POLIZIALIDOTREARCHI
25 Giugno Giu 2017 1500 25 giugno 2017

La Provincia di Fermo tra droga, prostitute e malaffare

La tragedia di Emmanuel ormai è un ricordo. Tra spaccio, prostituzione, slot machine e persino truffe questa terra si rivela tutt'altro che ospitale e ridente. Come i media e la politica locali vorrebbero dipingere.

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da Fermo

«Speriamo quest'anno non succeda niente», e lungo la Strada Nuova, proprio alla curva che ospitò la tragedia, guardano dove non c'è niente, non una lapide, una stele, solo un fantasma ricorda il sacrificio inutile di Emmanuel, il nigeriano morto un calendario fa per i pugni di un ultrà fermano, Amedeo Mancini, completamente libero dopo un sorprendente, ma non troppo, patteggiamento a 4 anni per omicidio preterintenzionale. Anzi in fama di vittima lui, di perseguitato e quindi eroe cittadino. No, non succederà niente, perché una volta basta, perché un eroe è sufficiente, ma Fermo e l'intera provincia di motivi per preoccuparsi ne ha. O meglio ne avrebbe, ma serve il coraggio di scrollarsi il torpore di dosso. Ma come si fa a parlare di territorio in sofferenza, il terziario calzaturiero sopravvissuto a stento dopo la crisi endemica degli Anni Duemila, poche fabbriche, rarissime aziende specie lungo la costa? No, qui si sta benissimo, non vedi che auto, che vestiti firmati. Solo che dove il tessuto imprenditoriale è rado, slabbrato, alligna il contagio della noia, del benessere perduto che si stempera in rabbia, violenza da eterni adolescenti, vizi privati che si stagliano pubblici nell'acquiescenza generale.

UN'ALLUVIONE STUPEFACENTE. Primo fra tutti, la droga. «Una alluvione» dicono esponenti di forze dell'Ordine diverse, ma concordi nella valutazione. Dappertutto, al colle come al mare, forse si salvano solo i borghi ormai dimenticati di questa microprovincia da 140 mila abitanti e una quarantina di centri che si spopolano man mano che ci s'inoltra nell'interno. Pasticche, polveri, fiale, al punto che a qualcuno pare realistico parlare di resistenza passiva più che di contrasto del fenomeno. «Non ha senso parlare di legalizzazione, qui la faccenda è bella che legalizzata», dice più di una fonte interna, «si spaccia di tutto e a cielo aperto». Ci sono luoghi deputati, anche a ridosso dei centri storici, specie lungo la costa, e c'è un mercato che non è mai stato così basso: 5 euro per una dose di eroina, che ha ripreso vela, prezzi popolari per il fumo. Quanto alla coca «è letteralmente dappertutto, si fa prima a dire chi non la usa».

LE ROTTE DEI BALCANI E DEL SUD ITALIA. Polvere per ogni target e per ogni età: professionisti, commesse, studentelli e anche qui si gira su prezzi impensabili, 15 euro, dieci, con sotto tutto un mercato parallelo. Chi la fa girare? Non c'è una centrale, ci sono tanti focolai, arriva dai Balcani come dal Sud Italia, le alimentano figli d'arte e esordienti ambiziosi. I negozi chiudono, le attività languono, l'estate affoga in un silenzio catatonico, ma a questo mercato non si rinuncia perché «si è creata l'abitudine», come dicevano nei film di Piedone lo Sbirro. Pippate e macchine costose, suv, jeep che poi ci si dimentica di pagare, leasing che muoiono a metà strada. Chi lavora in banca parla di «un'abitudine inveterata, le sofferenze non si contano, chi non viene pagato non paga, una catena di debiti ma sui lussi non si transige, la nomea del benessere va difesa anche se il benessere non c'è più o è malato; dall'altra parte, c'è gente che viene a chiedere dilazioni, prestiti anche per pagare le bollette».

Un panorama di Fermo.

