Il presidente della Russia, Vladimir Putin.
SVOLTA 26 Settembre Set 2014 1000 26 settembre 2014

Russia, internet e la stretta digitale di Putin

Blocco di Skype. Controllo dei media e dei server Usa. Le mani dello zar sul web.

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Forse è il segno che anche in Russia internet inizia a essere davvero influente. Per questo Mosca potrebbe seguire l'esempio di Pechino, dove il regime monitora e censura l’accesso a social network e motori di ricerca internazionali per evitare che il dissenso si diffonda attraverso la Rete.
DATI SU SERVER RUSSI. Il parlamento russo sta, infatti, lavorando a nuove misure per inasprire il controllo su società straniere come Google, Twitter e Facebook. L’obiettivo della nuova legge approvata dalla Duma - la Camera bassa del parlamento - è di pretende che queste aziende memorizzino i dati personali degli utenti su server dislocati all’interno della Russia.
Una sfida quasi impossibile per i grandi colossi del web Usa che hanno milioni di utenti russi ma che, di solito, memorizzano i dati su server sparsi nel mondo.
TUTELA DEI DATI PERSONALI. In realtà in Russia non si parla di censura, almeno apparentemente.
Le autorità hanno spiegato che questa nuova legge dovrebbe tutelare i dati personali di chi usa il web dalle minacce straniere e soprattutto da possibili azioni di spionaggio da parte degli Stati Uniti.
Una sorta di conseguenza ineluttabile dello scandalo Nsa e del caso Snowden.
PIÙ CONTROLLO DELLA RETE. Molti attivisti, invece, come ha sottolineato il Wall Street Journal, sostengono che si tratti di una misura che rientra in un piano più ampio di controllo della Rete con l’obiettivo di limitare la libertà di informazione e intensificare il controllo delle attività su internet.
Il disegno di legge sulla gestione dei dati personali è passato mercoledì 24 settembre dopo la seconda lettura. Adesso la Duma deve votare ancora una volta prima di inviare il disegno di legge alla Camera alta del parlamento russo e al Cremlino per l'approvazione.
Ma in realtà i passaggi rimanenti sono quasi una formalità e il disegno di legge rischia di diventare ufficiale in poche settimane.

L'obiettivo del Cremlino: accelerare l'iter delle riforme

Una protesta dei dissidenti anti-regime a Mosca.

Il presidente russo Vladimir Putin aveva firmato per avviare l’iter della legislazione già a luglio, ma i tempi sarebbero dovuti essere più lunghi. Ora, invece, i legislatori hanno proposto di accelerare il processo sottolineando la presenza di continue minacce di hackeraggio per il Paese e di una «guerra di informazioni» mossa contro Mosca dalle potenze internazionali sull’onda della crisi ucraina.
CONTROLLO NAZIONALE. Per «proteggere il Paese, dobbiamo prendere tutto sotto il controllo nazionale», ha detto Yevgeny Fyodorov, deputato della Duma e co-autore del disegno di legge riferendosi ai server di storage delle imprese estere.
Un colpo di mano, visto che - come ha sottolineato anche il Wall Street Journal - gli stessi legislatori russi riconoscono che sarebbe quasi impossibile per aziende come Google costruire i propri centri di archiviazione dati in Russia in poco più di tre mesi.
Ma questo non sembra poter arrestare il processo di 'nazionalizzazione' della Rete.
«Se una società vuole operare sul territorio di Mosca, può valutare altre opportunità come l’affitto di server da società russe a controllo statale», ha sottolineato Alexander Yushchenko, deputato del Partito comunista.
PURE SKYPE A RISCHIO. La stretta sulla conservazione dei dati degli utenti russi non è l’unica mossa del Cremlino per arginare la libertà della Rete.
Nel tentativo di controllare l’intero flusso di comunicazioni via internet è stato presentato un altro progetto di legge che abolirebbe il vantaggio economico di telefonare via Skype o con strumenti simili che permettono di trasformare le chiamate da internazionali a locali.
NO AL CAMBIO DI NUMERI. Nel dettaglio il progetto di legge vieterebbe proprio il cambio di numeri telefonici nelle chiamate via internet.
L’obiettivo ufficiale del governo è portare avanti la lotta al terrorismo e al traffico di droga, ma anche garantire la trasparenza dei servizi ed evitare perdite economiche per gli operatori telefonici, ma molti temono che si tratti solo di un modo per bandire Skype (controllata da Microsoft) e in genere la telefonia Ip.

