Riscaldamento Globale 141103215437
RAPPORTO ONU 3 Novembre Nov 2014 2131 03 novembre 2014

Effetto serra: come contrastarlo in 7 punti

Emissioni da abbassare del 41% entro il 2050. E il caldo non deve salire di oltre due gradi. Punto di non ritorno: 2030. Serve energia pulita: anche il nucleare. 

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La colonnina di mercurio schizza sempre più in alto, inesorabile.
E le Nazioni unite si interrogano su come arrestare il fenomeno. Si chiama global warming, ovvero riscaldamento globale: la Terra ha la febbre e sia nell'atmosfera sia negli oceani la temperatura si avvicina al punto di non ritorno.
Per cercare di porvi rimedio la Conferenza intergovernativa dell'Onu sul cambiamento climatico (Ipcc) ha stilato un rapporto.
LA TENDENZA VA INVERTITA SUBITO. Al netto di esagerati allarmismi, il messaggio è stato chiaro: senza una inversione di tendenza la situazione climatica potrebbe peggiorare velocemente, mettendo in discussione la sopravvivenza della vita sul nostro pianeta.
Un disastro però ancora evitabile.

L'inquinamento a Pechino, in Cina. (Ansa)


MENO 41% DI EMISSIONI ENTRO IL 2050. I numeri non sono incoraggianti e danno l'idea di quanto sia grande la sfida che si impone al genere umano.
Il mondo dovrebbe ridurre le emissioni nocive da un minimo del 41% fino a un massimo del 72% rispetto ai livelli del 2010 entro la metà del secolo (2050).
Il sito Vox.com ha ricavato sette punti chiave dal rapporto dell'Ipcc.

1. Il termometro del pianeta non deve salire di oltre 2 gradi

Come base di partenza ci deve essere la consapevolezza che tutte le politiche sin qui sperimentate hanno fallito.
Se la temperatura dovesse crescere di oltre due gradi centigradi aumenterebbero esponenzialmente i rischi di innalzamento del livello del mare. O persino di estinzioni di massa, con conseguenze devastanti per l'umanità.
SOPRAVVIVENZA IN DISCUSSIONE. Per colpa di emissioni a questi ritmi entro la fine del secolo il surriscaldamento salirebbe anche di tre o quattro gradi, mettendo a repentaglio la sopravvivenza dell'uomo.
Anche la Banca Mondiale si è accorta del pericolo, ammettendo di non sapere se la vita potrebbe davvero adattarsi a un tale mutamento.

2. Il punto di non ritorno è fissato al 2030

Riuscire a rimanere sotto la soglia dei due gradi centigradi di riscaldamento globale è possibile. Anche se molto difficile.
Per farlo bisognerebbe diminuire tanto e subito le emissioni. E potrebbe anche non bastare.
TAGLI SEMPRE PIÙ DRASTICI. L'Ipcc ha sottolineato come questo obiettivo, fin quando le riduzioni non saranno reali, diventi più difficile ogni giorno di più: il biossido di carbonio e altri gas nocivi si depositano nell'atmosfera rendendo progressivamente sempre più drastici i tagli necessari per normalizzare la situazione.
In questo senso il punto di non ritorno è il 2030: se entro quella data non verranno realizzati tagli importanti, sarà impossibile rispettare la soglia dei due gradi centigradi.

3. È vitale sviluppare la produzione pulita di energia

Per tagliare le emissioni c'è bisogno subito di un grande progresso tecnologico.
Il mondo dovrebbe almeno triplicare la sua produzione di energia pulita entro il 2050.
Migliorando anche l'efficienza dell'utilizzo dell'energia nella nostra vita quotidiana.
Senza l'utilizzo di tecnologie come quella nucleare - che ha molte altre controindicazioni per l'ambiente e per lo smaltimento delle scorie radioattive e che in Italia è stata abolita da un referendum - questo obiettivo resta ancora più difficile.
NEI PARAMETRI SOLO IL 13%. A oggi solo il 13% dell'energia mondiale è considerata pulita. E se questa percentuale non aumenterà sarà impossibile diminuire i danni.
A uno sviluppo delle energie a bassa emissione come quelle idroelettrica, eolica e solare deve corrispondere un abbassamento del 20% dei combustibili fossili come petrolio, gas naturale e carbone.

4. Va espulso il biossido di carbonio dall'atmosfera

Parigi: la Torre Eiffel 'avvolta' dallo smog (GettyImages).

Una delle grandi speranze è quella di trovare un sistema per espellere il carbone dall'atmosfera entro la fine del secolo.
BRUCIARE ALBERI COME COMBUSTIBILE. Sono state formulate ipotesi: bruciare alberi come combustibile oppure catturare le emissioni e liberarle nel sottosuolo. Ma sullo sviluppo di queste tecnologie regna ancora l'incertezza.
Ci sarebbe bisogno di investimenti importanti in modo da trovare tecniche innovative per liberarsi del biossido di carbonio.

5. Il prezzo? Crescita globale diminuita dello 0,6%

Huaibei (Cina): minatori al lavoro in una miniera di carbone (GettyImages).

Produrre energia pulita ha un prezzo e alcuni economisti hanno quantificato che abbandonare i combustibili fossili costerebbe alla crescita globale lo 0,6%, abbassandola dal 3% al 2,94%.
Una cifra comunque gestibile, al contrario di quello che accadrebbe se l'umanità decidesse di non fare nulla in proposito.
Il ragionamento è semplice: meno si investirà per risolvere il problema del riscaldamento globale, più soldi bisognerà tirar fuori per mettere riparo alle future catastrofi.
IL COMPROMESSO DEI 2,5 GRADI. L'economista di Yale, William Nordhaus, ha suggerito la quota dei 2,5 gradi centigradi di riscaldamento come quella adatta a bilanciare costi e benefici.

6. Nessuna speranza senza cooperazione tra Paesi

Newburg (Maryland): la Generating Station Morgantown (GettyImages).

Senza una seria cooperazione tra i Paesi però non ci sarà alcun cambiamento. Ogni Stato dovrà collaborare per l'obiettivo comune abbassando l'emissione di gas nocivi.
I RICCHI INQUINANO DI PIÙ. Ma trovare un'intesa si annuncia complicato: le nazioni maggiormente sviluppate, in Europa e in America, sono sicuramente i maggiori responsabili della produzione di gas serra negli ultimi decenni.
I più ricchi dovrebbero aiutare i Paesi in via di sviluppo a tagliare, ma senza un accordo chiaro la sensazione è che non si otterrà alcun risultato. E quando in gioco ci sono questioni di soldi, nulla è scontato.

7. Bisogna adattarsi a vivere in un mondo più caldo

Kenya: un uomo cerca dell'acqua in un pozzo all'esterno di un campo profughi (GettyImages).

E se tutti gli accorgimenti non dovessero bastare? Bisognerà adattarsi a un mondo più caldo, di due gradi o forse più.
Alcuni cambiamenti irreversibili sono ormai già stati innestati: i loro effetti sono destinati a durare per diversi secoli.
SICCITÀ E TEMPESTE. Qualche esempio: in Africa è aumentato notevolmente il rischio di perdite di raccolto a causa della siccità. Mentre in Asia è salito in modo esponenziale il rischio di dover far fronte a devastanti allagamenti, cicloni e tempeste.
L'uomo, in ogni caso, deve abituarsi a vivere in un contesto diverso. E dovrà prendere provvedimenti in fretta per non restare intrappolato in un forno.

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