Nave Crociera 141216162340
REPORT 21 Dicembre Dic 2014 0800 21 dicembre 2014

Inquinamento, i danni al mare delle navi da crociera

Rifiuti scaricati in acqua. Sistemi di depurazione inefficaci. E comunicazioni non trasparenti. Il rapporto Foe boccia le grandi compagnie di navigazione.

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Una nave da crociera in navigazione.

Spostarsi su lunghe distanze vuol dire quasi sempre inquinare. Soprattutto se si scelgono mezzi di trasporto che usano carburanti fossili come navi, aerei o autobus.
Nel caso delle grandi navi da crociera, però, c'è un problema in più. Questi giganti del mare ospitano per giorni, se non per settimane, migliaia di persone, trasformandosi a tutti gli effetti in piccole città galleggianti, con bar, lavanderie, farmacie, spa, piscine, laboratori fotografici e tutti i problemi di smaltimento dei rifiuti di un piccolo centro abitato.
RISPETTO AMBIENTALE. La rete di associazioni ambientaliste Friends of the earth stila tutti gli anni il Cruise ship report, che analizza il grado di rispetto dell'ambiente delle principali compagnie mondiali.
Il rapporto prende in esame 16 compagnie, la maggioranza delle quali fa rotta anche nel Mediterraneo, per un totale di 167 navi. Per ciascuna vengono presi in considerazione quattro parametri: riduzione dell'inquinamento atmosferico, trattamento dei liquami, conformità agli standard di pulizia dell'acqua e trasparenza delle comunicazioni.
Le navi che possono vantare le tecnologie più avanzate per lo smaltimento dei rifiuti sono favorite, così come quelle che, una volta attraccate in porto, spengono i motori e usano per la vita di bordo energia elettrica convogliata da terra.
SOLO QUATTRO SUFFICIENZE. Il report del 2014 è impietoso. Le analisi hanno rilevato un peggioramento generale rispetto ai dati del 2013 e solo quattro compagnie raggiungono complessivamente la sufficienza: Holland America Line, Norwegian Cruise, Princess Cruises e Disney Cruise Line.
Le italiane Costa Crociere e Msc Cruises, insieme con la giapponese Crystal Cruises e alla britannica P&O Cruises, si trovano, invece, nella parte bassa della classifica.
Particolarmente delicata risulta la situazione di Costa Crociere, cui sono stati dati voti molto bassi per tutte le navi in tutti i parametri riportati. Stessa situazione per Crystal, di cui, però, sono state prese in considerazione solo due imbarcazioni, contro le 15 di Costa.

Migliaia di litri di acque grigie e nere riversate nel mare

Le legge autorizza le navi a riversare nel mare le acque utilizzate per la vita di bordo solo oltre le tre miglia dalla costa.

Il problema principale sollevato da Friends of the earth è quello delle acque grigie e nere.
Secondo i calcoli dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente degli Stati Uniti (Epa), 3 mila passeggeri producono ogni settimana più di 500 mila litri di liquami, equivalenti a circa 10 piscine olimpioniche.
Quando sono in mare aperto, a più di tre miglia nautiche dalla costa, le navi sono autorizzate a riversare, previo trattamento, le acque usate per le attività e la vita di bordo direttamente in mare.
RIFIUTI MEGLIO IN PORTO. I sistemi di purificazione utilizzati sono diversi, ma nessuno può garantire la completa sterilizzazione, e il risultato è che una certa quantità di batter fecali, virus e traccie di rifiuti potenzialmente pericolosi come metalli pesanti e farmaci finiscono per essere scaricati in acqua.
L'unica procedura sicura - spiegano da Friends of the earth - sarebbe quella di stoccare i rifiuti a bordo e scaricarli a ogni porto. Ma è una tecnica costosa e non sono molte le navi con le attrezzature necessarie.
NAVI COSTA A NORMA. Costa Crociere non è entrata nel merito delle critiche sollevate dal rapporto, ma ha risposto che le sue navi non solo rispettano la normativa ambientale internazionale Iso 14001, ma vanno spesso oltre le prescrizioni di legge, ampliando, per esempio, la zona di 'divieto di scarico' fino a 12 miglia nautiche dalla costa.
Ha rimandato poi al suo bilancio di sostenibilità, dove vengono elencati i numerosi interventi di efficienza energetica effettuati sulla flotta nell'ultimo biennio, compresi quelli che mirano alla riduzione dei consumi idrici.
MCS: «REPORT INUTILE». Msc ha parlato, invece, per bocca della Cruise lines international association (Clia), che sulla relazione di Friends of the earth ha preso una posizione piuttosto netta: «Il report distribuito è ancora una volta un’occasione persa nella possibilità di fornire ai consumatori una descrizione accurata delle migliori performance e pratiche sostenibili messe in campo a livello ambientale dalle diverse cruise lines [...] non fornisce alcuna informazione accurata né utile che possa migliorare la comprensione dell’industria crocieristica».
POLEMICHE DELLA CLIA. Il dato più controverso sembra essere proprio quello della disponibilità delle compagnie a partecipare alle indagini.
Nel rapporto di Friends of the earth nessuna tra quelle esaminate è andata oltre la «F», il voto peggiore in assoluto. «Qualsiasi decisione di non partecipare al Friends of earth, con il suo report distorto e non accurato, è stata presa individualmente dalle diverse cruise lines, non da parte di Clia», prosegue la risposta ufficiale dell'associazione crocieristica, lasciando intendere che le compagnie evitano di fornire informazioni a ragion veduta.
Le aziende, insomma, non si fidano e decidono di non collaborare attivamente. Rendendo così l'analisi meno affidabile e diminuendo, in una sorta di circolo vizioso, la possibilità di fare maggiore chiarezza in futuro.

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