AMBIENTE 20 Novembre Nov 2014 1400 20 novembre 2014

Eternit, in Italia ancora 30.309 siti contaminati

Nel nostro Paese migliaia di luoghi avvelenati dall'amianto. E al Sud ci sono dati lacunosi. Intanto ci si ammala: tra il 1993 e il 2008 15 mila tumori. Foto. Video.

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Un fantasma che si aggira per l’Italia. Il caso Eternit di Casale Monferrato ha riportato in prima pagina il problema dell’amianto.
Nella città piemontese la produzione di fibrocemento brevettato come Eternit andò avanti fino agli Anni 80: le polveri disperse nell’ambiente causarono centinaia di mesoteliomi e di morti tra i lavoratori e tra gli abitanti dell’area.
Un problema che nel nostro Paese è stato in gran parte ignorato.
A dirlo è un rapporto pubblicato dal ministero della Salute nel 2012.
CONSUMATE 3,5 TONNELLATE. L'Italia, si legge nello studio intitolato Stato dell'arte e prospettive in materia di contrasto alle patologie asbesto-correlate, è stata dal Secondo dopoguerra fino al bando, avvenuto nel 1992, uno dei maggiori produttori e utilizzatori di amianto, con un consumo di oltre 3,5 milioni di tonnellate in questo arco di tempo.
I casi hanno riguardato un amplissimo spettro di attività industriali, dalla cantieristica navale all'edilizia.
PRESENTE ANCORA MATERIALE. Pur essendo la normativa italiana tra le più avanzate in Europa e nel mondo, ancora nel 2014 - a distanza di 20 anni dall'emanazione della legge 27 marzo 1992, n. 257, che stabilisce la cessazione dell'impiego dell'amianto - sono presenti sul territorio nazionale diversi milioni di tonnellate di materiali compatti contenenti questa sostanza.
E anche molte tonnellate di amianto friabile in diversi siti contaminati, di tipo industriale e non, tanto pubblici quanto privati.
«L'ITALIA NON È CONSAPEVOLE». Secondo il documento «della gravità della situazione relativa all'amianto si è stati finora poco consapevoli. Ne sono ben consce le popolazioni dei luoghi più colpiti e le famiglie investite più direttamente dal problema».
In Italia si fece quindi, come ha ammesso lo stesso ministero, una legge «tra le più avanzate in Europa» e poi non si diede seguito alle intenzioni.

Nel nostro Paese esistono almeno 30.309 siti da bonificare

Il caso Eternit, che si è imbattuto nella prescrizione (relativamente all’aspetto penale) non deve far dimenticare che nel nostro Paese esistono ancora almeno 30.309 siti da bonificare e 339 siti parzialmente bonificati. I dati sono stati pubblicati il 17 giugno 2014 dal ministero dell’Ambiente.
L’avverbio “almeno” è purtroppo indispensabile. La mappa è infatti fortemente lacunosa, visto che alcune Regioni non hanno fornito dati.
NIENTE DATI SU CAMPANIA E CALABRIA. Non compaiono nel censimento Campania e Calabria. La Sicilia è presente solo con dati estremamente parziali. Sull’accuratezza degli altri dati forniti è lecito avanzare dubbi.
Vale la pena ricordare che le Regioni avrebbero il dovere di affrontare la questione visto che la legge n. 257/1992 ha stabilito l’istituzione di una Commissione regionale amianto con il compito di predisporre il “Piano regionale di protezione, di decontaminazione, di smaltimento e bonifica”.
Secondo questa schedatura i siti d’amianto di origine antropica sono distribuiti in maniera disomogenea.
NELLE MARCHE LO SCENARIO PIÙ GRAVE. Le Marche sono la Regione a più alta densità di siti da bonificare; Liguria, Lombardia e Veneto sembrerebbero quasi prive di siti residui.
L’Emilia Romagna è la Regione che ha più provveduto rispetto all’ultimo rapporto alle bonifiche.

Il mesotelioma nel 69% dei casi si prende al lavoro

Ma i dati si discostano da quelli che forse importano di più: i numeri sull’incidenza epidemiologica del mesotelioma, tumore in gran parte causato dall’amianto.
Questi sono stati pubblicati nel quarto rapporto del Registro nazionale dei mesoteliomi (Renam), diffuso nel 2012.
Il Registro si articola in una rete di centri operativi attivi in ogni Regione che hanno la funzione di identificare tutti i casi di mesotelioma nel territorio e di ricostruirne le modalità di esposizione ad amianto attraverso un’indagine sulla storia professionale, residenziale e ambientale dei soggetti ammalati.
NEL 4,4% DEI CASI COLPITI I PARENTI. Sono 15.845 i casi di mesotelioma maligno rilevati nel periodo 1993-2008.
In 12.065 casi (il 76,1% del totale) è stato possibile approfondire le modalità di esposizione all’amianto: il 69,3% presenta un’esposizione professionale, il 4,4% familiare (parenti di lavoratori), il 4,3% ambientale, l’1,6% per un’attività extralavorativa di svago o hobby.
PIÙ EPISODI IN PIEMONTE E LOMBARDIA. I dati parlano chiaro. Le Regioni con più casi sono il Piemonte e la Lombardia, rispettivamente con 2.849 e 2.808.
Più di 1.000 casi in Veneto, Liguria ed Emilia Romagna.
Quelle che non compaiono sulla mappa del ministero dell’Ambiente sono però presenti in questa statistica. La Campania ha registrato 854 casi, la Sicilia 823, la Calabria 28.

I due Comuni più a rischio: Bari e Broni

E l’esposizione ambientale? Ci sono tre Comuni in Italia che hanno subito una contaminazione particolarmente grave.
Sono Casale Monferrato (sede della Eternit), Bari e Broni, in provincia di Pavia, dove aveva sede la Fibronit: più del 70% delle persone colpite in seguito a esposizione ambientale era residente al momento della diagnosi in Piemonte, Puglia o Lombardia.
A CASALE BONIFICA FATTA. A Casale Monferrato si è provveduto alla bonifica del sito industriale, uno dei più grandi d’Europa dedicati al cemento-amianto.
A Bari nel luglio 2014 il Comune ha concluso la gara d’appalto per i lavori di bonifica.
Servono due anni e mezzo di lavori per una spesa di 10 milioni e mezzo di euro.
BRONI, LAVORI MAI INIZIATI. A Broni e nell’area circostante si registrano circa 50 nuovi casi di mesotelioma all’anno, ma la bonifica del sito non è mai iniziata.
Servono 50 milioni di euro, la Regione sarebbe disposta a versarne 13, ma manca ancora un accordo con il ministero dell’Ambiente.
Il rischio, col passare del tempo, è che i materiali in amianto tendano a sgretolarsi e a disperdere fibre creando un’ulteriore emergenza ecologica.

Gli Usa e la Cina non hanno mai messo al bando l'amianto

Ma il problema è destinato a non scomparire. Solo pochi Paesi al mondo hanno messo al bando l’amianto.
Non è successo né negli Stati Uniti né in Cina. In entrambi i Paesi vigono solo limitazioni particolari.
ESPOSTE 125 MILIONI DI PERSONE. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) 125 milioni persone nel mondo sono esposte all’amianto nei luoghi di lavoro. E si registrano circa 90 mila morti all’anno per mesotelioma.
L’amianto sarà un killer silenzioso, ma ha proprietà che ancora oggi sono ritenute indispensabili in molti settori industriali.

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