Si tira dappertutto, nei locali come nei circoli sportivi, in quelli culturali no perché non ce ne sono o sono frequentati da vecchi, gentili signore e signori fuori dal tempo e dalle tentazioni. L'altra piaga è il gioco d'azzardo, intrecciato allo spaccio come in ogni buona regola criminale. Le sale giochi, le slot, i bingo sono ufficialmente regolari, in realtà, sempre secondo fonti investigative, nel mirino di nuclei malavitosi balcanici, romeni o albanesi. Entrare è un attimo, bruciare 1.000, 1.500 euro in miraggi anche più facile, specie se sei un ragazzino; dopodiché compaiono gli sgherri e con gentilezza dicono: hai 48 ore per saldare, altrimenti lo vedi questo? E tirano fuori una lama da 25 cm. O te la pigli in gola o ci fai un paio di favori, che poi consistono nel far girare la droga. A quel punto il moccioso è già nel giro senza volerlo davvero, senza neanche accorgersene.

SE L'AUTORITÀ NON VIENE RICONOSCIUTA. E l'attività si autoalimenta, una attività malavitosa puntella l'altra. Una situazione che pare effettivamente sfuggita di mano, che ingenera fatalismo tra chi dovrebbe intervenire, e interviene pure, ma frenato da complicazioni interne, logiche burocratiche, e «siamo pochi» e lo scetticismo del «chi ce lo fa fare» che a lungo andare diventa cinismo. E poi qui tutti si conoscono da sempre e fare questo lavoro è più facile e insieme più difficile. Sapete quali sono qui i reati più consumati? La resistenza a pubblico ufficiale, spesso in stato di ebbrezza, e lo stalking ostinato e violento. Come a dire che l'autorità non viene riconosciuta, che il sistema legale che governa la convivenza sociale non è più percepito, anzitutto dai locali, gli indigeni.

IL MERCATO UMANO SULL'ADRIATICA. La terza emergenza cronica, ossimoro per dire che emergenza non è, tutt'al più inerzia, trascinamento, è la prostituzione. Tante le case lungo la fascia costiera, i buchi, i bilocali ufficialmente chiusi ma che, come a Porto San Giorgio, spesso originano una sorta di economia parallela, rigorosamente occulta e, va da sé, in nero. Del resto «se qualcuno a casa sua riceve chi gli o le pare, come si fa poi a dimostrare che lo fa per mercimonio?». Discutibile, ma lo stato delle cose è questo e in queste tane ci passa un po' di tutto. Poi, si capisce, ogni tanto scoperchiano qualche bordello dove le visite sono più organizzate, dove la situazione appare più strutturata, ma il prato basso delle visitine singole, delle prestazioni occasionali resta intatto. Discorso diverso lungo il tratto di Statale Adriatica all'altezza delle Fratte, che segna un po' il confine tra l'elpidiense ancora Fermano e il Civitanovese che, passato il fiume Chienti, rifluisce nel Maceratese. Qui già al tramonto si possono scegliere professioniste/i del sesso per tutti i gusti e di esotiche provenienze.

Prostitute sulla statale Adriatica.

Tutto gravita attorno al quartiere perduto di Lido 3 Archi che doveva essere l'appendice marittima di Fermo ma dagli Anni 80, a seguito di una speculazione edilizia abortita, s'è risolto in un ricettacolo di destini senza futuro, prima dal Sud Italia, con pentiti, soggetti a soggiorno obbligato e boss di piccolo e medio calibro che sviluppavano le loro reti criminali, quindi, con la globalizzazione, dall'universo mondo. Se qualcuno vuole conoscere come funziona l'integrazione alla rovescia deve venire qui, passare i 3 archi che immettono nel mondo alla rovescia, per dire la coesistenza forzata di tutti con tutti, etnia contro etnia, la coabitazione impossibile e perenne di chi cerca di sopravvivere tra sopraffazione e collaborazione, fra la tolleranza dei traffici e le risse violentissime, a volte fatali. Qui le ragazzine o le veterane del mestiere soggiornano sulle loro seggioline a ogni ora, fin dal mattino, sotto i cartelli delle strade ironicamente intestate ai martiri civili, via Piersanti Mattarella, via Aldo Moro, via Walter Tobagi, e le ordinanze antiprostituzione dei prefetti si succedono come i prefetti, scorrono via o galleggiano e nessuno le prende sul serio.

