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WEB 17 Settembre Set 2014 0940 17 settembre 2014

Google, Berlino vuole l'algoritmo del motore di ricerca

La Germania pretende più trasparenza dall'azienda di Mountain View.

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Google usa un algoritmo segreto per classificare le ricerche degli utenti sul motore di ricerca.

È stata celata gelosamente fin dalla sua creazione. Ma ora la formula di Google potrebbe essere rivelata. A chiederla, senza mezzi termini, è stata la Germania che pretende che il colosso di Mountain View riveli l'algoritmo con cui sono classificati i risultati delle ricerche del motore di ricerca.
Che Berlino voglia fare sul serio, poi, lo si è capito dall'intervento del ministro tedesco della Giustizia Heiko Maas che in un'intervista al Financial Times ha spiegato: «È una questione di trasparenza tanto più importante per l'incidenza che ha Google nello sviluppo economico europeo».
SCARDINARE IL MONOPOLIO. L'affondo della Germania è arrivato dopo un lungo braccio di ferro tra Europa e Usa: il Vecchio Continente, infatti, accusa da tempo la Silicon Valley di avere un potere monopolistico. E Google è una delle aziende finite nel mirino della Commissione europea che ha minacciato di sanzionare il colosso di Mountain View con una multa da 5 miliardi di dollari.
TENSIONE DOPO IL DATAGATE. Inoltre, accanto alle preoccupazioni economiche, l'Unione europea ha messo sul tavolo anche la vicenda Datagate e i controllo illegali sui cittadini dell'Ue compiuti, come si è appreso dalle rivelazioni dell'ex analista della Nsa Edward Snowden, anche con la complicità di Google e di altre aziende Usa.
TUTELARE I CONSUMATORI. Ora Berlino s'è esposta, alzando il livello dello scontro per proteggere i consumatori. Provando a scardinare quel segreto che è alla base del successo del motore di ricerca che vale per Mountain View, insieme con la pubblicità, circa 60 miliardi di dollari all'anno. Senza considerare che, da quanto ha raccontato il quotidiano La Repubblica, il 90% delle ricerche sul web in Europa avviene attraverso Google, contro il 68% degli Usa. Ecco perché Maas ha chiesto che si adottino «meccanismi per evitare abusi di potere», alla luce dello «straordinario potere sui consumatori».
L'INTERVENTO DEI RIVALI. In attesa di conoscere la risposta ufficiale di Google, negli Usa si sono levate le critiche dei commentatori alla richiesta della Germania. Così tra chi ha svelato che l'azienda non cederà mai e chi ha chiarito che Berlino dovrebbe respingere ogni richiesta di appropriazione indebita della proprietà intellettuale, lo scontro è destinato a proseguire.
Anche con l'intervento dei rivali di Mountain View che si sono schierati con i tedeschi, evidenziando come l'algoritmo finisca per danneggiare i concorrenti e favorire la stessa Google.
IL CHIARIMENTO DI GOOGLE. Questa la replica dell'azienda: «Il tema è stato esaminato per un totale di 8 anni negli Stati Uniti e in Europa e le autorità di regolamentazione hanno concluso che non usiamo i nostri algoritmi per prendere di mira i nostri concorrenti. Rendere i nostri algoritmi disponibili può sembrare semplice, ma così facendo lasceremmo campo libero a spammer, siti con malware e siti web di bassa qualità, danneggiando così i nostri utenti».

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