15
3 Febbraio Feb 2018 1500 03 febbraio 2018

Tailandia: storia di Ploy, bambina strappata al traffico sessuale

Ha 10 anni. Abbandonata (per denaro) dal padre, ha subito abusi da sconosciuti che chiamava "nonni". Ora presenta disturbi del sonno e dell'apprendimento. E un'associazione italiana prova a ridarle il sorriso.

  • Natascia Aquilano
  • ...

da Pattaya

Dolore e paura. È quello che si legge negli occhi di Ploy, una bambina tailandese di 10 anni, mentre stringe a sé un coniglietto di peluche. Ospite da più di un anno e mezzo del Take Care Kids Shelter di Pattaya, un’associazione di volontariato e utilità sociale, la piccola ha alle spalle una storia traumatica. La madre è fuggita lasciandola col papà che, a sua volta, l’ha abbandonata, probabilmente per denaro, a degli estranei che Ploy chiamava nonni. Le carezze, però, hanno da subito lasciato il posto a maltrattamenti fisici e verbali e, stando ai referti medici, anche sessuali. A confermarlo, la diagnosi della psicologa che oggi la segue: «La bambina presenta un’evidente regressione. La sua età cronologica infatti, non coincide con quella mentale, ferma a tre anni. Presenta degli schemi comportamentali e cognitivi non adeguati alla sua età, come ad esempio salire le scale gradino per gradino, giocare con i bimbi di gran lunga più piccoli di lei e trattarli come bambole, o ancora il manifestarsi di enuresi notturna».

ISOLAMENTO E DISTURBI DEL SONNO. Ploy, infatti, indossa ancora il pannolino. Alla sua situazione, già di per sé drammatica, si aggiungono altri sintomi: disturbi del sonno, scarsa capacità di attenzione, di apprendimento e inadeguatezza a concentrarsi in attività apparentemente semplici. Non stupisce quindi che la piccola abbia un rallentamento nel rendimento scolastico, tanto da frequentare una scuola per bambini down perchè è quella che più si avvicina al suo quoziente intellettivo. Qui è in grado di stare al passo con con gli altri, senza sentirsi diversa dai suoi compagni. «L’isolamento caratterizza gran parte del suo tempo», spiega la psicologa, «governa un mondo tutto suo, in cui solo la paura non l’abbandona mai e che la porta in uno stato di allarme permanente. Allo stesso tempo e quasi paradossalmente, per ridurre e difendersi dalla sua angoscia, si dissocia dal mondo circostante. Si immobilizza e si irrigidisce cognitivamente e spesso anche fisicamente, come fosse congelata, o peggio, sotto anestesia emozionale».

Stando alle stime dell’Ecpat e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono circa 2,5 milioni i bambini vittime del traffico sessuale globale

Ploy non è l’unica bambina ad aver vissuto questo inferno. Nel suo Paese, la Tailandia, considerato da molti un paradiso terrestre, sono tanti i bambini che non hanno la possibilità di godere della loro infanzia. Anche se non ci sono dati ufficiali, stando alle stime recenti dell’Ecpat (End child prostitution pornography and trafficking) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono circa 2,5 milioni i bambini vittime del traffico sessuale globale. Uno su quattro è vittima di gravi abusi fisici e sessuali: il più delle volte i carnefici sono genitori e familiari. A registrare questo tipo di situazioni sono soprattutto i Paesi più instabili economicamente, come la Tailandia, da sempre associata a violenze e abusi su minori. Il governo di Bangkok però, non ha mai reso pubblici i dati esatti sui crimini che riguardano la pedofilia e la pedo-pornografia nel Paese. Ed è proprio in una città tailandese, Pattaya, che nel 2010 è nata la Take Care Kids Thailand Foundation.

UN PERCORSO LUNGO DUE ANNI. L’associazione di volontariato e utilità sociale, che sostiene e ospita bambini vittime di abusi, traffici illeciti e violenze, porta il nome di Giorgio Lusuardi. Giornalista italiano da sempre amante del Sud Est Asiatico, decise di intraprendere questa sfida: «Quello che stiamo facendo non è che una goccia nel mare, ma il mare, in fondo, è fatto di gocce», sono le sue parole. Dalla sua fondazione, la Take Care Kids Thailand Foundation ha "raccolto tante gocce", bambini ai quali ha cercato di restituire la speranza di una vita migliore, o semplicemente un sorriso. Non solo bambini, però. L’associazione si interessa anche a mamme single, disoccupate e in gravi condizioni economiche, con lo scopo di trovare loro un lavoro, e contemporaneamente si impegna nel dare un’istruzione ai loro figli, coprendo le spese scolastiche che ammontano a circa 250 euro annui a bambino. Questo tipo di supporto ha una durata massima di due anni.

UN APPROCCIO DIFFERENTE. Attualmente la Take Care Kids Thailand Foundation ospita otto mamme e 11 bambini. Oltre a loro ci sono altri 14 bimbi, soli al mondo o che alle spalle hanno genitori che non possono prendersi cura di loro perché tossicodipendenti, violenti, psicopatici o affetti dal virus dell’Hiv. La si può definire un’eccellenza italiana, a modo suo. E adotta un approccio agli antipodi rispetto alle strutture governative della Tailandia, dove i bambini vengono trattati unicamente con medicinali. Qui i più forti vengono educati a sostenere i più deboli. Si insegna loro a responsabilizzarsi. A riprendersi, giorno dopo giorno, quell’infanzia di cui sono stati privati.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso