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SCIENZA 23 Novembre Nov 2014 0800 23 novembre 2014

Inversione dei poli in 100 anni: le conseguenze

Basta un secolo per il ribaltamento del campo magnetico terreste. Esponendo il Pianeta ai raggi cosmici. Che mandano in tilt le centrali elettriche e gli animali.

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L'ultima transizione di Matuyama-Brunhes è avvenuta circa 786 mila anni fa.

Si chiama «transizione di Matuyama-Brunhes» ed è il nome del processo che ha portato, circa 786 mila anni fa, all'ultima inversione dei poli terrestri.
A quell'epoca il Nord magnetico era localizzato più o meno dove si trova adesso quello Sud, e viceversa. Poi l'assetto ha iniziato a modificarsi, fino ad arrivare alla situazione attuale.
RAPIDA TRANSIZIONE. Fino a pochi giorni fa si pensava che la transizione completa fosse durata circa 2 mila anni. Una recente ricerca a cui hanno collaborato alcuni studiosi di paleomagnetismo di Igag-Cnr e dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha, invece, stabilito che l'intero movimento è avvenuto in un centinaio d'anni, forse meno, e che il prossimo potrebbe avere tempi altrettanto rapidi. Tanto da consentire a un bambino nato all'inizio dello spostamento dei poli di vederne, nel corso della vita, anche la conclusione.
STUDI IN ABRUZZO. La scoperta è stata possibile grazie all'esame di alcune rocce sedimentarie depositate sul fondo di un antico lago abruzzese ormai asciutto.
Analizzando il campo magnetico dei vari strati di ossidi di ferro al loro interno, e confrontandoli con i residui lascianti dalle frequenti (e databili) eruzioni della zona, i ricercatori hanno capito che l'inversione è - geologicamente parlando - immediata.
MOVIMENTI APERIODICI. «Nessuno sa con precisione quale sia la causa delle oscillazioni del campo magnetico terrestre», spiega a Lettera43.it Biagio Giaccio uno del ricercatori dell'Igag-Cnr che hanno partecipato alla ricerca.
«I movimenti dei poli sono probabilmente dovuti a fattori casuali e sono assolutamente aperiodici, senza una direzione o un ciclo preciso».
Negli ultimi 3 miliardi di anni, secondo i paleomagnetisti, i poli si sono scambiati di posto centinaia di volte e solo negli ultimi 200 anni hanno girovagato e oscillato avanti e indietro per più di mille chilometri (rendendo poco affidabili le bussole di inizio 800, tarate sulla conformazione dell'epoca).

Nessun danno provocato dal fenomeno naturale

La prossima inversione dei poli è attesa da quasi 800 mila anni.

Si tratta in ogni caso di un fenomeno del tutto naturale, che non sembra abbia mai provocato particolari danni.
«L'inversione del campo magnetico non ha alcuna diretta conseguenza sugli organismi viventi, né ha connessioni con terremoti, maremoti o cataclismi di vario genere. Men che meno ha effetti sull'inclinazione dell'asse terrestre, che è un fenomeno di tipo astronomico completamente scollegato», tranquillizza Giaccio.
RISCHI PER GLI ANIMALI. «Gli unici che potrebbero avere dei problemi sono gli uccelli e i mammiferi marini come le balene e i delfini, che si orientano seguendo le linee di forza del campo magnetico», continua l'esperto «un'inversione repentina potrebbe portare intere specie ad andare in tilt e non sono da escludersi estinzioni di massa. Anche se non abbiamo le prove che questo sia successo in passato né al momento abbiamo dati sufficienti per fare delle ipotesi».
PEGGIO DELLA TEMPESTA SOLARE. Durante l'ultimo 'scambio', effettivamente, l'Homo Sapiens nemmeno esisteva. E tanto meno le sue centrali elettriche che temono, più dell'inversione stessa, il periodo di instabilità che la precede: prima dell'inizio della migrazione il campo magnetico si indebolisce fino quasi a scomparire e i raggi cosmici, non più filtrati, investono la terra in modo massiccio.
«Le reti satellitari, le telecomunicazioni e le infrastrutture per la distribuzione di energia elettrica sono molto sensibili. Già oggi è sufficiente una tempesta solare particolarmente intensa a metterle fuori uso per ore, come è successo in Quebec nel 1989 o in Sudafrica nel 2003», continua Giaccio.
C'È TEMPO PER RIMEDIARE. Per fortuna, mentre il cambiamento dei poli avviene in una manciata di lustri, l'attenuazione del campo magnetico è progressiva, e dura qualche migliaio di anni. Un tempo sufficiente per permetterci, in caso di necessità, di correre ai ripari.
Nessuno si azzarda a fare ipotesi sulla prossima inversione, nonostante si sta facendo attendere (da quasi 800 mila anni contro una media di 250 mila) e nonostante l'Agenzia spaziale europea abbia di recente registrato una netta diminuzione dell'intensità del campo magnetico del nostro Pianeta, che si sta indebolendo a una velocità 10 volte superiore alla norma.
L'EVENTO È CASUALE. «Una variazione momentanea potrebbe segnare l'inizio del processo come non significare assolutamente nulla», conclude Giaccio. «E nemmeno il conto degli anni trascorsi dall'ultima volta è significativo. Trattandosi di un fenomeno completamente casuale, è un po' come puntare sui numeri ritardatari del lotto. Probabilmente prima o poi usciranno. Ma nessuno può dire quando se non tirando del tutto a indovinare».

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