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LETTERA 22 Ottobre Ott 2014 1605 22 ottobre 2014

La Protezione civile: «La comunicazione dei rischi è responsabilità del sindaco»

Risposta a Disastri ambientali, la Protezione Civile si apra ai social.

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Gentile Direttore,

il commento Disastri ambientali, la Protezione Civile si apra ai social sembra figlio di una confusa idea di cosa sia la “Protezione civile”. Chi si occupa di comunicazione dovrebbe convenire sul fatto che per veicolare un corretto messaggio (o per criticare gli sforzi di altri), ancora di più su temi legati a rischio e incertezza, non si dovrebbero ignorare le norme che disciplinano il funzionamento del sistema. Così, prima di chiedersi «quale è il metodo migliore per avvisare la popolazione», si dovrebbe mettere a fuoco «chi deve avvisare la popolazione».
IL RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE È IL SINDACO. Primo pilastro: esiste una legge, la 265 del 1999 (se non piace, va cambiata), che individua chiaramente l’unico responsabile della comunicazione del rischio ai cittadini. Il sindaco. Creare confusione in situazioni di emergenza, sovrapporsi alla voce autorevole e competente – che poi potrebbe rispondere dell’informazione che dà o non dà alla popolazione – sarebbe la cosa più sbagliata da fare.
Secondo pilastro: non può esistere nessuno che da Roma conosca così bene il territorio degli oltre 8 mila Comuni italiani da sostituirsi nella comunicazione di dettaglio ai cittadini. Ci si immagina forse che sia possibile per il prefetto Gabrielli twittare, con la necessaria precisione e puntualità, le indicazioni dei singoli sottopassi chiusi da Aosta a Reggio Calabria, passando per Firenze e Napoli? Impossibile: un buon sistema di Protezione civile parte dalla conoscenza specifica del territorio che solo chi lo vive costantemente può avere.
I SOCIAL NON SONO UNO STRUMENTO SALVIFICO IN EMERGENZA. Detto ciò, il Dipartimento della Protezione civile ha avviato da alcuni mesi un percorso che coinvolge tutti gli attori del sistema nazionale proprio per giungere a delineare linee guida nell’utilizzo dei social network, dei siti web e delle applicazioni per smartphone e tablet. La direzione intrapresa è quella di ragionare come sistema con tutte le componenti e le strutture operative (dal volontariato ai Comuni, dalle Regioni alla comunità scientifica, dai vigili del fuoco alle forze armate e di polizia), alcune di loro già presenti con propri account sulle varie piattaforme social. Le motivazioni stanno proprio nei due pilastri sopraindicati. L’obiettivo è agire sulle varie piattaforme con una comunicazione integrata, più precisa ed efficace possibile.
L’autore avrebbe potuto tranquillamente trovare resoconti di questo percorso sul tanto disdegnato sito, trasparente e accessibile come le norme lo richiedono, del Dipartimento della Protezione civile.
Infine, una considerazione: così come si deve dare il giusto peso ai social media, all’opposto non si deve cadere nell’errore di ritenerli lo strumento salvifico in emergenza. Perché solo una crescita della consapevolezza, della cultura della prevenzione in tempo di pace può davvero permettere ai cittadini di auto-proteggersi in caso di necessità.

L'Ufficio stampa
Dipartimento Protezione civile
Presidenza del Consiglio dei ministri

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