TECNOLOGIA 30 Gennaio Gen 2015 1304 30 gennaio 2015

Mbda, a Napoli si producono missili con la stampa 3D

Meccanismi sofisticati lavorano pezzi in lega di titanio, alluminio e acciaio. Con risparmi del 25%. Foto.

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Quando i 200 e più tra consulenti aziendali e manager stipati a ottobre 2014 nella sala convegni di Malpensa hanno potuto osservare le slide assemblate da un guru della tecnologia 3D, quasi non volevano credere ai propri occhi.
Come faceva uno stabilimento situato a Bacoli, ai margini del lago Fusaro, in provincia di Napoli, specializzato nella produzione di missili, a essere così avanti nell’utilizzo delle tecniche della Quarta rivoluzione industriale?
Come poteva essere che quella fabbrica del povero e illuso Mezzogiorno fosse all’avanguardia nazionale e addirittura europea riuscendo a bruciare tappe e concorrenti in un silenzio assordante, rotto solo ora dalla presentazione ufficiale?
GALASSIA FINMECCANICA. Il 'miracolo' si chiama Mbda, azienda della galassia Finmeccanica, aperta a capitali inglesi e francesi, guidata in Italia da un gruppo dirigente col pallino dell’innovazione che appena qualche mese prima era stato folgorato sulla sua via di Damasco dalla volontà della Rolls Royce, dichiarata ai giornali, di voler affidare alla stampa 3D una quantità sempre maggiore della realizzazione di pezzi pregiati della premiata ditta motoristica.
Se un mito come la Rolls Royce intende sfidare i vecchi metodi di produzione per proiettarsi con fiducia nel futuro, perché non può pensare di farlo anche una società dinamica e internazionale come la Mbda?
Dirigenti e ingegneri studiano il caso e alla fine decidono di sì, che è il caso di osare, di tentare l’avventura che intanto diventa sempre meno avventura anche per le precauzioni che vengono assunte per evitare cattive sorprese.
ARMADI ALTI DUE METRI. Ed ecco che tra settembre e ottobre del 2014 un’intera area della fabbrica del Fusaro viene allestita per ospitare le nuove macchine che si presentano come armadi alti un paio di metri, larghi altrettanto e profondi una sessantina di centimetri.
Con il primo ordine ne arrivano due, ma la superficie preallestita può ospitarne, all’occorrenza, fino a sei. Si tratta di meccanismi sofisticati capaci di lavorare pezzi in lega di titanio, in lega di alluminio e nelle diverse leghe dell’acciaio.
Niente a che vedere con i giocattolini che s’incontrano nelle fiere di settore, ma veri strumenti di produzione industriale capaci di migliorare la perfomance dei macchinari tradizionali.
RISPARMIO MEDIO DEL 25%. Certo, non tutte le parti di un oggetto possono essere affidate alla stampa 3D. Esistono criteri di convenienza che vanno rispettati e che suggeriscono di usare la nuova tecnologia solo per pezzi piccoli e complessi.
I vantaggi sono enormi in termini di velocità, risparmio energetico, impatto ambientale ed economicità. A questo proposito si è calcolato un risparmio medio sul costo totale del prodotto finito di un buon 25%.

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