Parola Telepatia Deriva 140909160249
SCIENZA 9 Settembre Set 2014 1557 09 settembre 2014

La telepatia hi tech è realtà

Comunicazione con l'invio di impulsi.

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La parola telepatia deriva dal greco tèle (lontano) e pàtheia (sentimento).

Comunicare con il pensiero. Riuscire a usare le capacità più nascoste del cervello umano per parlarsi senza avere contatti: né con il linguaggio né con i gesti, né con lo sguardo né con il tatto. È il sogno di qualunque scienziato.
Un ricercatore dell'università di Strasburgo, Michel Berg, ha dimostrato che la telepatia - perlomeno quella supportata dalla tecnologia - non è più fantascienza. Benda sugli occhi e tappi nelle orecchie, si è messo a pensare a una parola seduto nel suo laboratorio francese. A circa 5 mila chilometri di distanza, Alejandro Riera, ricercatore spagnolo che lavora nella città indiana di Kerala, ha fatto lo stesso, con un cappello a tenuta ermetica calato sulla testa.
COMUNICAZIONE BRAIN-TO-BRAIN. I due uomini sono riusciti a scambiarsi un messaggio. Un messaggio molto semplice ma al tempo stesso molto speciale, comunicato senza usare nessuno dei cinque sensi propri degli esseri umani. Un messaggio definito dalla scienza «comunicazione consapevole cercello-a-cervello», brain-to-brain. Che dopo essere stata immaginata solo nei film di fantascienza ha assunto una dignità scientifica coronata dalla pubblicazione su PlusOne, una delle più importanti riviste accademiche del mondo.
LA TRASMISSIONE DEI SEGNALI CEREBRALI. Ma cosa si sono detti i due scienziati? Nulla di speciale: «Hola», in spagnolo, al quale è seguito un «ciao» in italiano. Eppure queste due semplici parole potrebbero rappresentare una pietra miliare nel mondo scientifico, perché sono state scambiate collegando i cervelli di quattro persone – una in Francia e tre in India – attraverso internet, ma senza alcun rapporto diretto.
L’esperimento è stato realizzato utilizzando un casco dotato di elettrodi che, dopo aver registrato i segnali cerebrali di una persona, li trasmette a un computer. Questo, dopo aver convertito i segnali in codice binario, a sua volta li invia via web a un altro pc. Il quale li traduce in impulsi luminosi e li invia al caschetto della persona ricevente.

Due esperimenti di successo già nel 2013

Andrea Stocco, assistente professore di Psicologia.

Non è la prima volta che l'uomo cerca di comunicare con la semplice forza del pensiero. Solo lo scorso anno, un gruppo di neurobiologi dell’università di Duke nella Carolina del Nord (Stati Uniti) era riuscito a trasmettere una serie informazioni tra due ratti tramite una forma di telepatia. Un animale si trovava in Brasile, l'altro negli Usa. E la comunicazione avvenne con successo.
Sempre nel corso del 2013, all'università di Washington, Rajesh Rao, professore di Ingegneria informatica, era riuscito a inviare un comando al cervello del collega Andrea Stocco, assistente professore di Psicologia.
I PRIMI TENTATIVI NEL 1825. Insomma, l'uomo, da sempre affascinato dalla telepatia, finalmente è riuscito a dimostrarne l'esistenza. E lo ha fatto dopo quasi due secoli di tentativi. Il primo esperimento scientifico in questo campo risale, infatti, a un periodo compreso fra il 1825 e il 1830. Lo studio si basava sull'osservazione di alcune persone sotto ipnosi, capaci di percepire pensieri di altri senza la mediazione dei cinque sensi.
Fu necessario aspettare però il 1857 perché William Barrett, professore dell'Università di Dublino, dimostrasse che la trasmissione del pensiero è un fenomeno indipendente dall'ipnosi.
L'IMPORTANZA DELLA TECNOLOGIA. Le prime prove di trasmissioni telepatiche a distanza furono realizzate, invece, da F.L. Usher e F.B. Burt nel 1907: le comunicazioni avvennero prima fra Bristol e Londra, poi fra la capitale inglese e Praga.
Fra successi e fallimenti, la storia della scienza è piena di esperimenti in questo campo. Ma solo la tecnologia più recente - con l'ausilio di internet, dei computer e degli elettrodi – è riuscita nell'impresa di renderla davvero possibile. Forse è ancora presto per immaginare un futuro nel quale basterà guardarsi per comunicare. Ma un primo, fondamentale, passo è stato compiuto nelle lontana India.

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