SCIENZA 25 Febbraio Feb 2015 0010 25 febbraio 2015

Mano bionica impiantata su tre pazienti: è comandata col pensiero

La protesi robotica è azionata da sensori che captano i segnali nervosi residui dopo la perdita dell'arto. Gli interventi sono stati eseguiti presso la facoltà di Medicina dell'Università di Vienna. Foto.

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Tre uomini austriaci reduci da incidenti usano una mano bionica comandata dal loro stesso pensiero che permette una libertà di movimento notevole nella vita di tutti i giorni.
PROTESI SOFISTICATA. Si tratta di una protesi robotica molto sofisticata che funziona grazie a sensori che captano i piccoli segnali nervosi residui dopo i traumi che hanno fatto perdere l'arto a queste persone.

Secondo quanto reso noto il 24 febbraio sulla rivista Lancet, la protesi è stata «allacciata» all'avambraccio con un complesso intervento senza precedenti al mondo, mediante una nuova tecnica operatoria battezzata «ricostruzione bionica» e sviluppata dal gruppo di Oskar Aszmann dell'Università di Vienna in collaborazione con l'italiano Dario Farina, direttore del Dipartimento di ingegneria della neuroriabilitazione all'Università di Göttingen (Germania).
INTERVENTI TRA IL 2011 E IL 2014. Gli interventi sono stati svolti presso la facoltà di Medicina dell'Università di Vienna sotto la direzione di Aszmann tra 2011 e 2014.
«Questo è per ora l'unico posto al mondo in cui si possono eseguire tali interventi», ha spiegato Dario Farina. «A oggi stiamo collaborando col gruppo di Aszmann per altri tre nuovi pazienti che hanno già seguito la procedura di ricostruzione bionica, casi clinicamente diversi da quelli riportati su Lancet».

I tre uomini di cui parla la rivista britannica erano andati incontro a lesioni del «plesso brachiale», un sistema di nervi che trasmettono dalla spina dorsale i segnali nervosi alle braccia e alle mani permettendone movimenti e sensibilità.
In caso di danni al plesso l'uso della mano viene perso e attualmente non ci sono soluzioni risolutive.
RICOSTRUZIONE IN TRE FASI. La procedura di ricostruzione bionica eseguita sui tre è complessa e articolata in più fasi.

Inizialmente, tramite dei sensori (elettrodi) si captano i segnali nervosi residui presenti nei nervi del plesso rimasti sani. Si tratta di flebili segnali, troppo deboli per muovere la mano, ma che invece sono di intensità sufficiente a comandare l'arto artificiale, una volta che questo è collegato all'avambraccio.
I pazienti sono sottoposti a mesi di «allenamento mentale» (training cognitivo) allo scopo di insegnare loro a gestire e comandare quei segnali nervosi residui. Dopo che hanno imparato a farlo la loro mano non più funzionante viene amputata e al suo posto viene collegata (non è un vero impianto perché la mano artificiale non è connessa direttamente alle strutture ossee del paziente) la protesi.
TRAINING MENTALE NELLA RIABILITAZIONE. Dopo si ha la fase post-intervento di riabilitazione in cui il paziente, forte del training mentale precedentemente svolto, impara a usare la sua mano nuova.
I tre pazienti riescono con la mano robotica a svolgere con precisione tutta una serie di azioni quotidiane (dall'abbottonarsi la camicia a versare dell'acqua) che per anni dopo l'incidente non avevano più potuto svolgere.

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