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AMBIENTE 12 Novembre Nov 2014 1130 12 novembre 2014

Alluvioni Italia, 4 conseguenze dell'effetto serra

Bombe d'acqua. Scioglimento dei ghiacciai. Danni all'agricoltura. Colpa del global warming. Frane ed esondazioni nel Nord Italia: due morti.

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Una marcia a New York contro l'inquinamento e a favore della salvaguardia del Pianeta.

Una quarantina d'anni, forse meno. Dopo di che, se i gas serra non dovessero essere drasticamente ridotti, il cambiamento climatico potrebbe diventare irreversibile.
Ad affermarlo è uno studio del Gruppo di esperti sul clima dell’Onu (Ipcc), che ha rivelato come il livello di questi gas sia ai massimi da 800 mila anni.
ACCORDO USA-CINA. Secondo il documento, tra il 1880 e il 2012 la temperatura media della terra è salita di quasi un grado. Se dovesse continuare ad aumentare, il rischio è quello di un tracollo globale. E proprio per questo Usa e Cina hanno stretto lo storico accordo per limitare i gas serra, dopo anni di stallo sul tema.
Ma l'Italia a che punto è con il contenimento delle emissioni?
KYOTO SCADE NEL 2020. Il Protocollo di Kyoto è in vigore dal 2005: è ancora attivo e lo sarà fino al 2020. È stato ratificato da tutti i Paesi tranne che dagli Stati Uniti.
L'Italia, per ora, non ha centrato l'obiettivo che imponeva nel 2012 di ridurre le emissioni del 6,5% rispetto al 1990, fermandosi a un -4,6% tra l'altro 'aiutato' dalla crisi economica e dalla contrazione del Prodotto interno lordo.
NUOVI ACCORDI A PARIGI. Nonostante molti altri Paesi industrializzati siano riusciti a contenere i gas serra entro i limiti previsti, a livello mondiale questi sono aumentati di oltre il 30% dal 1990.
Le nazioni emergenti come India e Cina sono, infatti, sottoposte a clausole molto meno stringenti che per ora non contemplano impegni di riduzione. Se ne parla nel 2015 a Parigi, dove si deve tentare di firmare un nuovo accordo internazionale che sostituisca Kyoto.

Con l'aumento della temperatura s'intensificano le precipitazioni

Una protesta pro clima in Europa.

Cosa rischia il nostro Paese con l'innalzamento della temperatura? Un aumento globale porterà in Italia a un generale intensificarsi delle precipitazioni, mentre nel Sud le siccità saranno più prolungate. Il livello del mare, che già oggi sale di circa 1,8 millimetri all'anno, potrebbe innalzarsi di un metro entro il 2100, con rischi soprattutto per la zona della foce del Po.
PIOGGE TORRENZIALI. «Purtroppo il Mediterraneo è una delle zone di maggior vulnerabilità climatica», spiega a Lettera43.it il vicedirettore di Legambiente Andrea Poggio. «Questo non vuol dire che ci dobbiamo aspettare scenari da film apocalittico, con città improvvisamente sommerse o diluvi universali. Il cambiamento sarà graduale, ma i danni ci saranno eccome. I primi effetti sono già visibili, per esempio nelle piogge torrenziali degli ultimi mesi».
ADDIO AI GHIACCIAI. Secondo Daniele Cat Berro, ricercatore presso la Società meteorologica italiana, «un aumento medio di due o tre gradi potrebbe tradursi da noi, in estate, anche in cinque o sei gradi di picco delle temperature».
Tuttavia, l'esperto spiega poi che le conseguenze sono contenute: «Oggi l'effetto più appariscente è quello della scomparsa dei ghiacciai alpini. Si tratta tutto sommato di un problema locale che va, però, visto come grosso un campanello d'allarme».
DANNI ALL'AGRICOLTURA. Bombe d'acqua e scomparsa delle piste da sci sarebbero solo, tuttavia, una parte del problema. L'aumento della temperatura causerebbe molti danni all'agricoltura: le piante tipiche di una determinata regione potrebbero non essere più in grado di sopravvivere in quel territorio.
La Coldiretti ha avvertito come già ora le zone di coltivazione si stiano spostando, con gli ulivi che crescono ai piedi delle Alpi e i campi di pomodori che hanno colonizzato la Pianura Padana. E ha lanciato l'allarme anche per molti prodotti tipici come salumi o vini, che hanno bisogno di particolari condizioni per la stagionatura e l'invecchiamento.
NUOVE ONDATE MIGRATORIE. La pesca inizia a essere in difficoltà a causa della diminuzione delle varietà autoctone, minacciate dalle nuove specie arrivate dal Mar Rosso. Ma piante e animali non saranno gli unici costretti a spostarsi.
«L'aumento della temperatura porterà carestie in molte zone del Pianeta, con un aumento esponenziale dei profughi ambientali», spiega Poggio. «Molti di loro tenteranno di arrivare sulle nostre coste con mezzi di fortuna, con il rischio di una catastrofe umanitaria».

L'Onu chiede di ridurre fino al 70% le emissioni dannose

Secondo le stime dell'Onu, i Paesi dono azzerare le emissioni di gas nocivi entro il 2100 per salvaguardare la Terra.

Per fermare la deriva, sono necessarie misure a livello globale, che si spera vengano concordate a Parigi 2015, dopo le pressoché inconcludenti conferenze di Copenaghen e Doha.
Per invertire il trend, secondo lo studio dell'Onu, bisogna riuscire a ridurre dal 40% al 70% le emissioni dannose entro il 2050 ed eliminarle del tutto entro il 2100. Un obiettivo non facile.
MISURE IMMEDIATE. «Un po' ovunque nel mondo le istituzioni evitano di prendere una posizione netta per non dispiacere a lobby e poteri forti. Ormai, però, le misure non sono più rimandabili», continua il vicedirettore di Legambiente, che chiede fin da subito misure preventive anche a livello locale: una seria politica pro rinnovabile, l'eliminazione degli incentivi al fossile, l'efficienza energetica di scuole e condomini, la riconversione dei vecchi edifici.
SILENZIO DELLA POLITICA. «Purtroppo nemmeno il governo italiano si sta impegnando. Un giorno annuncia incentivi per la riqualificazione energetica, quello dopo di voler trivellare le coste del Mediterraneo. Avremmo invece bisogno di prendere una direzione chiara».
PREPARARSI AL CAMBIAMENTO. Nonostante gli sforzi, l'obiettivo di contenere l'aumento della temperatura sotto i due gradi potrebbe non essere raggiunto.
Per Cat Berro non è quello il problema: «Si tratta di una soglia simbolica che ci siamo imposti. L'obiettivo deve essere quello di contenere in ogni caso i danni al massimo, che si tratti di un grado o di quattro. Poi bisogna prepararsi al cambiamento».
IMPARARE AD ADATTARSI. Tradotto vuol dire insegnare nelle scuole come fare per diminuire il proprio impatto sull'ambiente, alle famiglie come rendere la propria casa efficiente, ai contadini come scegliere varietà di piante più resistenti alla siccità e ai nuovi parassiti e a tutti come comportarsi di fronte a frane e alluvioni. Ma anche attuare una serie di misure di salute pubblica, per garantire l'approvvigionamento idrico e l'accesso agli ospedali.
«L'ondata di caldo del 2003 ha ucciso in tutta Europa 70 mila persone. Tra il 2030 e il 2050 eventi del genere saranno frequenti e le strutture sanitarie dovranno adeguarsi». Un motivo in più per fare in fretta.

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