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SPIN DOCTOR 25 Febbraio Feb 2015 1114 25 febbraio 2015

Meno bufale e più social: così la scienza fa bene a tutti

Comunicare le scoperte è affare delicato. Ma i nuovi media aiutano il dibattito.

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Uno scienziato al lavoro sul Dna.

È sempre complicato far passare sui media, anche su quelli online, notizie di carattere scientifico che non siano intrise di scandalismo o false promesse.
Lo sanno bene le aziende farmaceutiche, ma anche gli istituti di ricerca e le università che si interrogano spesso su come portare all’opinione pubblica idee, scoperte e innovazioni.
Non si tratta di un tema solo italiano. Anche negli Stati Uniti i professionisti della comunicazione stanno valutando soluzioni, a partire dalla più profonda conoscenza dei propri errori.
In questo senso è molto utile il recente studio del Pew Research Center su come gli scienziati attirano l’attenzione del grande pubblico.
Ma quanto conviene agli scienziati di alto calibro esporsi pubblicamente proponendo scoperte e ricerche di ambito scientifico? E di quali mezzi di comunicazione devono disporre?
RISCHIO DI CADERE IN BUFALE. La divisione è sempre tra la diffusione di una notizia per pochi e il rischio di cadere in bufale che di scientifico hanno solo la parvenza.
Per il questionario di Pew Research sono stati interpellati 3.748 scienziati americani iscritti all’Associazione americana per l’avanzamento della scienza (Aaas), che hanno permesso di costruire un quadro della situazione in materia di Scienza e dibattito pubblico.
RUOLO ATTIVO NEI DIBATTITI. Il primo dato interessante mostra come l'87% degli intervistati ritiene che gli scienziati debbano assumere un ruolo attivo nei dibattiti di public policy sui problemi legati alla scienza e alla tecnologia.
Solo il 13% è pronto a sostenere che «gli scienziati dovrebbero concentrarsi sullo sviluppo di dati scientifici e tenersi fuori dai dibattito generale».
Gli scienziati americani sono coscienti che si trovano ad affrontare un ambiente stimolante e la stragrande maggioranza di loro sostiene l'idea che la partecipazione al dibattito politico e l'impegno con i cittadini e giornalisti è necessaria per promuovere il loro lavoro e la carriera.
OCCHIO A NON BANALIZZARE. Questo nonostante spesso e volentieri i puristi della categoria pensino che mischiare grande pubblico e serietà scientifica sia un grande errore che ha il risultato di banalizzare le scoperte e la valenza degli argomenti in oggetto.

I social network stimolano la diffusione delle ricerche scientifiche

Darmstadt (Germania): scienziati all'interno del centro di controllo Esa.

Se questo mood appartiene alla vecchia scuola accademico-scientifica a cui siamo abituati, ancora una volta sono i nuovi social media e il loro utilizzo a modificare i trend e a rappresentare un’eccezionale risorsa per amplificare il dibattito interno al mondo scientifico.
I nuovi media digitali permettono agli scienziati di interagire anche con i non addetti ai lavori e dare spazio ad approfondimenti che fanno del bene alla diffusione della conoscenza scientifica.
BENEFICI ALLA PROFESSIONE. Gli intervistati ritengono infatti che l’avvento di Facebook, Twitter e Linkedin abbia creato un contesto estremamente stimolante per la ricerca scientifica, ma non solo: la maggioranza degli interpellati afferma che la partecipazione al dibattito politico e l'impegno con i cittadini e/o i giornalisti è necessario per promuovere la propria professione.
Il 43% degli intervistati è convinto che la copertura mediatica del proprio lavoro e l'uso dei social media vada a beneficio della carriera.
Attraverso i canali digitali poi ci si tiene aggiornati sulle novità che si moltiplicano sempre più velocemente al di fuori dei loro laboratori.
PERICOLO SENSAZIONALISMO. Dall’altro lato, dimostrando una certa lealtà intellettuale, la maggior parte degli scienziati crede che la sovraesposizione delle notizie scientifiche pone alcune problematiche: il 79% di essi sottolinea quanto, concentrandosi sul “fare notizia”, sia forte il rischio di non distinguere più le scoperte scientifiche fondate da quelle non scientificamente provate.
Senza contare che il 52% degli intervistati esprime un certo timore riguardo al fenomeno di una semplificazione delle ricerche a discapito del valore scientifico delle stesse.
Ciò nonostante, quasi il 50% degli scienziati di Aaas afferma che «spesso» o «ogni tanto» ha svolto due o più delle seguenti attività: 1) Comunicare con i non esperti su temi scientifici, 2) parlare con i media, 3) utilizzare i social media, 4 ) utilizzare un blog.
Ovviamente, i più impegnati “digitalmente” sono i giovani: il 46% di chi ha un’età tra i 18 e i 49 anni, e il 44% di quelli tra i 50 e i 64 svolge regolarmente attività 2.0.
UNA SFIDA PER I PROFESSIONISTI. Questi risultati pongono una sfida di comunicazione, che deve portare i professionisti del settore a escogitare format di informazione in grado di integrare verità scientifica e notiziabilità, senza snaturare necessariamente in tutto o in parte il valore delle notizie che si stanno trattando.
Sono molti i player sul mercato che trarrebbero beneficio dalla possibilità di spendere le competenze e le scoperte dei propri ricercatori per raggiungere un pubblico più ampio dei soli addetti ai lavori.
I risultati di questo studio dimostrano che per l’informazione scientifica c’è un ampio spazio di influenza pronta per essere sfruttata, in un mondo che volente o nolente si sta dirigendo sempre di più verso lo sviluppo della tecnica e delle conoscenze scientifiche applicate.

*Professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma

Twitter @gcomin
cominandpartners.com

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