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ALLARME 9 Febbraio Feb 2015 2155 09 febbraio 2015

Samsung: «La tivù potrebbe ascoltarci»

Se si usa il riconoscimento vocale, la privacy è a rischio. Si moltiplicano i paragoni con il Grande Fratello.

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Il logo di Samsung.

Stanno suscitando perplessità online, e paragoni con il Grande Fratello, le politiche sulla privacy di Samsung per le smart tivù. Se al posto del telecomando si usa la voce, infatti, ciò che l'utente dice al cospetto della tivù può essere registrato e trasmesso a una società esterna. «Se le parole pronunciate includono informazioni personali o sensibili - si legge - questi dati saranno tra quelli acquisiti e inviati a una società esterna per il fatto che si sta usando il riconoscimento vocale».
PAROLE REGISTRATE. «Per fornire la funzione del riconoscimento vocale, alcuni comandi vocali possono essere trasmessi, insieme alle informazioni sul dispositivo inclusi gli identificativi, a un servizio esterno che converte il parlato in testo», scrive la casa coreana. «Inoltre, Samsung può raccogliere, e il dispositivo acquisire, i comandi vocali e i testi associati, in modo da fornire il servizio di riconoscimento vocale, valutarlo e migliorarlo».
In sostanza, la compagnia potrebbe registrare ciò che viene detto nelle vicinanze della tivù in modo da migliorare il servizio, e per questo l'utente viene avvertito che eventuali informazioni personali pronunciate potrebbero finire tra il parlato che viene raccolto e trasmesso a una società terza.
PRIVACY A RISCHIO. L'eventualità ha portato diversi siti online a esprimere preoccupazioni sulla privacy, al punto da ipotizzare un parallelismo con 1984 di George Orwell dove si immagina la presenza in ogni casa di un teleschermo che riceve e trasmette, dando modo di osservare ciò che fanno gli abitanti. A preoccupare è anche l'identità della società esterna che riceve le registrazioni, e se il trasferimento dei dati è o meno a prova di hacker.

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