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MEDIO ORIENTE 5 Ottobre Ott 2014 1053 05 ottobre 2014

Emirati Arabi: viaggio a Masdar, la città fantasma

Ideata per 50 mila persone. Ne ospita 4 mila. Il flop della green city degli emiri.

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Doveva essere l’esempio concreto di città sostenibile e l’alternativa, costosissima, alle città petrolio-centriche di oggi.
Doveva mostrare il volto green degli emiri e diventare un modello per lo sviluppo urbano del futuro.
Invece Masdar City, la città creata a tavolino nel cuore degli Emirati Arabi Uniti a circa sei chilometri dal regno del petrolio Abu Dhabi, è una città fantasma.

UN PROGETTO CHE VIAGGIA A RILENTO. Nella teoria è l’incarnazione di un sogno economico, di una sfida ambientale e di un modello di vita metropolitana che potrebbe essere replicata nel futuro. Nella pratica è un progetto che viaggia molto a rilento rispetto alle aspettative iniziali e che deve ancora riuscire a conquistare non solo gli architetti e gli urbanisti di tutto il mondo, ma soprattutto la gente che deve sceglierla per viverci.
TUTTO INCENTRATO SUL BUSINESS. A differenza di Songdo, un'altra città sostenibile costruita in Corea del Sud, dove sono state erette strutture pubbliche all'inizio del progetto (scuole, centri culturali, campi sportivi), Masdar City ha puntato esclusivamente sul business. Il risultato è che la vita è semplicemente impossibile: bisogna guidare per chilometri prima di trovare un negozio d'alimentari o beni di prima necessità.
ENORMI SPAZI ANCORA VUOTI. All'ingresso della città ci sono cartelloni pubblicitari che promettono un futuro luminoso. Il presente, però, è tutto un'altra cosa: gli spazi vuoti sono impressionanti e in contrasto con il resto della regione dove gli sceicchi hanno ostentato la vita urbana nelle sue forme più vistose: super palazzi, centri commerciali, costruzioni a ogni angolo.

Il progetto iniziale: completare tutto entro il 2016

Il vetro degli edifici è schermato da griglie in terracotta decorative che aiutano a proteggere dal caldo.

Il progetto, voluto dalla compagnia energetica Masdar e finanziato dall’Abu Dhabi Future Energy Company (Adefec) dello sceicco Mohammad Bin Zayed Al Nahyan, era di creare una città a zero emissioni di anidride carbonica capace di attrarre, nel giro di 10 anni, più di 50 mila persone e quasi altrettanti pendolari, dipendenti di grandi aziende internazionali e giovani start-up high-tech.
Con 1 milione di metri quadri finora sviluppati (circa il 15% di quelli segnalati sul progetto iniziale) e circa 4 mila residenti il sogno, lanciato nel 2006, è però ancora lontano.
NAVETTE A EMISSIONI ZERO. L’esperimento, va detto, è affascinante. All’interno di Masdar City le auto non possono circolare: al loro posto ci sono 2.500 navette a emissioni zero che effettuano circa 150 itinerari al giorno.
L’elettricità è assicurata da impianti fotovoltaici che contano già circa 88 mila pannelli, eolici e termali che dovrebbero far risparmiare, secondo i calcoli degli emiri, oltre 2 miliardi di dollari di petrolio in 25 anni. In realtà il consumo d’energia è tenuto sotto controllo grazie ad accorgimenti architettonici studiati per ridurre al minimo la necessità di aria condizionata nonostante il clima desertico.
La città infatti è un po’ sopraelevata per catturare le brezze che arrivano dal Golfo Persico, le strade sono strette e disposte in modo da sfruttare l’ombra tutto il giorno, il vetro degli edifici è schermato da griglie in terracotta decorative.
UNA TORRE EOLICA DI 45 METRI. A questi accorgimenti si aggiunge anche una torre eolica di 45 metri che manda fuori aria tutto il giorno riversandola sulle strade e creando così un effetto di raffreddamento.
Il risultato? Temperature che, sostengono gli sviluppatori del progetto, sono generalmente 15 gradi più basse di quelle avvertite nel deserto attorno.
Per quanto riguarda l'impianto idrico, invece, l'obiettivo è riciclare l'80% delle acque reflue generate da lavandini, bagni, docce, lavastoviglie e lavatrici e tutti gli edifici devono soddisfare l'equivalente di certificazione Leed Gold, un rating assegnato dalla Us Green Building Council.

All'interno un polo di ricerca del Mit

Un'immagine di Masdar city dall'alto.

Finora gli edifici completati sono quelli che ospitano principalmente realtà come l'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, oltre ad aziende internazionali come Siemens, General Electric e Mitsubishi interessate a sperimentare sulla propria pelle soluzioni urbane interamente ecosostenibili.
RICERCA NEL CAMPO DELLE RINNOVABILI. Se la vita quotidiana ancora stenta a decollare, la ricerca corre. A Masdar City è già nato infatti il Masdar Istitute, un complesso composto da centri di ricerca e formazione realizzato in collaborazione con il Massachusetts Institute of Technology (Mit), dedicato esclusivamente allo studio e alla ricerca nel campo delle energie rinnovabili.
Il centro “vive” già da diversi anni: è stato inaugurato nel 2010 e ospita già una serie di studiosi provenienti da tutto il mondo che sviluppano e sperimentano nuove tecnologie sostenibili e che verranno poi applicate alla futura smart city.
PENSARE IL FUTURO SENZA PETROLIO. Nell’attesa che strade e case inizino a popolarsi e che qualche abitante delle frenetiche Doha o Abu Dhabi decida di trasferirsi in questa oasi ecologica intanto gli emiri, coscienti che il petrolio non può durare per sempre, hanno iniziato a guardare avanti.
Difficile dire se Masdar City possa essere in futuro in grado di auto-finanziarsi e di essere replicabile altrove, anche senza i petrodollari degli emiri.
Per saperlo bisognerà aspettare ancora molto più tempo del previsto ma nel frattempo architetti e urbanisti possono provare a prendere in prestito le migliori idee di questo enorme, e costosissimo, parco giochi sostenibile.

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