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TECNOLOGIA 13 Settembre Set 2014 0759 13 settembre 2014

Cina: Facebook resta ai margini

Zuckerberg e soci tendono la mano a Pechino. Che però non arretra: il blocco del social resta.

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da Pechino

Lo skyline di Pechino fa da sfondo al riflesso della scritta Facebook: in Cina il social network è bloccato.

Al forum economico di Tianjin, il vicepresidente di Facebook, Vaughan Smith, si è lamentato del divieto a operare in Cina dicendo che molti potenziali utenti gli chiedono quando il social network sarà finalmente accessibile. Facebook è bloccato da anni oltre Muraglia, così come YouTube e Twitter. Certo, vi si accede tranquillamente utilizzando un proxy, ma la grande massa dell'oltre mezzo miliardo di internet user cinesi ne fa a meno, spassandosela sui social network locali. Il che permette a LinkedIn di essere l'unico prodotto made in Usa facilmente accessibile e in grado di cogliere le opportunità del mercato locale.
Ma quello cinese e asiatico in generale è l'universo internet in più rapida espansione del mondo, non si può rinunciarvi. Che fare, dunque?
FACEBOOK AGGIRA LA MURAGLIA. Giusto la primavera scorsa, Facebook ha comprato 800 metri quadri di ufficio commerciale nel distretto economico di Pechino, in quella che sembra una strategia di avvicinamento al mercato locale: lo scopo è di intercettare comunque inserzionisti per la pubblicità, nonostante il bando. Una manovra d'aggiramento per superare la linea Maginot, che dalle parti del Dragone chiamano Grande Firewall, il sistema di filtri che rende il social network inaccessibile.
Smith insiste adesso sul fatto che Facebook, proprio in quanto veicolo per la pubblicità cinese, può aiutare le imprese locali a internazionalizzarsi e gli esportatori a conquistare nuovi mercati.
LU, IL FALCO DI INTERNET. Tuttavia, le autorità del Dragone per ora non fanno una piega e rispondono di non credere che Facebook avrà accesso alla Cina molto presto. Parola di Lu Wei, direttore dell'Ufficio Statale su internet, il quale ha affermato allo stesso Forum di Tianjin che ci deve essere «reciproca integrazione» delle norme internazionali e delle leggi nazionali dei vari Paesi. «Libertà e ordine sono sorelle gemelle e devono convivere». Ma attenzione: «L'ordine internazionale non può influire sull'ordine locale» e la governance globale di internet deve essere «multilaterale». Nessun passo avanti per Facebook, quindi. Lu è stato precedentemente il responsabile della propaganda per la municipalità di Pechino ed è considerato un falco del controllo su internet, in particolare sui social media. Molti giornalisti cinesi attribuiscono a lui il giro di vite del 2013 contro i Big V: quegli utenti di Sina Weibo che, avendo un grande numero di follower, potevano influire sull'opinione pubblica.

Cina: 4 milioni di siti e 600 milioni di utenti

Il social network cinese Weibo.

La sua filosofia si sintetizza così: «Internet è come un'automobile. Se non ha freni, non importa quanto sia veloce, quando si immette in autostrada, si può ben immaginare come andrà a finire», ha detto.
Lu Wei ha inoltre dato indicazioni sullo stato del web cinese in termini numerici.
Nel Dragone ci sono quasi 4 milioni di siti, 600 milioni di user (molto più della popolazione complessiva della maggior parte degli Stati al mondo), 1,3 miliardi di utenti di telefonia mobile (praticamente tutta la popolazione), di cui 500 milioni fanno uso di servizi internet su cellulare. Gli utenti cinesi in Rete rappresentano un quinto del totale mondiale.
Delle 10 imprese per l'online più competitive al mondo, dice Lu, quattro sono cinesi. Quanto al segmento prediletto dai sudditi del Celeste Impero, l'e-commerce, ogni anno avvengono oltre 10.000 miliardi di transazioni.
PECHINO VUOLE UNA RETE RICCA E PACIFICATA. È questa la Rete che piace al governo di Pechino: tanta crescita, tanta produzione di valore aggiunto, visibilità a livello mondiale, e niente rogne da attirarsi in casa.
Che la strategia di reprimere i social network e promuovere il lato business di internet abbia un discreto successo lo potrebbe rivelare il fatto che il numero totale di utenti attivi sull'applicazione mobile di Weibo è in calo. Ad agosto, quelli che si sono collegati via cellulare al social network su cui tradizionalmente circolano le idee, pure quelle scomode, sono calati quasi dell'11% rispetto al mese precedente. Anche il tempo medio trascorso sulla piattaforma è calato quasi del 10% (si consideri che in Cina agosto non è mese di vacanza come da noi). Sembrerebbe così che che l'era di Weibo sia al tramonto e che le nuove generazioni prediligano la comunicazione istantanea di Weixin (in Italia, WeChat) o le transazioni commerciali di Alibaba. Per forza di cose, meno “sensibili” del vecchio social network.

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