IL MIRAGGIO DELLA RIQUALIFICAZIONE. Ogni tanto annunciano un censimento dei minialloggi, i termitai umani tra i grandi palazzoni decrepiti, poi non se ne sa più niente e tutto rimane paurosamente simile a certe periferie da incubo, tipo il Calvairate o Ponte Lambro a Milano. Ma forse l'anagrafe dei monolocali non serve perché si conosce tutto fin troppo bene. Adesso hanno annunciato un finanziamento da fonte governativa, 8 milioni per riqualificare la zona ma nessuno dice che non basta rimettere a nuovo i palazzoni o farne di nuovi se non si bonifica una situazione abitativa ingestibile e molti scuotono la testa: «Ancora con la storia della riqualificazione? Ma certo, qua diventerà Saint Tropez, come no». Qui, dove il posto dei vigili urbani chiuse praticamente senza mai aprire e da allora nessuno si è fidato perché è troppo pericoloso e le auto azzurre o blu degli sbirri arrivano in assetto dopo un regolamento di conti o l'ennesima faida. Gli investigatori ghignano amaro: «Ma che vuoi riqualificare se quando andiamo a fare una notifica non troviamo più nemmeno i nomi sui citofoni. Anzi, non si trovano più neanche i citofoni».

E guai a dire che c'è degrado, che bisogna ripulire, non te lo perdonano: questi sono i posti più belli del mondo

E bisogna capire anche loro, quel realismo che nasce da una ostilità diffusa, non è ben visto qui chi è zelante, guai a dire che c'è degrado, che bisogna ripulire, non te lo perdonano, questi sono i posti più belli del mondo. Sì, qualche accidente, qualche situazione difficile, ma senza farla lunga, sono i provocatori, i disfattisti che rompono, non certo i media locali che condividono l'idillio, tutti amici e chi amico non è può anche andarsene. «Perché non te ne torni da dove sei venuto», come usa dire qualche amministratore locale particolarmente illuminato.

LE LEGGENDE GIUDIZIARIE. Così emergono e s'inabissano, come un fiume carsico, certe leggende giudiziarie come l'indagine, che arranca da tre anni, su un presunto giro spennapolli, sorta di finanziaria di fatto nata in conseguenza di un affare immobiliare andato a catafascio, con impellente necessità di recuperare il paio di milioni fottuti. E allora si mettono insieme, dice la vulgata, qualche imprenditore e alcuni professionisti, coi contatti giusti, le ramificazioni che blindano tutto, perfino odor di massoneria, e hanno gioco facile, a mezzo anche di qualche filiale bancaria, nel convincere chi ha avuto un sinistro ad anticipare l'entità del risarcimento in cambio di interessi più alti, che ovviamente non vedranno mai insieme al capitale perduto. Roba che avrebbe rovinato già diversi poveretti, finiti miserabili, il cinismo che finora l'ha spuntata anche perché l'inchiesta, palleggiata con Ascoli, ritornata a Fermo, stenta a sbocciare.

I TRE GRADI DI SEPARAZIONE. Ma non preoccupatevi, il cielo è sereno, come cantava Lucio Dalla. Per dire che qui c'è il sole, il mare, la sana provincia dai valori intatti, delle cose genuine, dove tutti si danno del tu, gli eletti con gli elettori, tutti sono cresciuti insieme, i famosi sei gradi di separazione che uniscono, secondo una seducente teoria non confermata dalla realtà, qualsiasi essere umano sulla faccia della terra, qui si riducono a due, massimo tre. Poi vedi sui giornali le conferenze stampa in cui tutti si danno del tu, si chiamano dottore, sindaco, eccellenza e sorridi, che tenerezza l'amabile formalismo dell'informazione dove tutto è più genuino, più alla mano e alla luce del sole. Quasi tutto, quasi sempre.

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