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PIANETA 2 Marzo Mar 2015 1608 02 marzo 2015

Santa Sede, Repam: una rete per l'Amazzonia

Tutela 30 milioni di persone, 390 popoli indigeni e le foreste tropicali del territorio amazzonico.

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Mihaela Noroc ha fotografato una ragazza della foresta dell'Amazzonia.

In Vaticano, il 2 marzo, è stata presentata la Repam, Rete Ecclesiale Panamazzonica, nata a Brasilia nel settembre 2014 con l'intento sia di unire le forze in difesa dell'Amazzonia e dei suoi 6 milioni di chilometri quadrati di foresta tropicale, sia di proporre un modello di sviluppo alternativo solidale che si basi sull'abolizione dello sfruttamento della natura in funzione degli interessi economici delle multinazionali.
Queste ultime hanno già distrutto, con la deforestazione, il 20% delle foreste tropicali, con un totale disinteresse non solo verso l'ambiente, ma anche verso i popoli amazzonici che abitano quelle terre, tra i quali 390 popoli indigeni.
DARE VISIBILITÀ ALLA RETE. Al convegno, tenutosi nell'aula Giovanni Paolo II, hanno presentato la Rapamil cardinale Peter Turkson, presidente del pontificio consiglio giustizia e pace, l'arcivescovo peruviano Pedro Ricardo Barreto Jimneo, il segretario generale di Caritas Internationals Michel Roy, Maurizio Lopez Oropeza di Caritas Ecuador, e il cardinale Claudio Hummes, che è intervenuto in audiocollegamento.
Il cardinale Turkson ha spiegato che la scelta di annunciare la Repam anche in Vaticano nasce «non solo per l'alto significato simbolico che la sede di San Pietro riveste per la Chiesa, ma anche per la volontà di dare visibilità alla rete, al suo funzionamento, alle sue priorità di azione, agli alleati e alle modalità di accreditamento».
UN MODELLO DA SEGUIRE. Il porporato africano ha sottolienato che la rete «potrebbe servire come modello per le chiese di altri continenti che si trovano a dover affrontare sfide analoghe, come ad esempio la promozione dei diritti umani, la cooperazione tra Chiesa e istituzioni pubbliche, la prevenzione dei conflitti, l'uso delle risorse e la preservazione delle culture e dei modi di vivere di diversi popoli».
Infine, Monsignor Fridolin Ambongo, presidente della Commissione giustizia e pace dei Grandi Laghi (Repubblica del Congo, Ruanda e Burundi) e della Commissione per le risorse naturali della Chiesa del Congo, ha raccontato che «nella foresta equatoriale, bande armate stazionano nelle zone dove si estraggono minerali: le sfide», ha detto, «sono le stesse che in Amazzonia. Da noi è un problema di vita o di morte, perché se hanno trovato petrolio e diamanti, sicuramente sappiamo che l'indomani ci sarà una guerra».

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