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AMBIENTE 12 Luglio Lug 2012 1300 12 luglio 2012

Nucleare, Francia con l'ansia rifiuti

Secondo un rapporto dell'Andra le scorie radioattive prodotte nel Paese fino al 2010 sono 1,3 mln di metri cubi.

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da Parigi

Secondo il rapporto dell'Andra in Francia sono stati prodotti 1,3 milioni di metri cubi di rifiuti tossici fino al 2010.

La questione dell'energia nucleare, in Francia, è ormai da anni al centro delle preoccupazioni dell'opinione pubblica, dei media e della politica. Fino a tempi recentissimi, però, non era ben visto chi si dichiarava apertamente contrario all'uso dell'energia atomica: per i francesi il nucleare possiede vantaggi innegabili. Almeno due: il basso costo d'acquisto per il consumatore finale e l'indipendenza del paese rispetto agli altri grandi produttori.
HOLLANDE CONTRARIO ALL'ATOMO. Per la prima volta dalla fine del secondo conflitto mondiale, un presidente della Repubblica ha deciso di oltrepassare il tabù del nucleare dichiarando, durante l'ultima campagna elettorale, che sarebbe opportuno ridurre la percentuale di energia prodotta con la tecnologia dell'atomo. François Hollande si è scontrato su questo punto sia con la destra sia con il suo stesso schieramento e, soprattutto, con una lobby molto agguerrita e potentissima.
TEMA SCOTTANTE E POCO COMPRESO. La discussione su questa tematica scottante è potenzialmente infinita, come sempre d'altronde quando vengono trattati problemi relativi alla tecnologia. Non tutti gli attori sono capaci di comprendere appieno la posta in gioco, da una parte perché la materia è squisitamente tecnica e dall'altra perché non si è ad oggi in grado di prevedere con precisione l'evoluzione tecnica dei prossimi decenni. La politica, quindi, deve fare i conti con stime, proiezioni e scenari: prendere decisioni chiare e irrevocabili, in queste condizioni, è cosa tutt'altro che scontata. Tuttavia gli specialisti hanno individuato alcune problematiche più rilevanti.
I parlamentari di palazzo Bourbon, poi, sono tradizionalmente attenti a due aspetti fondamentali: la sicurezza e i costi elevatissimi che devono essere sostenuti dal paese per il potenziamento e il mantenimento del suo sistema di produzione e distribuzione dell'energia nucleare.
I RIFIUTI NUCLEARI SONO 1,3 MLN DI METRI CUBI. Un altro punto nero è rappresentato dalle scorie radioattive altamente tossiche che derivano dal processo produttivo. Secondo una relazione dell'Andra (Agenzia nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi) diramata l'11 luglio i rifiuti nucleari prodotti in Francia fino al 2010 sarebbero più di 1,3 milioni di metri cubi: una cifra che ha fatto rabbrividire la fazione ecologista ma anche buona parte dell'opinione pubblica. Come se non bastasse, l'autorità responsabile del trattamento delle scorie ha reso pubblico uno studio nel quale si prevedono gli effetti di un abbandono progressivo dell'atomo in Francia, e i risultati sono a dir poco sorprendenti.

Se l'energia nucleare prodotta cala al 50% i rifiuti tossici salgono di 90 mila metri cubi

Il presidente Hollande all periscopio del «Terrible», il più moderno sottomarino nucleare francese.

Se la produzione rimanesse uguale nei prossimi vent'anni, ci sarebbero 10 mila metri cubi in più di rifiuti a vita lunga da seppellire. Un dato da paragonare alle stime realizzate per lo scenario ipotizzato da Hollande: la riduzione della percentuale di energia prodotta con le centrali dal 75% al 50% nel 2025 porterebbe a un incremento delle scorie radioattive a vita lunga del 900%, pari cioè a 90 mila metri cubi.
MATERIALI STOCCATI ANZICHÈ RIUTILIZZATI. La diminuzione del ricorso all'atomo porterebbe un aumento delle scorie radioattive poiché i materiali, anziché essere nuovamente immessi nel ciclo produttivo, verrebbero direttamente stoccati. La proiezione, ovviamente, rimane tale, poiché con valori diversi per le variabili prese in considerazione si arriva a un numero più contenuto (30 mila metri cubi), ma l'effetto psicologico è lo stesso: editorialisti e politici si sono interrogati sulle implicazioni in termini di costi di questa nuova informazione.
FINO A 35 MLD DI EURO PER IL CENTRO IN PROFONDITÀ. Intanto è guerra sui numeri tra l'agenzia e l'operatore nazionale dell'energia francese Edf. Sono filtrate alcune indiscrezioni sul prezzo totale che lo Stato dovrà pagare per la costruzione del centro in profondità, ma le cifre spaziano da 15 miliardi (prima proiezione) a 35 miliardi di euro, secondo le stime più pessimiste. La vita utile del sito è stimata in un secolo, dopodiché verranno chiusi i battenti dell'area di stoccaggio e le scorie vi rimarranno imprigionate per diversi secoli.
«Qualunque cosa avvenga, saremo pronti per il 2025», ha dichiarato la direttrice generale dell'agenzia dei rifiuti nucleari. «Questo lavoro di calcolo è delicato, ma riusciremo a finire il centro in tempo a prescindere dalla politica energetica della Francia».

Maggiore attenzione alle metodologie di smaltimento delle scorie

L'impianto nucleare di Penly.

In questo contesto, il paese ha deciso di prendere le proprie responsabilità in materia di gestione delle scorie. Le buone prassi oggi in vigore non sono sempre state adottate: come ha notato Le Monde, fino al 1983 la Francia era solita riversare i propri rifiuti nell'oceano Atlantico, come d'altronde un insieme di altri paesi europei tra i quali anche l'Italia.
SCARTI POCO NOCIVI. Ma gli esperti hanno ricordato che la maggior parte degli scarti del sistema produttivo francese sono scorie a bassa o media radioattività, meno pericolose per l'ambiente e per l'uomo, più veloci e facili da smaltire e da conservare, come ha sottolineato Le Nouvel Observateur.
Anche se ci sono ancora oggi più di 40 siti contaminati in Francia, come ha analizzato Libération, la loro radioattività non è da attribuire alla produzione di energia bensì alla commercializzazione del radio, minerale il cui uso medico venne approfondito dal premio Nobel Marie Curie e che suscitava un vero e proprio entusiasmo di massa all'inizio del secolo scorso.

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