Maltempo Trevigiano 140803085557
LA SCHEDA 3 Agosto Ago 2014 1752 03 agosto 2014

Maltempo, bombe d'acqua: cosa sono e come nascono

Si verificano con forti piogge su un territorio già alluvionato. E sono peggiorate dal consumo del suolo.

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Refrontolo (Treviso): un'auto in un fiume dopo la bomba d'acqua.

Nuvole molto alte e piene d'acqua che racchiudono tanta più energia quanto più è alto lo sbalzo di temperatura fra l'aria calda che si innalza dal mare e quella in quota che le fa formare. Ed è la quantità di questa energia che deve sprigionarsi a provocare più di un temporale nella stessa zona dando così origine a una 'bomba d'acqua'.
PIOVE SUL BAGNATO. È così che gli esperti ne sintetizzano la formazione e con il nome 'bomba' spiegano anche gli effetti devastanti sul territorio, con morti e feriti come accaduto nel trevigiano. Il vice presidente del Consiglio nazionale dei geologi, Vittorio D'Oriano ha spiegato che «una quantità di acqua spropositata che diventa molto più pericolosa quando piove in zone dove è già piovuto, dove quindi il suolo è saturo e forma una copertura impermeabile che fa defluire l'acqua come un ruscello». Quindi in presenza di ostruzioni e detriti «questa non può avere un regolare deflusso e nelle zone più basse l'acqua viene convogliata da fossi e fa esondare i fiumi».
«PUNTARE SULLA PREVENZIONE». Come già sottolineato dal Corpo forestale dello Stato è sulla prevenzione che bisogna puntare, secondo D'Oriano, «anche se gli effetti si possono ottenere nell'arco di 5-7 anni». Occorre partire, quindi, da «un attento monitoraggio del territorio per individuare i punti a rischio», passare poi a «una manutenzione periodica di fossi e fiumi molto più frequente di quella fatta sinora, eliminando strozzature, e pensare ad una vera programmazione urbanistica, rispettando la vocazione naturale del territorio ed evitando le aree più esposte a rischio e il consumo di suolo».
«NON SI FA NULLA PER EVITARE LE EMERGENZE». Nonostante siano interventi «semplici», ha detto il geologo, «l'operatività in tempo di ‘pace’ è quasi sconosciuta, si interviene quasi sempre solo in emergenza». Individuare i punti critici ed eliminare strozzature e detriti, che potrebbero ostruire il deflusso dell'acqua, è dunque il primo passo preventivo da fare con maggiore frequenza.
Il monitoraggio non deve essere solo geografico «ma deve considerare anche la struttura geologica», ha rilevato D'Oriano ricordando che «in Parlamento si sta discutendo della trasformazione dell'Autorità di bacino in Autorità di distretto, preposta al controllo di alluvioni e dissesto con una competenza su un territorio più ampio ma che penalizza l'efficacia».
«SVILUPPO URBANISTICO CHE NON CONSUMI IL SUOLO». Poi bisogna «impostare una programmazione dello sviluppo urbanistico che non c'è, con delle priorità che riguardino le aree più pericolose», ha osservato D'Oriano. Bisogna rafforzare la conservazione del suolo, «rispettando la vocazione naturale del territorio e valutando i rischi, senza saturare le pianure dove anche l'agricoltura va sparendo; insomma non bisogna costruire dove non si può». Parlando della «nuova legge urbanistica presentata due settimane fa che aggiornerebbe quella del marzo del 1942», D'Oriano la definisce «condivisibile all'80-90% ma è carente laddove non precisa che bisogna privilegiare il non consumo di suolo. Bisogna invece poter decidere di demolire e ricostruire edifici anche in città e mettere fine alle speculazioni».

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