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INTERVISTA 11 Novembre Nov 2014 1311 11 novembre 2014

Mutamenti climatici, Grammenos Mastrojeni: «A rischio la pace globale»

Il diplomatico italiano che lavora con Al Gore: «L'Italia si sta desertificando. Bisogna cambiare le abutidini della gente».

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La preoccupazione è massima, la Liguria è sotto l'acqua quasi ininterrottamente da un mese, il resto del Nord Italia è in stato d'allerta costante, e anche al Sud vento e pioggia causano danni e disagi.
L'inverno deve ancora arrivare e il Paese è alle prese con l'ennesima emergenza meteo.
Un'altra spia di allarme per l'Ambiente, che sta cambiando rapidamente e pericolosamente.
«Il clima si sta modificando, ormai è un dato certo», ha spiegato a Lettera43.it Grammenos Mastrojeni, diplomatico italiano che collabora con il Climate reality project fondato da Al Gore.
Serve «una grossa campagna di sensibilizzazione per cambiare l'inerzia dei comportamenti». In pericolo, per l'esperto, non c'è solo la tenuta del territorio, ma la pace mondiale.


Grammenos Mastrojeni, diplomatico italiano.

DOMANDA. Il clima in Italia sembra impazzito. Cosa sta cambiando?
RISPOSTA.
Siamo vittime di un fenomeno di desertificazione. In generale le fasce climatiche si stanno spostando da Sud verso Nord. È per questo che già anni fa una specie africana come quella delle zanzare tigre è arrivata a colonizzare le nostre città.
D. Quali sono le cause?
R.
Sono inequivocabilmente dovute all'emissione di gas termogenici, che è cominciata a partire dalla Rivoluzione industriale. Ma le origini sono anche nell'agricoltura e negli allevamenti animali.
D. Ma le alluvioni italiane sono legate a questi fattori?
R.
Che ogni singolo episodio in Italia possa essere legato alla dinamica dei cambiamenti climatici è controverso. Ma la costanza di eventi atmosferici estremi su scala mondiale, il loro aumento statisticamente comprovato, non lascia molti dubbi.
D, Di chi è la colpa?
R.
Io non parlerei di colpe, ma della necessità di rendersi conto di quello che sta avvenendo. Fino ad oggi non c'è mai stata una vera consapevolezza di quello che sarebbe accaduto e si sono create abitudini e automatismi difficili da scardinare.
D. E le istituzioni che responsabilità hanno?
R.
Su questo io ho un'opinione controcorrente. Le istituzioni si sono rese conto del pericolo e stanno facendo qualche cosa. Se n'è accorto anche il mondo dell'economia che vede nella riconversione verde un'opportunità per un nuovo ciclo di crescita. La cosa difficile è far cambiare le abitudini delle persone.
D. Lei sostiene che le modifiche del clima possano influire anche sugli equilibri geopolitici e addirittura mettere in pericolo la pace mondiale.
R.
Non è difficile da comprendere, ma bisogna fare un passo indietro. Le Guerre mondiali ci hanno fatto comprendere che la pace non è decisa dalle ambizioni dei potenti, ma dipende soprattutto dal disagio umano.
D. In che senso?
R.
Tutto il sistema delle Nazioni unite si fonda su un principio: se è rispettata la dignità degli uomini mancano le cause che spingono alle guerre. Questo è stato evidente soprattutto con la Seconda Guerra mondiale. Senza la crisi del 1929 e altre tensioni sociali non si sarebbero create le condizioni per il conflitto.
D. E oggi quali sono i rischi?
R.
Proviamo a immaginare cosa succederebbe se si sciogliessero i ghiacciai dell'Himalaya. In breve tempo andrebbe in tilt tutto il sistema di irrigazione dell'Asia Centrale, del subcontinente indiano e del Sud Est asiatico.
D. E quali sarebbero le conseguenze?
R.
Queste terre sarebbero flagellate da un'alternanza di siccità e inondazioni. Avremmo centinaia di milioni di persone private di beni fondamentali in un'area in cui Russia, Cina, Pakistan e India hanno la bomba atomica. Sarebbe una miscela perfetta per un grosso grosso guaio. Lo sappiamo e ci stiamo muovendo per evitarlo.

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