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COSTUME 28 Febbraio Feb 2015 0900 28 febbraio 2015

Tinder, la blogger: «Sesso? Sì, ma mi sono innamorata»

Rapporti fugaci, incontri assurdi. Ma anche colpi di fulmine. L'autrice del blog Diario di una ragazza (non troppo) per bene : «Vi svelo tutto sul dating online».

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Se avete uno smartphone e abitate a Roma oppure a Milano, è molto probabile che ne abbiate già sentito parlare.
Se siete single, è ancora più probabile.
Nel cielo del mobile dating brilla da qualche tempo la stella di Tinder.
Nata a Los Angeles, sperimentata nei campus delle università americane e poi sviluppata dal gigante Iac, l'app 'da rimorchio' conta circa 24 milioni di utenti in tutto il mondo e punta a raddoppiarli entro la fine del 2016.
In Italia, però, chiunque digiti su Google la parola 'Tinder' è destinato a trovare, tra i primi risultati di ricerca, non la solita pagina di Wikipedia o siti specializzati in tecnologie per incontri virtuali.
Ma il link a un blog dal vago sapore esistenzialista: Diario di una ragazza (non troppo) per bene.
«TINDER È UNA RIVOLUZIONE». L'autrice si fa chiamare Serena.
Ha 31 anni, una laurea in filosofia e appartiene a una famiglia dell'alta borghesia milanese, che il suo blog non immagina nemmeno cosa sia.
Forse perché Tinder «è una nuova generazione, un mondo potentissimo che sta appena iniziando. Sempre di più in futuro le relazioni umane verranno vissute attraverso simili strumenti», ha raccontato Serena a Lettera43.it. «Chi oggi vive in coppia, questa fase se la sta un po' perdendo. Anche se poi ci sono molti uomini e donne sposati su Tinder. Ma questo è un altro discorso».
SESSO, AMICIZIE E AMORI. Nel suo blog - sottotitolo: 'parodie di relazioni' - Serena racconta cosa le succede usando l'app che sta cambiando la vita sociale di milioni di persone.
«Le mie regole sono due. Niente sesso al primo appuntamento e primo incontro in un luogo pubblico. Con qualcuno sono diventata amica, altri non li ho più visti. Con altri ancora c'è stato un incontro più passionale. E di uno mi sono pure innamorata».

Serena, autrice del blog 'Diario di una ragazza (non troppo) per bene'.

