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TECNOLOGIA 25 Agosto Ago 2014 1801 25 agosto 2014

Usa, arriva Google dei robot

È un super-cervello che impara sa Internet per interagire con gli umani.

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Ricostruzione di un ambiente umano alla luce delle informazioni ricavate da Internet e tradotte in un linguaggio accessibile ai robot (fonte: Robot Learning Lab, Cornell University).

Un miliardo di immagini, 120 mila video di YouTube e 100 milioni di manuali: una sorta di 'super-cervello' sta scaricando dalla Rete una straordinaria quantità di informazioni. Di cosa si tratta? Sta nascendo il Google dei robot e ad alimentarlo è Internet.
Tutto viene analizzato e 'tradotto' in un linguaggio accessibile ai robot perchè abbiamo a disposizione una miniera di informazioni dalla quale imparare a conoscere il mondo degli uomini. Il progetto, che adesso ha un sito web (http://robobrain.me) si chiama Robo Brain, è coordinato dall'americana Cornell University e vi collaborano le università di Stanford e Berkeley, insieme alla Brown University.
«OSSERVO GLI UMANI CON I SENSORI». «Osservo gli umani con i miei sensori e imparo cose interagendo con loro», dichiara sul suo sito Robo Brain, rappresentato come un cervello stilizzato con una faccia quadrata che ricorda quella di un automa. «Imparo concetti cercando su Internet», prosegue, «e posso interpretare i test del linguaggio naturale, immagini e video».
L'idea di offrire ai robot un magazzino di conoscenze alle quali attingere per convivere con gli umani è nata pensando a che cosa potrà accadere in un futuro, probabilmente non lontanissimo, nei quali la presenza di un robot nelle case, così come negli uffici o nelle fabbriche, sarà diventata 'familiare'.
INSEGNARE AI ROBOT. Così il gruppo di ricerca coordinato da Ashutosh Saxena, ha deciso che la strategia migliore sia insegnare ai robot di tutto sul mondo degli umani: a partire dalle cose più semplici, come trovare un mazzetto di chiavi, servire una bevanda, sparecchiare, fino alle buone maniere, come non interrompere una conversazione fra due persone. «I nostri computer e i telefonini hanno accesso a tutte le informazioni che vogliamo. Allo stesso modo, se in futuro un robot si imbatterà in una situazione che non conosce potrà chiedere aiuto a Robo Brain», osserva Saxena. Per esempio, se un robot vede una tazza di caffè, può imparare da Robo Brain che si tratta di un contenitore nel quale un liquido può essere versato fuori o dentro, che può essere afferrato con le mani, trasportandolo con l'apertura verso l'alto quando è pieno. Tutte queste informazioni sono tradotte in una rete logica fatta di punti collegati fra loro da linee, in una struttura a grappolo, secondo una struttura non deterministica nota ai matematici come modello di Markov.

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