EDILIZIA 1 Dicembre Dic 2014 1849 01 dicembre 2014

Non solo Alimuri: gli ecomostri che deturpano l'Italia

Pizzo Sella, Torre Mileto, Aloha mare e Capo Colonna. Sulle coste restano quattro scempi. Oltre a 2 mila infrazioni l'anno. Gli abusivi crescono, la politica condona.

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Sono bastati 12 secondi, 1.200 microcariche da 50 grammi ognuna di esplosivo per buttare giù l’ecomostro di Alimuri, a Vico Equense, nel cuore della costiera sorrentina che tutto il mondo ammira e invidia all’Italia.
Cancellato in appena 12 secondi un abuso edilizio segnato da 50 anni di liti legali, fino allo spettacolare abbattimento di domenica 30 novembre.
SPESI IN TUTTO 255 MILA EURO. Polverizzati 18 mila metri quadrati realizzati a partire dal 1964 per farne un albergo di lusso da 150 camere di cui non c’era mai stato altro che lo scheletro.
E ora, finalmente, nemmeno più quello, con un’operazione da 240 mila euro, più 15 mila spesi dal Comune di Vico per l’organizzazione dell’evento.
IN SICILIA REGNA IL CEMENTO. Ma in Italia di ecomostri ne rimangono in piedi migliaia.
Secondo il rapporto Mare Monstrum 2014, redatto da Legambiente, la Sicilia svetta nella graduatoria dei reati lungo-costa legati al ciclo del cemento, con 386 infrazioni accertate (il 16% del totale), quasi 500 persone denunciate e 189 sequestri effettuati nel corso del 2013.
Subito dietro si piazzano la Puglia, con 373 reati, e la Campania, con 363.
Seguono la Calabria, con 314 infrazioni, e la Sardegna, con 300.
NEL 2013 ACCERTATE 2.412 INFRAZIONI. Le prime cinque regioni in classifica detengono il 71,9% degli illeciti totali, dove l’abusivismo edilizio è la prima e più diffusa pratica.
Non basta: nonostante la crisi, anche immobiliare, nel nostro Paese si continua a costruire illegalmente a pieno ritmo.
Solo nel 2013 sono state accertate 2.412 infrazioni legate all’edilizia, più di tre per ogni chilometro di costa.

In principio fu l'hotel Fuenti: con lui nacque la parola «ecomostro»

Edificato nel 1968, l'Hotel Fuenti sorgeva a Vietri sul Mare. La demolizione cominciò il 23 aprile 1999.

Il primo ad andare giù fu l’hotel Fuenti, eretto tra il 1968 e il 1971 nell’omonima località di Vietri sul Mare, uno degli angoli più suggestivi della costa amalfitana.
Costato circa 2,3 milioni di euro, è per lui che Legambiente coniò la definizione di «ecomostro», da quel momento divenuta di uso comune.
Nel 2009 fu distrutto lo scheletro di Palmaria, costruito nel 1968 di fronte Portovenere.
DUE NEL PARCO DEL CIRCEO. Nel 2012 le ruspe sono entrate in azione nell’area di Quarto Caldo a San Felice per la demolizione di due degli scheletri abusivi nel cuore del Parco nazionale del Circeo.
Nel 2013 è uscito di scena un altro ecomostro storico, quello tutto siciliano composto dagli scheletri sulla spiaggia di Realmonte, ossia l’albergo a Scala dei Turchi costruito nel 1989 e le ville degli assessori a Lido Rossello, tre fabbricati edificati nel 1993. Ma l’elenco è lungo, lunghissimo.
ALIMURI ERA UNO DELLA TOP 5. Con lo scheletro di Alimuri è sparito uno degli scempi che deturpano le coste italiane inseriti da Legambiente nella “top five”.
Gli altri sono Pizzo Sella a Palermo, il villaggio di Torre Mileto a Lesina in provincia di Foggia, lo scheletro dell’Aloha mare ad Acireale, nel Catanese, le 35 ville nell’area archeologica di Capo Colonna, a Crotone.

