Antonio Alì 130930174631
DIBATTITO 1 Ottobre Ott 2013 0800 01 ottobre 2013

La legge sui parchi fa litigare le associazioni ambientaliste

Ddl D'Alì, tutti contro Legambiente.

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Antonio D'Alì.

Se dovesse essere approvato, il disegno di legge D'Alì (dal nome del senatore Pdl che l'ha presentato la prima volta), permetterebbe di costruire all'interno dei parchi italiani, al momento protetti come riserve ecologiche e naturali, in cambio di qualche compensazione.
Il testo, di cui è stata votata l'urgenza il 10 settembre 2013, è ancora nella sua fase propositiva e non è stato ancora definito un calendario di discussione preciso. Ma la richiesta di urgenza ha fatto suonare il campanello d'allarme a più di un'associazione ambientalista.
La legge quadro sulle aree protette, la 398/91, infatti è oggetto di attenzione da parte della Commissione Ambiente già da diverso tempo. Con l'urgenza il disegno di legge intraprende un percorso speciale, non ordinario, che prevede una votazione in Senato, prima di tornare alla Camera.
TUTTI CONTRO LEGAMBIENTE. Mentre Legambiente non si scompone, le altre associazioni ambientaliste - Wwf, Fai, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, Cts, ProNatura e Touring Club Italiano - parlano apertamente di un attacco alla sovranità dei parchi e di un'apertura al loro sfregio. «Il disegno di legge che il Senato vuole approvare con urgenza allontana i parchi italiani dalla conservazione della natura», hanno scritto in un comunicato congiunto. E su Internet è scoppiato il dibattito tra Legambiente e il fronte del 'no'.
IL DIBATTITO TRA INTERNET E AULA. Antonio Nicoletti, referente di Legambiente Parchi, ha spiegato: «Noi crediamo che dopo 20 anni di legge quadro ci voglia una manutenzione, perlomeno la auspichiamo». Prima di rincarare la dose: «A me non interessa tutto quello che scrivono su Internet. Il dibattito si fa nelle sedi stabilite dalla legge. Noi vogliamo che si arrivi a una discussione perché anche per noi ci sono aspetti non soddisfacenti».
Piccata la risposta di Elio Tompetrini, presidente dell'Associazione Nazionale Personale Aree Protette 394, che a Lettera43.it ha dichiarato: «L'alternativa c'era e si chiama Conferenza: un incontro tra le maggiori associazioni come si è fatta già in due occasioni per discutere e ridisegnare gli aspetti per una nuova proposta di legge. Quello lanciato con l'urgenza ci sembra un ultimatum che difficilmente potrà portare a un dialogo sereno che tenga conto di tutti gli aspetti».

Legambiente si difende: «L'urgenza? Non l'abbiamo chiesta noi»

Una veduta del Parco del Ticino.

Di tutt'altro parere Nicoletti: «Quello dell'urgenza è un meccanismo che si è più volte usato anche in tema di giustizia. Ogni volta che si cambia legislatura, il nuovo parlamento ha tempo sei mesi per riprendere vecchi ordinamenti: in questo caso non si voleva buttare via il lavoro fatto fino ad allora».
La procedura d'urgenza «non l'abbiamo chiesta noi di Legambiente. E poi non vuol dire che non si possa discuterne. Noi ad esempio vogliamo che si ritorni a parlare della dimensione comunitaria dei parchi, in modo da potenziare l'approccio federalista del progetto che era stato presentato nel 1991».
Ma prima del federalismo il nodo da risolvere, che rischia di mettere tutti gli altri buoni propositi in ombra, è quello delle compensazioni a nuove costruzioni, royalties come le hanno descritte le associazioni: «Al momento, come è logico che sia, non si può costruire all'interno dei parchi protetti», ha detto Trompetrini. «Inserendo un meccanismo di compensazioni monetarie in cambio di costruzioni con impatto ambientale si dà il via alla costruzione nei parchi. Una cosa inaccettabile».
GLI ASPETTI CRITICI DEL DDL. E mentre si attende di sapere quando e come partecipare alla discussione sul disegno di legge, seguono altre preoccupazioni a riguardo. Dalla proposta di eliminare la distinzione tra attività venatoria e controllo della fauna selvatica al metodo di designazione dei vertici. Le associazioni scrivono: «Verrebbero rivisti gli equilibri tra coloro che rappresentano negli enti di gestione interessi nazionali generali e chi rappresenta interessi particolari e privati».
UN PROBLEMA DI TRASPARENZA. Ma cosa significa in parole povere? «L'attuale designazione vede una maggioranza preponderante di figure designate dai ministeri e da alcune grandi associazioni in modo poco trasparente», ha spiegato Tompetrini. «Per esempio si vuole andare ad aggiungere un referente nei parchi che rappresenti Coldiretti. Sia chiaro: non ho nulla contro le associazioni, ci mancherebbe. Però allo stesso modo altre associazioni, esempio quelle di turismo, potrebbero rivendicare a loro volta il diritto di partecipare nel direttivo dei parchi».
Secondo il presidente dell'Associazione Nazionale Personale Aree Protette 394, invece, la soluzione migliore è un'altra: «Bisognerebbe creare una consulta delle associazioni esterna a sostegno di direttivi indicati dal ministero in modo chiaro e trasparente. Ma di riformare questo aspetto nel disegno di legge non ce n'è traccia».

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