Discarica Veleni Bussi 140326123008
SENTENZA 19 Dicembre Dic 2014 1712 19 dicembre 2014

Discarica Bussi, tutti assolti i 19 imputati

Veleni della Montedison in Abruzzo. Prescritto il reato di disastro ambientale.

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L'area della discarica dei veleni di Bussi, nel Pescarese, posta sotto sequestro.

Tutti assolti perché «il fatto non sussiste» i 19 imputati a processo in Corte d'Assise di Chieti, per le cosiddette discariche dei veleni della Montedison scoperte a Bussi sul Tirino (Pescara) nel 2007.
Gli imputati, ex dirigenti e tecnici dell'allora Montedison, sono stati assolti per l'avvelenamento delle acque, mentre è intervenuta la prescrizione per il reato di disastro ambientale doloso (derubricato in disastro colposo).
I pm di Pescara, Giuseppe Belelli e Anna Rita Mantini, avevano chiesto condanne che variano dai quattro ai 12 anni e otto mesi per quei per dirigenti e tecnici della Montedison sia nazionale sia di Bussi che a vario titolo, come direttori o tecnici, avevano avuto responsabilità dirette nello sversamento dei veleni nelle falde acquifere: la sentenza, un dispositivo di sei righe dopo cinque ore di camera di consiglio, ha stroncato tutto.
GALLETTI: RICORSO IN APPELLO. Il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti ha annunciato l'intenzione di ricorrere in Appello: «Chiediamo la condanna dei responsabili e il risarcimento per i danni ambientali», ha scritto su Twitter.
L'avvocato Carlo Baccaredda Boy, che difendeva 4 dei 19 imputati, ha invece espresso «soddisfazione perché è stata esclusa qualsiasi fattispecie con dolo, con volontà, escluso il reato più grave».
«PERICOLO PER LA SALUTE». Nella relazione dell'Istituto superiore di sanità, depositata durante il processo, si legge che «l'acqua contaminata è stata distribuita in un vasto territorio e a circa 700 mila persone senza controllo, persino a ospedali e scuole». La relazione del 30 gennaio 2014, basata sui risultati delle analisi dell'acqua campionata nel 2007, sottolinea che «la serie di azioni poste in essere nel sito industriale e nella mega discarica hanno pregiudicato tutti gli elementi fondamentali che presiedono e garantiscono la sicurezza delle acque, determinando così un pericolo reale e concreto per la salute».
Nei pozzi sequestrati furono ritrovate quantità di sostanze inquinanti tali da farli chiudere immediatamente. Il processo con il reato di avvelenamento delle acque ha trovato la sua sede in Corte d'Assise, con il suo spostamento a Chieti. Parti civili, Avvocatura dello Stato e procura avevano documentato le tesi d'accusa anche con una relazione dell'Istituto superiore di sanità molto puntuale.
DISCARICA PIÙ GRANDE D'EUROPA. La scoperta della discarica più grande d'Europa (25 ettari di rifiuti tossici) risale al 2007 dopo più di un anno di indagini del Corpo forestale dello Stato, avviate in seguito al ritrovamento nel fiume Pescara di considerevoli quantità di clorometanoderivati.
FORUM ACQUE ABRUZZO: «IL DISASTRO ESISTE». Augusto De Sanctis, referente del Forum Acque Abruzzo e storico protagonista delle associazioni ambientaliste per il processo sulla megadiscarica di Bussi, ha commentato con amarezza: «Il disastro ce l'abbiamo, esiste, e ce lo teniamo. Non ci sono colpevoli pur di fronte all'acqua avvelenata e a un disastro accertato». De Sanctis a questo punto chiede la «riapertura dei pozzi Sant'Angelo, quindi a valle della megadiscarica, che furono chiusi nel 2007 dopo le nostre battaglie, quelli che ancora oggi inquinano, perché evidentemente non sono un reato».
CONDANNA M5S. Oltre agli ambientalisti sono intervenute anche le opposizioni politiche: «È l'ennesima prescrizione che assolve tutti e lascia impunito un reato grave e certificato come il disastro colposo. Dopo l'Eternit è la volta della discarica di Bussi e della Montedison: una sentenza che ci lascia senza fiato», ha scritto il M5s.
Ma l'allarme più serio è arrivato dal sindaco di Bussi, Salvatore La Gatta: «Mi auguro ora che come per la vicenda dell'amianto cresca lo sdegno della pubblica opinione».

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