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RISOLUZIONE 27 Novembre Nov 2014 2200 27 novembre 2014

Google, Strasburgo chiede la separazione dei servizi

L'Europarlamento vota per dividere i motori di ricerca e attività commerciali.

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L'Europarlamento ha approvato la risoluzione sul mercato unico digitale: 384 sì, 174 no, 56 astenuti.

Le pressioni dagli Stati Uniti non fanno presa sul Parlamento europeo. La plenaria di Strasburgo approva a larga maggioranza la risoluzione che da Washington viene considerata l'apertura di una offensiva europea (e soprattutto tedesca) contro il monopolio americano nel digitale in generale, ma che nel mirino ha soprattutto Google, padrona del 90% del mercato europeo delle ricerche in rete.
RISOLUZIONE PASSATA CON 384 SÌ, 174 NO E 56 ASTENUTI. Sono stati 384 i sì, 174 i no e 56 gli astenuti nel voto sul testo bipartisan presentato da Ppe e socialisti (con il 'popolare' tedesco della Cdu Andreas Schwab, vicino alla Merkel, come primo firmatario) ed appoggiato da parte dei liberali. Risoluzione non vincolante, ma che invia un forte segnale politico. Chiede alla Commissione di accelerare sul mercato unico digitale (che il nuovo esecutivo Ue già considera settore «con un potenziale enorme per la crescita»), sollecita «una ulteriore inchiesta sulle attività dei motori di ricerca», ma soprattutto - senza nominarlo - punta al 'break up' delle attività di Google come motore di ricerca da quelle della galassia dei suoi servizi commerciali, ovvero «prevenire ogni abuso nel marketing dei servizi interconnessi agli operatori dei motori di ricerca».
FRANCIA E GERMANIA: RIVEDERE LE REGOLE DI CONCORRENZA. «Non è l'approccio culturale che preferisco», ha commentato il sottosegretario allo sviluppo economico Antonello Giacomelli. Scettico anche il commissario Ue all'economia digitale Guenther Oettinger: «Una divisione obbligatoria per me non sarebbe la soluzione migliore», bisogna spingere invece su «una corretta applicazione della direttiva Ue sulla concorrenza». La stessa cosa che chiedono anche Francia e Germania, che il 27 novembre hanno rinnovato l'attacco a Google e agli altri over the top e hanno chiesto alla Commissione di rivedere le regole della concorrenza per capire se «permettono di controllare» i grandi operatori che offrono servizi internet senza avere le infrastrutture.
ANTITRUST UE: «LEGGE INDIPENDENTE DALLA POLITICA». Ma l'antitrust Ue non ci sta a farsi tirare per la giacca: sul caso Google «è importante notare che l'applicazione della legge dell'antitrust Ue deve restare indipendente dalla politica. Inoltre è obbligo della Commissione rispettare i diritti di tutte le parti e restare neutrale e giusta: questi sono valori cruciali della legge sulla concorrenza», ha spiegato il portavoce del commissario Ue alla concorrenza Margrethe Vestager.
DE BENEDETTI: «CONCORRENZA A RISCHIO». Positivo invece il commento di Carlo De Benedetti, secondo cui la concorrenza europea è «messa a rischio dalla trasformazione dei motori di ricerca nelle porte d'ingresso principali della rete».
USA NON CI STANNO: MISURA POLITICIZZATA. La risoluzione chiede la revisione del meccanismo di copyright, sollecita investimenti per le infrastrutture e chiede avanzamenti della data protection europea. Ma soprattutto chiede alla Commissione un giro di vite sulla posizione dominante di Google. L'antitrust europeo se ne è occupato già tre volte dal 2010 con Almunia. Ora il dossier è passato alle 'cure' della liberale danese Vestager. Gli Usa temono che la questione sia «politicizzata». Contro l'iniziativa, a trazione tedesca, dell'Europarlamento, nei giorni scorsi si è scatenata la controffensiva Usa: mediatica e politica, con lettere anche dal Congresso. Bollata da Sergio Cofferati: «È singolare che proprio dagli Usa, che vogliono la concorrenza sempre e comunque, vengano resistenze quando la si vuole garantire al di fuori dei loro confini. Se questo è il loro approccio al tema, nel Ttip c'è da aspettarsi di tutto ed anche per questo sarebbe opportuno fermarsi».

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