DOMANDA. Perché ha deciso di chiamare così il suo blog?
RISPOSTA.
Mi capitò tra le mani l'autobiografia di Simone de Beauvoir, Memorie di una ragazza perbene. Ho tramutato il titolo in Diario, perché è lo stile che mi si addice di più.
D. Come mai 'per bene, ma non troppo'?
R.
Io amo le vie di mezzo. Forse è questo il significato più importante che do al mio blog. Il mio punto di vista sulla vita è un relativismo estremo e quella parentesi inquadra la mia natura. Un essere umano non è mai solo 'per bene' o solo 'per male', dipende.
D. De Beauvoir, però, racconta anche di uno scontro con l'ambiente sociale d'origine. Vale anche per lei?
R. Non ci avevo mai riflettuto, ma credo di sì. Una volta in effetti l'ho anche scritto: tra me e mio padre ci sono 50 anni di differenza. Mi rapporto con un'eredità familiare che appartiene a un passato ormai davvero quasi remoto, novecentesco. Mio padre è un uomo che proviene dall'epoca delle guerre mondiali. La mia rivoluzione digitale si confronta con quel sistema di valori.
D. I suoi genitori sanno cos'è Tinder?
R. No. Non sanno che io lo uso e non conoscono il mio blog. Prima del nostro incontro, sono stata contattata da una media company molto nota. Volevano farmi un'intervista, riprendermi in video. Ho pensato: questo potrebbe essere un problema per la mia famiglia. Perché l'argomento è un po' scottante.
D. Come ha iniziato a usare Tinder?
R.
Un mio compagno di università me ne parlò a una festa di laurea, esattamente un anno fa. Aveva cominciato a sperimentarlo ed era entusiasta. Qualche mese più tardi ero a pranzo da un'amica. Mi parlava di Tinder e nel frattempo scaricava l'app sul mio smartphone, iniziando a usarla per conto mio.
D. Ha funzionato?
R. Sono venuti fuori dei match, cioè dei reciproci 'mi piace'. Poi però sono tornata a casa e ho iniziato a provarci da sola. Swippando a destra e a sinistra finché non ho fatto il mio primo vero match. Con il Principe.
D. Chi è il Principe?
R. È il protagonista del mio blog, il personaggio più importante e ricorrente. Parlo sempre di lui, sostanzialmente. È il mio primo match, la mia prima chat, ma non il mio primo incontro nato su Tinder. Però è lui che mi ha svezzata al mondo del dating online.
R. In che senso?
D. Prima di Tinder non l'avevo mai fatto, neanche su Facebook. Nessuno mi ha mai rimorchiato su Facebook: gli appuntamenti online per me sono iniziati con Tinder.
D. Quali sono gli altri personaggi?
R. Ci sono quelle che chiamo le connessioni più importanti, durature nel tempo, e al polo opposto le connessioni perse, sparite nel nulla. Le categorie, invece, definiscono personaggi minori, che però mi hanno colpita per qualche motivo. È un mondo favolesco, fatto di storie che hanno un filo rosso in comune: la virtualità delle percezioni.
D. Cosa intende?
R. La virtualità, dal mio punto di vista, è sempre la virtualità delle percezioni. Fa parte di noi anche nella cosiddetta 'vita reale', quella che si svolge offline. Perché differenzia il nostro punto di vista soggettivo dalla realtà che abbiamo davanti. La virtualità è ovunque, è il percorso della conoscenza, il ponte da attraversare per incontrare l'altro.
D. Qual è allora la particolarità di Tinder?
R. Pone alla virtualità delle condizioni diverse, nuove. Perché non è la discoteca, non è il parco, non è la gelateria, non è il luogo di lavoro. È un altro luogo, con delle condizioni particolari. Dove tutti comunque sono ben predisposti ad ascoltare l'altro, innanzitutto.
D. Parla sul serio?
R. Sì. In base alla mia esperienza, Tinder è un'app che aiuta a essere se stessi nel rapporto con gli altri. Perché pone una distanza originaria e le distanze servono a qualcosa. Sono giuste, le distanze. Aiutano a definire i confini. Se uno è dentro i propri confini si sente più a suo agio, riesce con più facilità a essere se stesso. Le distanze servono a questo, anche quelle virtuali.
D. Su Tinder quindi è possibile conoscere qualcuno in maniera più profonda rispetto ai luoghi classici della vita sociale?
R.
Dipende. Se il paragone è, per esempio, con l'incontro mediamente possibile una sera in discoteca, allora meglio Tinder. Come per ogni comportamento umano, l'essenziale è darsi delle regole.
D. Quali sono le sue?
R. Niente sesso al primo appuntamento e primo incontro in un luogo pubblico. In discoteca sarebbe impossibile. Se dici a uno 'andiamo a fumarci una sigaretta', lui si aspetta come minimo di fare petting selvaggio! Come puoi conoscerlo? Su Tinder è diverso e la cosa ha i suoi vantaggi.
D. Insomma, il Principe in discoteca non lo avrebbe mai conosciuto...
R. Credo proprio di no. Il suo problema, però, è che non vuole una relazione.
D. Lei invece sì?
R. Discorso complesso. Un tempo ci si fidanzava sei mesi prima del matrimonio. Il fidanzamento era la promessa di matrimonio. E mentre i futuri fidanzati si conoscevano, facevano comunque del sesso in giro, no? Gli uomini molto più che le donne.
D. Dove vuole arrivare?
