Pirati Informatici Download 120210155802
FOCUS WEB 13 Febbraio Feb 2012 0800 13 febbraio 2012

Pirati, benefattori digitali

Gli esperti: il download può aiutare le aziende.

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L'industria musicale utilizza, da sempre, il canale pirata come strumento promozionale dei propri prodotti.

Gi stereotipi sono ammessi, certo. Ma forse, quando si parla di pirateria digitale, vale la pena andare un po' più a fondo. Parola di esperti. «Il tema deve scontare una grande ipocrisia». Così esordisce in un post del suo blog Frédéric Filloux direttore generale del consorzio francese ePresse che si occupa di assistere i media transalpini nella transizione verso il mercato elettronico. La tesi principale è che la pirateria faccia ormai parte dell’ecosistema digitale, in diversi modi.
PIRATERIA, MUSICA PER LA PROMOZIONE. Il primo esempio è quello dell’industria musicale che utilizza, da sempre, il canale pirata come strumento promozionale dei propri prodotti.
BigChampagne è una compagnia californiana che traccia con precisione il download di contenuti illegali e riesce a fornire dati attuali su quali sono i pezzi più di tendenza del momento: le industrie musicali pagano anche 40 mila dollari al mese per avere questi dati e capire quali pezzi spingere sulle radio.
GLI ARTISTI CONTRO LE MAJOR. Nel 2009 in Gran Bretagna si è formata la Featured artists coalition, composta da 140 artisti che chiedono alle major di smettere con le politiche punitive nei confronti della gente comune che scarica i loro brani, poichè i fan che scaricano musica non sono dei ladri (e promuovono i loro brani).
La tolleranza dei programmi piratati è stata ultimamente messa in pratica anche dall’industria del software. In molti casi, infatt,i chi ha scaricato versioni “craccate” di Photoshop, Dreamweaver o Autocad ha poi imparato ad usarlo e successivamente è passato a versioni originali durante la propria attività.
UN MARGINE DI TOLLERANZA. È opinione diffusa che Adobe e Quark abbiano fatto “galleggiare” le nuove versioni dei loro prodotti per diffondere il passaparola tra gli utenti creativi e il metodo ha funzionato. Ora è attivo un più efficiente sistema di versioni di test o di prova libera.

Se un pizzico di hackeraggio aiuta il mercato

La crisi della discografia non è stata allentata dai download digitali.

Anche l’industria editoriale sta affrontando, seppur in ritardo rispetto ad altri settori, il fenomeno della pirateria sugli eBook. Già due anni fa Ana Maria Allessi di Harper Media sembrava avere un pensiero coerente: «Dobbiamo vigilare, ma è semplicemente molto più attrattivo rendere migliore la tecnologia legale. La tecnologia degli ebook reader offre talmente tanti vantaggi sia al lettore, sia all’editore, che i soldi persi attraverso la pirateria potrebbero essere un male necessario».
IL 24% DEL TRAFFICO SU BANDA È PIRATA. Ma quanto pesa la pirateria oggi? Envisional, azienda specializzata nel monitoraggio delle frodi, ha presentato il suo studio sullo stato della pirateria digitale all’ultimo Ces, la più grande fiera al mondo dell'elettronica di consumo che ogni anni si tiene a Las Vegas.
IL BUCO NERO DEI BIT TORRENT. Il dato principale riguarda il consumo mondiale di banda: ben il 24% rappresenta contenuti piratati. La fetta più grande è quella dei Bit Torrent (un protocollo utilizzato per la condivisione di file): pesa circa per il 40% del contenuto illegittimo in Europa e per il 20% negli Stati Uniti.
500 MILA VISITATORI UNICI AL MESE. In tutto il mondo, BitTorrent si aggiudica 250 milioni di utenti unici al mese. Al secondo posto troviamo i cosiddetti “cyberlocker” (5% della banda globale), ovvero siti specializzati nel deposito di file di grandi dimensioni, tra i quali il famigerato MegaUpload chiuso poco tempo fa dall’Fbi. Tutti insieme raggranellano 500 milioni di visitatori unici al mese: l'intera industria dei giornali Usa riceve solo 110 milioni visitatori unici al mese. Sull'ultimo gradino del podio lo streaming illegale di video: 1,4% della larghezza di banda globale.
CONDIVIDERE NON È SEMPRE RUBARE. Recentemente si è sviluppato un dibattito sull'Economist tra Jeff Jarvis (professore di giornalismo alla City University di New York) e Andrew Keen (net-imprenditore californiano). Jarvis sostiene la seguente tesi: «Non condividiamo perché siamo pazzi, cattivi o ubriachi. Condividiamo perché, alla fine, la tecnologia ci consente di farlo e noi ne traiamo benefici». Se ci si pensa bene è pure banale: è come dire che l'acqua occupa tutti gli spazi possibili nel contenitore in cui è posta. Ovvero una volta che la tecnologia mette a disposizione degli strumenti la gente li usa. In poche parole sta al sistema (alla società, alla nostra cultura) aggiornarsi per comprendere il nuovo paradigma, non il contrario.

