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CURIOSITÀ 27 Agosto Ago 2014 1600 27 agosto 2014

Social network innescano spirale del silenzio

Per molti è meglio dire la propria sul web.

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Il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg.

Dire la propria? Meglio farlo sui social network che nella vita reale.
Secondo lo studio 'I social media e la spirale del silenzio' del Pew Research Center. La 'spirale del silenzio', teorizzata dalla sociologa tedesca Elisabeth Noelle-Neumann nel 1974, la probabilità che chi usa regolarmente Facebook condivida la propria opinione nella vita reale è circa la metà rispetto a chi non frequenta i social network.
CONDIVISIZIONE OPINIONI CON AMICI CON LE STESSE IDEE. Inoltre gli utenti che su Facebook credono di avere amici d'accordo con le loro opinioni hanno una predisposizione doppia a condividere online il proprio pensiero rispetto a quelli che ritengono di pensarla diversamente dai propri contatti.
Lo studio descrive la tendenza di una persona a non parlare di questioni politiche se ritiene che i suoi interlocutori, dai familiari agli amici ai colleghi di lavoro, la pensino in modo diverso dal suo.
INTERVISTA SU 1800 PERSONE. I ricercatori hanno testato questa teoria sui social network, per vedere se il mondo delle relazioni virtuali offrisse uno spazio a chi ha opinioni minoritarie.
Per farlo, hanno intervistato 1.800 statunitensi sul Datagate, un caso che, secondo uno studio precedente del Pew, ha diviso a metà l'opinione pubblica Usa.
Stando ai risultati, l'86% degli americani è disposto a discutere del Datagate nella vita reale, ma solo il 42% è disposto a farlo su Facebook e Twitter.
Del 14% che non ne parlerebbe di persona, solo lo 0,3% lo farebbe sui social, che quindi non rappresentano una piattaforma di discussione alternativa per chi non vuole confrontarsi in un faccia a faccia.
MEGLIO ONLINE CHE DI PERSONA. Sempre secondo lo studio, chi usa Facebook e Twitter più volte al giorno è anche meno propenso a condividere le proprie opinioni offline, soprattutto se pensa che gli amici e i follower virtuali abbiano un pensiero diverso dal suo.
Secondo i ricercatori, «questo suggerisce che la spirale del silenzio potrebbe propagarsi dai contesti virtuali a quelli reali».
Ma può anche significare che «l'ampia consapevolezza che gli utenti dei social hanno delle proprie reti li rende più restii a parlare perché sono particolarmente sintonizzati sulle opinioni di chi li circonda».

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