SCIENZA 11 Novembre Nov 2014 0800 11 novembre 2014

Rosetta, cinque cose da sapere sulla sonda Esa

La sonda Esa attracca dopo 10 anni di viaggio. Per svelare l'origine della vita. Anche grazie alla tecnologia italiana. Finzi: «Non siamo soli» (Foto e video).

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Dopo un viaggio durato 10 anni, per la sonda Rosetta è quasi arrivato il giorno più importante. Il contatto con la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko è fissato per mercoledì 12 novembre: il lander Philae, che Rosetta ha trasportato durante tutto questo tempo, deve separarsi dalla sonda con l'obiettivo di atterrare sulla superficie del corpo celeste. Un'impresa che nessuna missione spaziale ha mai provato prima d'ora (guarda le foto. La diretta streaming dell'evento è visibile qui).
UNA RISPOSTA AI MISTERI DELL'UNIVERSO. In caso di successo, l'avventura di Rosetta potrebbe essere la chiave per rispondere ad alcune delle domande che da sempre affascinano l'uomo: come si sia formato il sistema solare, quali siano le origini dell'acqua sulla Terra e, forse, della vita stessa. L'Italia ha dato il suo apporto alla missione, anche grazie al lavoro di Amalia Ercoli Finzi, professoressa del Politecnico di Milano, che ha progettato il trapano destinato a scandagliare il suolo della cometa (leggi l'intervista a Lettera43.it).

  • La spiegazione animata della missione Rosetta realizzata dall'Esa.

1. L'atterraggio sulla cometa nel sito Agilkia scelto a settembre

Arrivare sull'astro, che vola nello spazio alla velocità di 55 mila chilometri orari, non è un'impresa semplice. Il sito di atterraggio, individuato dagli scienziati dell'Agenzia spaziale europea (Esa) dopo accurate osservazioni, è stato chiamato Agilkia. Come l'isola sul fiume Nilo su cui, nel 1977, venne trasportato il tempio egizio di Iside. L'antica costruzione, fino a quel momento, sorgeva sulla vicina isola di Philae, che a sua volta ha dato nome al lander trasportato da Rosetta.
DALL'EGITTO ALLO SPAZIO. Le corrispondenze con l'antico Egitto non finiscono qui. Nel 1799 l’archeologo Jean-François Champollion riuscì a decifrare il linguaggio dai geroglifici studiando la stele di Rosetta, sedici anni più tardi completò il lavoro analizzando un’altra stele, trovata sull’isola di Philae.
Con la missione Rosetta, allo stesso modo o quasi, l’Esa spera di riuscire a risolvere i misteri delle comete.
La scelta della 'pista d'atterraggio' è stata fatta nel mese di settembre, quando Rosetta ha iniziato a orbitare intorno alla cometa. Man mano che la sonda si avvicinava, scienziati e ingegneri hanno avuto la loro prima sorpresa: la forma del corpo celeste, che ricorda quella di un'anatra. E Agilkia si trova proprio sopra la sua 'testa'.

La cometa 67P/CG. In rosso il punto previsto per l'atterraggio di Philae (foto Esa/Rosetta/Navcam).

2. Inizio delle operazioni alle 8.35: l'arrivo dopo sette ore

L'area è grande circa un chilometro quadrato, ben illuminata dal sole. Una condizione fondamentale per Philae, che atterrando lì può ricaricare le sue batterie nei periodi di luce, mentre quando la zona è al buio per effetto della rotazione della cometa le basse temperature ne consentono il raffreddamento.
Le difficoltà della manovra sono comunque molte, perché nell'area ci sono anfratti e massi enormi che, se dovessero trovarsi sulla traiettoria di Philae, potrebbero comprometterne l'atterraggio. Il lander non ha la possibilità di muoversi sulla superficie della cometa: una volta toccato il suolo, viti e arpioni entrano in azione per ancorarlo, come se fosse una piccola nave nel mezzo del mare.
SETTE ORE DI DISCESA. La discesa di Philae durerà circa sette ore. L'evento è monitorato dal centro di controllo della missione Esa, che si trova a Darmstadt, in Germania.
Il distacco del lander da Rosetta dovrebbe avvenire alle ore 8.35 UTC. Tutto, però, si svolge a circa 500 milioni di chilometri di distanza dalla Terra: la conferma dell'avvenuta separazione si potrà quindi avere soltanto dopo circa mezz'ora, il tempo impiegato dalle comunicazioni tra Rosetta e il centro di controllo per percorrere l'abisso che li separa. La conferma dell'atterraggio dovrebbe arrivare invece poco dopo le ore 16 UTC (in Italia, poco dopo le ore 17).

