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TECNOLOGIA 2 Luglio Lug 2014 0856 02 luglio 2014

Xiaomi, il rivale di Apple arriva da Pechino

Chi è il gigante cinese che insidia Cupertino.

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Il logo di Xiaomi.

Quattro anni fa era solamente una start-up fondata da sette ingegneri informatici 40enni e una sede nel distretto delle aziende tecnologiche poco fuori Pechino.
Oggi è un gigante della telefonia che si prepara a conquistare l'Europa. Deciso a farsi conoscere anche da chi non ha ancora sentito pronunciare il suo nome.
SUPERATO CUPERTINO NELLE VENDITE. Stiamo parlando di Xiaomi, azienda cinese costruttrice di telefonini che già in molti hanno definito l'Apple di Pechino.
Il motivo? In pochi anni ha superato il gigante di Cupertino nelle vendite. E ora sta diventando un temibile rivale, alla stregua di Samsung.
Uno dei fondatori di Xiaomi, Lin Bin, ha adattato il sistema Android di Google agli smartphone del gruppo e con in mano un prodotto di qualità è riuscito a 'conquistare' anche fornitori istituzionali: il gigante taiwanese dell'assemblaggio Foxconn, che da sempre lavora al soldo di Apple, ma anche Qualcomm, azienda californiana produttrice di chipset per telefonini che vende le sue tecnologie a realtà come Samsung.
COSTO DIMEZZATO RISPETTO ALL'IPHONE. Nel secondo trimestre del 2013 Xiaomi ha infatti superato le vendite di Apple in Cina, seppure di poco: 4,4 miloni di telefonini venduti contro i 4,3 di Cupertino. Alla base del successo c'è una politica di prezzi accattivante: il suo Mi-3 (smartphone Android di ultima generazione) costa meno della metà di un iPhone5. A questo si aggiunge un modello di business ancora poco esplorato dai giganti della telefonia mondiale: l'e-commerce.
Per questo l'azienda sembra molto più simile a realtà come Amazon che ai giganti della telefonia come Samsung o Apple.

Il boom nel 2013: 100 mila smartphone acquistati in meno di 90 secondi

Un'immagine del Mi-3 lo smartphone di punta di Xiaomi.

Che internet fosse una strada dorata da percorrere per Xiaomi lo si era capito già nel 2013, quando l'azienda lanciò il suo Mi-3: nell'ottobre di quell'anno ai cinesi erano bastati meno di 90 secondi per acquistare direttamente online 100 mila smartphone, facendo subito il tutto esaurito.
3,6 MILIONI DI DOLLARI PER MI.COM. In effetti Xiaomi non è solo un produttore di smartphone - che vende online - ma ha addirittura pagato 3,6 milioni di dollari per il dominio Mi.com, da cui è nato 'Mi', un portale di e-commerce che in pochissimo tempo è diventato un vero e proprio punto di riferimento. E che promette di rivoluzionare l'intero mercato della telefonia grazie alla community che anima il sito.
Oggi Xiaomi non soddisfa tutti gli ordini che le arrivano. Un po' come fa la rivale Apple per costruire il mito del produttore d'elite, un po' per continuare a creare l'attesa fra i consumatori. Che dopo aver provato i suoi smartphone paiono essere tutti conquistati dal 'made in China'.
A questo si aggiunge il fatto che l'azienda ha iniziato a investire in eventi (anche solo online) in occasione del lancio di nuovi prodotti.
INVESTIRE SU LOGISTICA E POST-VENDITA. Secondo Lei Jun, fondatore e Ceo di Xiaomi l'e-commerce è la strategia vincente da perseguire: meglio vendere esclusivamente via Internet ma investire di più su logistica e servizi di post-vendita un po' come fanno realtà come Amazon.
In questo modo il prodotto venduto diventa parte di un ecosistema più grande, capace di attirare e conquistare il pubblico grazie a una rete di servizi aggiuntivi.
Un esempio su tutti: in Xiaomi 3 mila dipendenti si dedicano all'area del post vendita e in un'ora l'azienda è in grado di far sapere agli utenti se - e perché - il proprio smartphone è guasto, per poi procedere con la riparazione.
Un modello economico finora poco esplorato ma che sta già fornendo i giusti risultati: nel 2013 l'azienda ha venduto 9 milioni di dispositivi e ha portato a casa più di 5 miliardi di dollari di fatturato facendo registrare percentuali di crescita da record.
100 MLN DI SMARTPHONE NEL 2015. Il prossimo obiettivo è raggiungere i 100 milioni di smartphone venduti nel 2015.
Nel frattempo Xiaomi, invece di investire (e sperperare) in marketing e pubblicità, ha deciso di destinare quasi tutta la sua fortuna al reparto produzione. Un po' per continuare a puntare sulla qualità dei suoi prodotti, considerati da tutti molto elevata.
Un po', forse, per sfatare il mito negativo del 'made in China'.

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