R. Il punto è che io non voglio provare a vedere com'è andare in giro mano nella mano! Mi vergogno. Stesso discorso per la fedeltà. Non perché io abbia voglia di fare sesso con chiunque, ma perché è una cosa che non si può promettere prima. Non ha senso e gli uomini non dovrebbero chiederla.
D. Come bisognerebbe comportarsi allora?
R. Ci si frequenta, ci si conosce, se c'è sesso bene, si vede come va. E se va bene ci si fidanza, perché si dice: «Ok, ci amiamo, facciamo dei figli». Ma è un discorso che gli uomini fanno fatica a seguire. Dunque, io non sopporto né chi dice 'voglio una relazione', né chi dice 'no, non la voglio'.
D. Un personaggio del suo blog che ho trovato molto divertente è lo Squilibrato.
R. Sì, diciamo che con lui ci ho messo poco a capire che tipo fosse. Abbiamo chattato, voleva incontrarmi subito. Ci siamo messi d'accordo per un'ora. A casa sua non ci volevo andare, gliel'ho spiegato. Lui però a un certo punto vedeva che io mi connettevo su Tinder anche dopo aver preso l'appuntamento.
D. E si è arrabbiato?
R. Ha mostrato il suo animo bipolare. Prima tutto tenero, poi ha iniziato a darmi della prostituta, dopo altri 10 minuti mi ha scritto: «Amore, dai, chiamami»! Insomma, ho capito subito che non era il caso di incontrarlo. Di raccontarlo sì.
D. Cosa risponde a chi sostiene che Tinder uccide il romanticismo?
R. Vadano a leggersi la mia storia con il Principe. Dal mio punto di vista è molto romantica. Ci siamo visti tre volte, ma va avanti da sei mesi.
D. Com'è andata?
R. Match su Tinder, chattiamo, ci scambiamo il contatto Facebook. Vado sul suo profilo e subito capisco che potrebbe piacermi sul serio. Mi sono stupita. Non mi aspettavo una cosa del genere da Tinder.
D. E poi?
R. Scrivo nome e cognome su Google e trovo un video in cui rilascia un'intervista. Non è più solo una foto. Il problema di Tinder sono le foto, perché dalle foto è difficile capire la personalità. La personalità vive nel movimento, quando ci sarà la possibilità di caricare dei video sarà una svolta. Comunque: l'ho visto in video e ho avuto il mio colpo di fulmine. Era esattamente come me lo ero immaginato.
D. Quando vi siete incontrati?
R. Un mese dopo. Abbiamo passato una bellissima serata insieme e ho dormito da lui. Il giorno dopo mi ha scritto: «Come va?». Io: «Bene, mi hai colpita». E lui: «Però io non cerco una relazione. Meglio non affondare».
D. Molto tranchant...
R. Ho subito replicato: «Meglio non affondare da sola! Perché io con te invece affonderei». Insomma, sono stata da subito romanticissima con lui, per me è una storia molto romantica. Non so dal suo punto di vista, ma immagino che sia così anche per lui. Visto che poi passano i mesi, ci siamo rivisti e lui continua a cercarmi.
D. Non solo sesso, quindi. Su Tinder è possibile innamorarsi?
R. Sì. Il problema però è che Tinder genera ancora imbarazzo. Uno me l'ha scritto proprio. Gli riesce difficile pensare che una storia d'amore possa nascere su Tinder. Ma la questione sorge quando si va in società: è tutto lì il problema!
D. In che senso?
R. Alla domanda «dove vi siete conosciuti?», rispondere «su Tinder» è ancora imbarazzante. Eppure a questo ragazzo io piaccio. Sono mesi che mi scrive, mi invita a cena, eccetera. Però poi scatta il pregiudizio e all'ultimo momento si ritrae, proponendo di vederci «la prossima settimana».
D. Ma il successo di Tinder si basa sul fatto che tutti vogliono fare sesso, secondo lei?
R. No. Torniamo ai massimi sistemi. In fondo alla vita, per me, non c'è il sesso, non c'è il potere, ma c'è il bisogno di un contatto umano. Una delle cose più belle che mi lascerà il mio blog sono le statistiche delle key word che portano ai miei racconti. La maggior parte sono 'sconosciute', Google non mi consente di vederle. Ma le altre le vedo.
D. Per esempio?
R. Una persona in particolare mi ha fatto tenerezza, perché è arrivata sul mio blog digitando: 'Ho bisogno di un contatto umano'. Sostanzialmente è di questo che abbiamo bisogno. Di non sentirci soli. La solitudine, per noi, è la morte.
D. Il punto chiave è mettersi in gioco?
R. Sì. Il pregiudizio è forte finché non interviene l'esperienza diretta, la testimonianza dell'esperienza diretta. Perché il racconto dà all'altro la speranza di poter superare il suo pregiudizio. L'esperienza diretta è contagiosa. È come superare un piccolo gradino. Poi, però, è un fiume in piena.
D. Tanto che i suoi lettori sono diventati anche scrittori...
R. Sì, moltissimi mi mandano i racconti delle loro esperienze. Non li pubblico tutti, solo quelli che mi sembrano più significativi. Sono stata contattata quasi subito anche dallo staff di Tinder.
D. Segno che l'esperimento funziona.
R. Mi piace pensare che Tinder, che vuol dire 'esca', sia un po' anche l'esca del mio blog. Attiro visitatori parlando di Tinder e fintamente parlo di sesso. Ma in fondo è un pretesto per raccontare il mio punto di vista sulle relazioni e condividerlo con gli altri.

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