Creare offerte alternative: una buona medicina

Un’inchiesta del Mirror del 2009 aveva dimostrato che le perdite economiche dell'industria musicale inglese sono da ricondurre più alle spese legali che alle perdite di entrate supposte.

Sempre secondo Filloux, ci sono tre modi per combattere la pirateria: fare infinite azioni legali, bloccare l'accesso internet ai pirati o creare offerte legittime alternative.
La strategia del «fagli causa finchè non muore», tipica degli Usa, non sta ottenendo risultati (a parte enormi spese legali) a causa della natura decentralizzata di internet: non ci sono server centrali che ospitano i Bit Torrent ed esistono Paesi tolleranti dove si appoggiano i cyberlocker (il meccanismo di scambio di file, ndr).
TROPPI COSTI PER LE SPESE LEGALI. Già un’inchiesta del Mirror del 2009 aveva dimostrato che le perdite economiche dell'industria musicale inglese sono da ricondurre più alle spese legali che alle perdite di entrate supposte. Inoltre sappiamo che in questi casi la guerra si sposta sul terreno tecnologico: gli utenti trovano sempre le contromisure per non essere colpiti dalla norma.
Nemmeno le leggi che bloccano l’accesso come l’Hadopi francese, Sopa/Pipa statunitense o le varie proposte italiane (ultimo l’emendamento Fava) funzionano.
LEGGI INEFFICIENTI E ANTIDEMOCRATICHE. La prima ha dimostrato di essere “bucabile”, mentre le altre sono scritte male, inefficenti nonché osteggiate dall’opinione pubblica.
Infine l'evoluzione dei diritti civili va in senso contrario: ci sono provider che hanno dichiarato la disconnessione una violazione della democrazia mentre in alcuni Paesi l’accesso a internet è stato dichiarato un diritto umano come auspicato dall’Onu fin dal Word summit on the information society del 2003.
Un dato del rapporto conferma che la strada giusta potrebbe essere la terza. Se in Europa il maggior consumatore di banda è Bit Torrent con il 28,9%, negli Usa si tratta invece di NetFlix (un servizio legale per lo streaming di film e serie tivù), con una quota del 29%.
PRESENTARE ALTERNATIVE COMMERCIALI. Queste statistiche offrono una prova convincente che la creazione di alternative commerciali legittime sia un buon modo per contenere la pirateria. La scelta tra contenuti regolari o pirata sta nella combinazione tra facilità d'uso, prezzi e disponibilità dei contenuti in un determinato mercato. Servizi come iTunes per la musica, Netflix per i video o Kindle per i libri vanno insomma nella giusta direzione.
Una argomentazione condivisa anche da Kim Davis, responsabile della comunità di Internet Evolution, iniziativa di Ibm per studiare il futuro della Rete. La conclusione di Filloux è scioccante: «Vorrei che ci fossero questi servizi sbloccati e meno costosi in tutto il mondo. Nel frattempo, continuo a tenere Vuze Bit Torrent sul mio computer. Per ogni evenienza».

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