A Pizzo Sella versato 1 milione di metri quadrati di cemento

Una delle ville costruite abusivamente su Pizzo Sella a Palermo.

A Pizzo Sella la mafia ha versato dalla fine degli Anni 70 1 milione di metri quadrati di cemento illegale su un’area a vincolo idrogeologico, alle spalle del mare di Mondello, per costruire 170 ville quasi tutte non finite.
La confisca e l’ordine di demolizione sono arrivati nel 2000 per mano del pretore di Palermo.
Il via fu dato grazie alle 314 concessioni edilizie rilasciate in “blocco” alla Sicilcalce intestata a Rosa Greco, sorella del boss di Cosa nostra Michele Greco.
«UNA COLOSSALE SPECULAZIONE». I carabinieri che hanno messo i sigilli agli edifici e ai terreni l’hanno definita «una colossale speculazione immobiliare, che nasconde un'imponente operazione di riciclaggio di Cosa nostra».
Le prime 14 ville furono abbattute nel 1999, poi lo stop.
Nel 2007 il Consiglio comunale ha tentato di salvare gli immobili con una variante urbanistica.
«BUONA FEDE» DEI PROPRIETARI. Nell’estate del 2010 una sentenza della Corte d’Appello di Palermo ha sancito la «buona fede» dei proprietari di 14 villini, revocando la confisca.
Secondo i giudici, gli acquirenti non erano a conoscenza della storia di illegalità delle loro case e quindi non dovevano essere puniti per un reato di cui non erano né colpevoli né complici.
Ad aprile del 2012 è arrivata anche la sentenza della Corte di Cassazione che ha rigettato il ricorso del Comune e della procura generale di Palermo e ha confermato la restituzione delle 14 case abusive.
IL VILLAGGIO DI LESINA RESISTE ANCORA. Sull’istmo di Lesina, a Torre Mileto, in provincia di Foggia, è sorta negli Anni 70 una cittadella abusiva di migliaia di villini a pochi metri dal bagnasciuga.
Senza fondamenta, senza rete fognaria e senza allacci.
Nel 2009 la Regione Puglia, nell’ambito del Piano d’intervento di recupero territoriale (Pirt), aveva approvato una delibera per l’abbattimento di una parte di queste costruzioni, circa 800. Ma non è ancora cambiato nulla.

Nel 2014 ultimatum della procura: abbattete l'Aloha mare

L'ecomostro ad Aloha Mare (Catania).

Dal 1975 l’albergo incompiuto dell’Aloha mare guarda a picco sul mare di Santa Caterina, all’interno della Riserva naturale della Timpa, nel Comune di Acireale.
L'amministrazione bloccò il cantiere nel 1977 perché mancavano i permessi.
Nonostante questo, un finanziamento dell’assessorato regionale al Turismo permise di realizzare la strada di collegamento.
NEL 2012 VERDETTO CONFERMATO. Un primo ricorso al Tar intentato dai proprietari contro il sequestro nel 2000 aveva avuto esito negativo. Il Consiglio di giustizia amministrativa, nel 2012, ha confermato il verdetto.
All’inizio di giugno è arrivato 2014 anche l’ultimatum della procura della Repubblica di Catania: deve essere abbattuto.
CAPO COLONNA, 35 IMMOBILI ABUSIVI. Nell’area del parco archeologico di Capo Colonna, a Crotone, ci sono 35 costruzioni abusive, sotto sequestro dal 1995.
Nel febbraio del 2004 arriva la prima sentenza nei confronti di 35 proprietari: assoluzione per prescrizione del reato, ma confisca degli immobili.
La confisca definitiva c’è già, ma l’abbattimento non è mai stato definito.
Il problema, secondo il Comune, starebbe nel fatto che le case sono abitate e l’intervento delle ruspe creerebbe problemi di ordine pubblico.

