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SPIN DOCTOR 12 Novembre Nov 2014 1415 12 novembre 2014

Usa: imprese tech e politica, poca trasparenza nella Silicon Valley

Nel 2014 già investiti 71 mln in lobbying. Ma non risultano finanziamenti ai partiti.

 

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Un poster di facebook a Palo Alto, in California.

Sono le aziende che hanno contribuito con le loro innovazioni dirompenti a rendere possibile il concetto di accountability, “pratica” che impegna le imprese a dover rendere conto delle proprie attività ai propri stakeholder.
Ma quando si tratta della loro, di trasparenza, dimostrano di non aver recepito il messaggio che hanno contribuito a creare. Si tratta dei colossi tecnologici più importanti del mondo come Google, Facebook, Yahoo e Netflix.
COLOSSI TECH POCO TRASPARENTI CON LA POLITICA. L’indice annuale Cpa-Zicklin of Corporate political disclosure and accountability del center for political accountability porta alla luce una serie di dati che dimostrano la reticenza delle industrie tech americane nel rivelare i propri contributi ai partiti.
In larga misura, l'indice rappresenta il grado di maturità politica delle grandi corporation americane.
I primi posti sono infatti occupati da aziende che hanno rapporti consolidati con il mondo politico, in grado di comprendere i benefici di tale divulgazione.
I creatori dell'indice considerano tre fattori come dirimenti:

  • La rivelazione dei finanziamenti ad associazioni di categoria o altre organizzazioni no profit impegnate in attività politiche;
  • Il grado di controllo sulle spese politiche dell’azienda da parte del top management;
  • La pubblicazione di un rapporto dettagliato di spesa sui siti web proprietari.

Washington, Capitol Hill sede del Congresso Usa.

La media del settore digitale è del 44%, a fronte di una media totale del 56,4%. A onor del vero ai primi cinque posti, con altre 15 aziende per ranking totale, troviamo tre colossi del calibro di Microsoft (92,9%), Qualcomm (94,3%) e Intel (91,4%). Ma si tratta di aziende che appartengono al passato dell’innovazione tecnologica, sul mercato da più di un ventennio.
Astri nascenti come Netflix e Salesforce.com hanno fatto registrare un punteggio pari a zero.
Non va tanto meglio con Google (45,7%), Amazon (42,9%) e Facebook (50%) che ricevono punteggi ben al di sotto della media, mentre Apple e Yahoo si piazzano di poco sopra (58,6%).
Facebook, per esempio, è riuscita ad aumentare il punteggio di 50 punti percentuali aggiungendo una pagina con le informazioni rilevanti tre settimane prima dell’uscita della ricerca.
UN SETTORE NUOVO PER WASHINGTON. C’è anche da dire che fino a un decennio fa questo settore aveva poco a che fare con Washington D. C., perché ai loro occhi incarnava la vecchia maniera di fare le cose. Come rivela Dan Bross, Senior CSR Director di Microsoft, «è un settore relativamente giovane, e penso che molti dei fondatori nella Silicon Valley si siano sempre sentiti in dovere di concentrarsi sulla creazione di grande tecnologia», piuttosto che guardare a cosa succedesse in quel di K-street.
Ma l'atteggiamento della Silicon Valley è cambiato in poco tempo da un contrasto risoluto a una “cooperazione” silenziosa, capendo ben presto che non c’era altro da fare. Aziende come Google e Facebook sono diventate così grandi e potenti che stanno attirando l'attenzione delle autorità di regolamentazione e le agenzie di sorveglianza (per non parlare delle indagini in Europa, che conosciamo molto bene).
Ma è l'intera industria che ha capito come Washington sia la strada per affrontare i problemi più importanti del settore, come la neutralità della rete o la concessione di visti per gli immigrati altamente qualificati. Molte aziende si sono attrezzate assumendo dirigenti dagli staff presidenziali (vedi Plouff per Uber), aprendo uffici a Washington e aumentando la loro attività di lobbying.
CSX CORPORATION AL TOP, NETFLIX FA FLOP. Ai vertici della classifica troviamo la società ferroviaria Csx Corp. e la compagnia petrolifera Noble Energy Inc., che hanno fatto registrare il punteggio record di 97,1% nell'indice di trasparenza “politica”.
Entrambi sono abituali finanziatori dei partiti politici americani e vengono rappresentati dai più importanti studi di lobbying di K-street.
Medaglia nera per Netflix e Salesforce che, con altre 18 aziende, hanno ricevuto un punteggio pari a zero.
Bisogna anche dire che l’attività di Netflix non è stata “molto” significativa quest’anno (600 mila dollari nel primo semestre), ma è comunque passata da 500 mila dollari del 2011 a 1,4 milioni nel 2013, mentre Salesforce ha quasi quadruplicato la spesa nel triennio 2011-2013.
Viene da chiedersi come si comporterà Netflix ora che sta sbarcando in Europa…

Gianluca Comin è professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma

Twitter: @gcomin

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