Monitorati media locali e blog dopo le manifestazioni del 2011

Vkontakte è il principale social network in Russia.

In realtà la Russia ha dato una prima stretta alla libertà della Rete già ai tempi delle dimostrazioni di massa scoppiate a Mosca alla fine del 2011 e partite proprio da un blogger anti-regime e scoppiate anche grazie all’uso dei social media.
Da allora ha imposto ai blog più popolari di registrarsi come testate giornalistiche e ha anche recentemente attuato una legge che richiede ai blogger con più di 3 mila lettori al giorno di essere iscritti nei registri del servizio federale per la supervisione delle comunicazioni, il Roskomnadzor.
CONSERVATE LE COMUNICAZIONI. Inoltre, secondo le norme antiterrorismo approvate dal parlamento dopo l’attacco terroristico di Volgograd del dicembre 2013, gli operatori dei siti web sono tenuti a conservare i dati relativi alle comunicazioni degli utenti per un periodo di sei mesi.
A questo si aggiunge la proposta di legge che limita al 20% la quota di proprietà straniera sui media russi - che potrebbe passare in seconda lettura alla Duma già a fine settembre - e che richiederebbe un repentino cambio di azionariato in molte realtà editoriali del Paese.
A partire da Vedomosti, il secondo quotidiano economico della Russia che oggi appartiene allo stesso editore del Financial Times e The Wall Street Journal, fino all’edizione russa di Forbes, controllata dalla tedesca Axel Springer e una serie di altre pubblicazioni e canali televisivi.
MAIL.RU ACQUISISCE VKONTAKTE. A questo si aggiunge la notizia, sempre di settembre, che il gigante russo di internet Mail.ru ha acquisito la quota residua di Vkontakte, il più grande social network del Paese, per 1,47 miliardi di dollari.
Vkontakte ha più di 60 milioni di utenti russi (Facebook appena 10 milioni) e per questo la sua acquisizione da parte di Mail.ru ha sollevato preoccupazioni sulla libertà del web nel Paese.
Durante le proteste locali nel 2011 e nel 2012, Vkontakte, infatti, aveva fornito una piattaforma attraverso la quale molti attivisti anti-governativi esprimevano le loro idee e le preoccupazioni sul regime.
Adesso, invece, il fatto che Alisher B. Usmanov, il magnate a capo Mail.ru, sia considerato da tanti un alleato di Putin preoccupa molti analisti secondo i quali questa acquisizione potrebbe portare a un nuovo giro di vite contro i dissidenti.

Mosca punta al controllo totale del web

L'Icann è l’organizzazione no-profit a cui finora è stata affidata l’amministrazione del web e dei domini Internet.

Secondo un’indiscrezione, poi smentita da Mosca, pubblicata sul quotidiano Vedomosti, Putin e gli esperti di sicurezza del Cremlino starebbero anche preparando un piano per prendere il pieno controllo di internet «in caso di emergenza nazionale».
In realtà il progetto prevede che il governo russo incarichi l’agenzia federale Rossvyaz di prendere il controllo dei domini .ru e .rf, ma non solo: in 'casi estremi' potrebbe togliere a tutti i cittadini russi la connessione al web.
Se la riforma dovesse andare in porto potrebbe essere introdotta già nel 2015.
CONTROLLO DEI DOMINI. Non è un caso che proprio l’anno prossimo avverrà la prima novità storica nel campo della Rete e dei domini Internet.
A partire da gennaio, infatti, gli Stati Uniti cederanno il controllo dell’Icann, l’organizzazione no-profit basata in California a cui finora è stata affidata l’amministrazione del web e dei domini internet. Da quel momento il controllo, l’autorizzazione - e l’eventuale cancellazione - dei domini web passerà in mano alla comunità globale.
INFLUENZE GOVERNATIVE. Il cambio di rotta è arrivato dopo le richieste presentate dalla comunità internazionale agli Stati Uniti affinché riducano l'influenza su internet dopo lo scandalo del Datagate.
Per molti osservatori internazionali, però, c’è anche il rischio che ora, come ha scritto Business Week, «regimi illiberali riescano a influenzare l’organismo tecnico per avallare censure della Rete nei loro Paesi o oscurare vicini scomodi».
Di certo, la stretta su internet della Russia di Putin non fa ben sperare.

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