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SOCIAL NETWORK 17 Settembre Set 2014 1433 17 settembre 2014

Facebook, disattivati profili di transgender e drag queen

Gli attivisti Lgbt lanciano per protesta l'hashtag #mynameis.

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Tra Facebook e la comunità transgender è polemica per le condizioni d'utilizzo del social network, dopo la decisione dell'azienda di Mark Zuckerberg di chiudere alcuni profili, come quello della famosa drag queen Sister Roma, colpevole di aver usato un nome diverso da quello di battesimo per registrare il proprio account.
LA PETIZIONE LGBT. La policy di Facebook, per chi come transgender e drag queen ha deciso di darsi una nuova identità, rappresenta un problema non da poco. Sconosciuti con i loro nomi 'veri', sono invece molto noti con i loro soprannomi o nomi d'arte. Tanto che hanno deciso di lanciare una petizione su change.org, cha ha già raccolto 17mila firme, per chiedere a Fb di cambiare la regola delle credenziali. «Anche se i nostri nomi potrebbero non essere più quelli che abbiamo ricevuto alla nascita», è scritto nel testo della petizione, «sono diventati parte integrante della nostra identità, sia a livello personale, sia a livello di comunità».
L'HASHTAG #MYNAMEIS LANCIATO PER PROTESTA. «Mi ha commosso vedere quante persone mi hanno mostrato la loro vicinanza», ha scritto Sister Roma. A partire dalla sua denuncia, su Twitter è partito l'hashtag #mynameis, che ha raccolto le storie e le testimonianze degli utenti che hanno subito quello che considerano una sorta di sopruso.

#mynameis Tweet


SISTER ROMA OBBLIGATA A CAMBIARE NOME. Sister Roma, alias Michael Williams, è una delle Suore della Perpetua Indulgenza, un'organizzazione Lgbt che si è focalizzata nei servizi alla comunità transgender e nell'organizzazione di performance e spettacoli. La sua denuncia è stata chiara: «Il mio account è stato sospeso automaticamente, perché pare che non stessi usando il mio vero nome. Sono stato costretto a cambiare il nome del mio profilo».
LA RISPOSTA DI FACEBOOK. Nel mese di febbraio 2014, tuttavia, Facebook aveva annunciato il lancio di un'opzione di personalizzazione, che avrebbe consentito di scegliere il proprio gender attraverso 50 parole diverse. Per quale motivo quindi l'azienda dovrebbe obbligare gli utenti a usare il loro 'vero' nome, ma non il genere desumibile dai documenti d'identità? Un portavoce di Facebook ha dichiarato in proposito a Business Insider: «Gli utenti che vogliono usare un nome alternativo su Facebook hanno diverse opzioni a disposizione, compresa la possibilità di mostrare un alias sotto il nome del profilo o creare una pagina apposita per la loro identità alternativa». Ma «come parte dei nostri standard globali, chiediamo che le persone che usano Facebook debbano fornire il loro vero nome per registrare il profilo».

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