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22 Ottobre Ott 2017 1800 22 ottobre 2017

Siria, le storie dei rifugiati in fuga dall'Africa

Sono 23 mila. Per metà arrivati da Sudan, Sud Sudan o Somalia. «Da noi la morte colpisce in modo casuale. Qui è "organizzata", puoi evitarla». Le testimonianze di Aya, Georges e Rosy a Lettera43.it.

  • Paolo Celi
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da Damasco

Sei anni di guerra civile in Siria hanno provocato quasi 7 milioni di rifugiati all’estero e circa 6 milioni di sfollati interni. Eppure il Paese dilaniato e insanguinato è il rifugio di altre comunità di rifugiati, che in Siria hanno trovato un rifugio sicuro, almeno rispetto agli orrori da cui fuggivano. «In Siria, la morte è organizzata, puoi evitarla. In Somalia no, colpisce in modo casuale, in qualsiasi momento e ovunque», dice Aya Farsh, che dal 2013 vive alla periferia di Damasco. L’Unhcr stima che attualmente circa 55 mila rifugiati stranieri vivono in Siria. Arrivano da Paesi in guerra in Medio Oriente e Africa. Il gruppo più numeroso è quello dei rifugiati iracheni, circa 31 mila, poi ci sono 1.500 afgani. Gli altri 23 mila arrivano da Sudan, Sud Sudan e Somalia.

LA FUGA DI AYA. Aya nel 2012 fuggì da Mogadiscio, dove le milizie islamiste avevano ucciso suo marito e uno dei suoi figli, e scelse di andare in Siria perché era un Paese dove poteva entrare senza visto: «Non voglio che i miei figli siano clandestini in qualche Stato forse migliore della Siria, ma che non vuole accoglierci. Qui c’è il rischio dei bombardamenti, ma tante regioni sono tranquille. In Somalia le milizie entrano nelle case, violentano e uccidono le donne quando vogliono». A differenza di Aya la maggior parte dei rifugiati in Siria era entrata nel Paese prima dello scoppio del conflitto.

Maryan è arrivata a Damasco da Baghdad nel 2007. La sua famiglia è scappata dall’Iraq dopo che il loro piccolo ristorante era stato fatto saltare in aria, perché il locale era frequentato anche dai militari statunitensi. «Quando hanno dato fuoco al ristorante, abbiamo capito che era la fine, che dovevamo scappare», racconta. «Mio fratello, mia sorella e io siamo andati via per primi, senza portare niente con noi. Eravamo a piedi nudi per non fare rumore». Arrivata in Siria ha trovato rifugio in una chiesa nel sobborgo di Damasco. Qui ha conosciuto Georges, un rifugiato del Sudan che sarebbe diventato suo marito.

DAL SUDAN ALLA SIRIA. Georges era arrivato in Siria nel 1999, in fuga dalla guerra civile del Sudan. Nel 2008 il Sud Sudan ha dichiarato l'indipendenza e lui si è ritrovato a essere cittadino di un nuovo Paese che il governo siriano non riconosce. Non può rinnovare i suoi documenti sudanesi ormai scaduti, ma non può neppure richiedere il passaporto Sud sudanese in Siria. «Nonostante la guerra e la paura quotidiana di vivere senza documenti stare qui è meglio che tornare nell’inferno del mio Paese. La Siria ormai è diventata parte di me, sono siriano e qui con Maryan sto costruendo la mia famiglia».

«LA SOMALIA FA PIÙ PAURA». Nella comunità cristiana della piccola chiesa c’è anche Rosy, che viene dalla Somalia. È arrivata in Siria nove anni fa e fino al 2012 viveva a Homs, una delle città più colpite dalla guerra. «Con la mia famiglia abbiamo subito la guerra in tutte le sue forme, assedi, bombardamenti e combattimenti, prima di riuscire ad arrivare a Damasco», dice. «Ma non abbiamo avuto la stessa paura che avevamo in Somalia, dove chiunque può essere macellato con un coltello anche a casa sua. Sogno solo di passare il resto della vita con i miei figli in un Paese dove non c’è la guerra».

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