Legambiente: «I casi eclatanti sono solo la punta dell'iceberg»

Di origine aragonese, la Torre di Mileto è situata sulla fascia costiera tra i laghi di Lesina e Varano.

Il punto è che i casi eclatanti di singole costruzioni in attesa di demolizione sono solo la punta dell’iceberg.
E non sono certo loro la fotografia fedele dell’abusivismo edilizio italiano.
«Quando noi parliamo di ecomostri spesso ci riferiamo a un fenomeno in scala minore, dal punto di vista della dimensione degli edifici, ma importanti per quantità di costruzioni abusive e di violazioni concentrate in un’area», spiega a Lettera43.it Laura Biffi, responsabile della campagna “Abbatti l’abuso” di Legambiente.
«CASE, STANZE, PISCINE IRREGOLARI». «Per capirci, non c’è solo Alimuri, o Fuenti: l’abusivismo concentrato a Lesina per noi è un ecomostro, anche se non c’è un albergo, ma migliaia di case costruite senza il rispetto delle norme. Il Cresme stima intorno alle 26 mila unità di abusi ogni anno: sono case, ma anche un singolo piano, una stanza, una piscina».
L'ISOLA DI ISCHIA ECOMOSTRO VIVENTE. Un esempio di ecomostro, dunque, è l’isola di Ischia: centinaia e centinaia di case con un ordine di abbattimento pendente. Che rimangono lì, a deturpare l’Isola Verde.

E la politica? Da gennaio 2010 almeno 22 tentativi di sanatorie

Costruito nel 1989, lo scheletro dell'albergo a Scala dei Turchi è stato demolito nel 2013.

Le case al mare sono, continua Biffi, l’emblema della responsabilità della politica nell’abusivismo edilizio.
«Non so quante volte deputati del Sud Italia, come quelli campani, hanno tentato di far passare condoni che riscattassero le case al mare, escluse dall’ultima sanatoria perché tenute fuori dalla legge regionale. Dal gennaio 2010 a oggi ho contato 22 tentativi, tra emendamenti e disegni legge, di far passare una sanatoria degli abusi», continua la rappresentante di Legambiente.
«SALVANO LE CASE AL MARE». «Il governo delle larghe intese non sta aiutando. L’ultimo disegno di legge, bipartisan e avente come primo firmatario Ciro Falanga (senatore di Forza Italia originario di Torre del Greco, provincia di Napoli, ndr) è stato approvato dall’aula di Palazzo Madama. Prova ad aggirare l’ostacolo limitando la capacità di azione delle procure, che di fatto sono le uniche solerti in fatto di abusi, stabilendo che debbano attenersi a un ordine di priorità sulla scelta delle costruzioni da abbattere. Ovviamente, le case al mare finiscono in fondo alla lista».
IL GUAIO? NON CI SONO SANZIONI. A rallentare le decine e decine di abbattimenti su cui la magistratura si è già pronunciata confermando l’abuso, oltre che la speranza di una sanatoria, c’è il fatto che non ci sono sanzioni.
«L’ente locale non solerte non rischia nulla», spiega Biffi.
Il primo a dover occuparsi dell’abbattimento è il proprietario, che in genere se ne lava le mani.
Dovrebbe subentrare il Comune in danno - cioè procedendo alla demolizione per poi rivalersi delle spese sul proprietario -, ma succede che l’ente dica di non avere i soldi.
«LE RUSPE NON SONO POPOLARI...». «È una scusa», attacca la responsabile Legambiente, «abbattere un manufatto di due o tre piani come un villino o piccolo hotel ti può costare al massimo 30 mila euro».
C'è poi un'altra scusa: «Che il proprietario ha fatto ricorso, quindi bisogna aspettare. Anche questa è una bugia perché l’immobile è comunque abusivo e il Comune ha tutti gli strumenti per appurarlo. La verità è che le ruspe sono politicamente impopolari».

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