Agilkia, l'area individuata per l'atterraggio del lander Philae (foto Esa).

3. L'obiettivo della missione è svelare l'origine delle comete

Il principale obiettivo scientifico della missione è comprendere quale sia l’origine delle comete e quali relazioni ci siano tra la loro composizione e la materia interstellare, per poter risalire fino alle origini del sistema solare.
Le comete offrono, infatti, un'opportunità unica: provenendo dai confini dell'universo, contengono materiale ricco di sostanze ancora 'vergini'. Che cioè non hanno ancora risentito di quei processi fisici trasformativi che avvengono nelle zone interne del sistema solare, caratterizzate da temperature relativamente molto elevate.
Insomma, ogni cometa è un 'pezzo' di universo primordiale congelato, vecchio di miliardi di anni, e Philae ha la possibilità di prelevarne e analizzarne dei campioni per la prima volta nella storia dell'uomo.
L'ESPLORAZIONE DEL NUCLEO. I nuclei delle comete sono composti generalmente da rocce, polveri, acqua ghiacciata e altre sostanze allo stato solido, comunemente presenti sulla Terra allo stato gassoso, come monossido di carbonio, anidride carbonica, metano e ammoniaca.
Studiando la composizione del nucleo di 67P/Churyumov-Gerasimenko, gli scienziati puntano a ottenere informazioni preziose sulla composizione della nebulosa da cui si pensa siano nati il Sole e i pianeti che vi orbitano attorno. Il freddo ha, infatti, conservato intatta la natura originale della cometa.

4. Alla ricerca degli aminoacidi per spiegare l'origine della vita

La speranza è che nei campioni raccolti possano esserci i cosiddetti mattoni della vita, cioè quegli aminoacidi sinistrorsi presenti negli organismi degli esseri viventi che farebbero di noi i figli delle comete.
Trovarne traccia, secondo gli scienziati, offrirebbe una conferma empirica significativa alla teoria della panspermia, l'ipotesi sull'origine della vita sostenuta dal filosofo Anassagora nei tempi antichi, da Fred Hoyle e da altri studiosi tra i contemporanei.
Secondo tale teoria, i 'semi' dell'esistenza sarebbero sparsi nell'universo, e la vita sulla Terra sarebbe cominciata con l'arrivo di questi 'semi' dall'esterno del Pianeta e il loro successivo sviluppo.

  • La dinamica dell'atterraggio sulla cometa in un video esplicativo dell'Esa.

5. La strumentazione scientifica è (anche) made in Italy

L'Italia, che nel 1964 è stata la terza nazione al mondo a lanciare un satellite nello spazio dopo Urss e Stati Uniti, ha dato alla missione Rosetta un contributo fondamentale.
Gli strumenti scientifici italiani a bordo della sonda sono tre. Il primo è Virtis (Visual infraRed and thermal imaging spectrometer), lo spettrometro costruito da Selex Es, azienda del gruppo Finmeccanica, che ha il compito di identificare gli elementi che compongono il nucleo della cometa.
L'ANALIZZATORE GIADA. Il secondo è Giada (Grain impact analyser and dust accumulator), una sorta di aspirapolvere, che ha la funzione di analizzare le caratteristiche dei grani di polvere raccolti intorno al nucleo della cometa. È stato costruito da un consorzio internazionale sotto la responsabilità scientifica dell’Università di Napoli 'Parthenope'.
LA FOTOCAMERA WAC. Il terzo è chiamato Wac (Wide angle camera), ed è la macchina fotografica grandangolare di Rosetta, la cui ottica e struttura meccanica sono state interamente realizzate dall'Università di Padova.
IL TRAPANO ITALIANO. A bordo del lander Philae, invece, sono italiani sia i pannelli solari, sia il sistema di acquisizione e distribuzione dei campioni, vale a dire il trapano S2D, che penetrerà nel terreno della cometa dopo la discesa del robot. Anche questo strumento è stato realizzato da Selex Es, secondo il progetto della professoressa Amalia Ercoli Finzi.

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