aumentato così tanto che le associazioni di solidarietà hanno più che raddoppiato il numero di pasti per l’iftar che distribuiscono ai bisognosi durante il Ramadan.

Nel 2014 avevamo distribuito 130 mila pasti, nel 2015 siamo arrivati a 230 mila e nel 2017 penso che possiamo superare il mezzo milione

Issam Habbal, direttore dell'Ong Saed

Issam Habbal, direttore dell'Organizzazione non governativa (Ong) Saed, racconta: «Nel 2014 avevamo distribuito 130 mila pasti, nel 2015 siamo arrivati a 230 mila e nel 2017 penso che possiamo superare il mezzo milione». La crisi non ha risparmiato nessuno: «Se anche i ricchi sono stati colpiti, si può immaginare come quelli che erano già sfortunati sono stati devastati».

GRANDI PENTOLE CON RISO E CARNE. Habbal dice che «ogni giorno all’ombra della grande Moschea degli Omayyadi, nella città vecchia di Damasco, un centinaio di nostri volontari cuociono in grandi pentole un semplice piatto di riso e carne che poi distribuiscono a centinaia di damasceni e di sfollati. Ogni giorno abbiamo bisogno di più volontari».

LA GUERRA COSTA 4,5 MILIARDI AL MESE. Secondo le stime, la guerra fino a oggi è costata alla Siria circa 330 miliardi di dollari, 4,5 miliardi al mese. Inoltre sono più di 10 milioni gli sfollati interni e i rifugiati. Quando arriverà la pace come si farà a risollevare l’economia senza professionisti, laureati, operai, contadini, medici e insegnanti, fuggiti all’estero? In Siria ci sono solo gli anziani e i combattenti, oltre a chi è rimasto intrappolato.

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