SCIENZA 5 Marzo Mar 2015 0800 05 marzo 2015

Marte, mari e fiumi coprivano il pianeta 4,5 milioni di anni fa

Oltre il 20% del suolo era sommerso dall'acqua. Il corpo celeste era caldo e ricco di oceani. Foto.

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Quando era un pianeta giovane, Marte era caldo e ricco di oceani.
Già 4,5 miliardi di anni fa ricoprivano oltre il 20% della sua superficie e l'acqua che li costituiva è rimasta nell'atmosfera del Pianeta rosso molto più a lungo di quanto si credesse (guarda le foto).
Nel corso del tempo, però, ben l'87% dell'acqua marziana è andata perduta.
Lo hanno calcolato i ricercatori del Goddard space flight center della Nasa guidati da Geronimo Villanueva che hanno realizzato la prima mappa bidimensionale delle acque marziane.
DATI RACCOLTI DAL 2008 AL 2014. A questo risultato, pubblicato il 5 marzo sulla rivista Science, gli scienziati sono arrivati utilizzando i dati raccolti tra il 2008 e 2014 da tre potenti telescopi terrestri, l'Eso Paranal in Cile, il Keck observatory e il Nasa Infrared telescope facilitiy delle Hawaii.
Le mappe mostrano che la distribuzione dell'acqua presente nell'atmosfera e degli elementi che la costituiscono (tra cui idrogeno pesante o deuterio) varia da stagione a stagione e anche da regione a regione.
DUE TIPI DI ACQUA. A far capire ai ricercatori che Marte è stato bagnato dalle acque per molto più tempo di quanto immaginato è stata l'analisi della proporzione tra l'acqua pesante (cioè ricca di deuterio) e quella normale, in alcune aree fino a cinque-sette volte più alta di quella degli oceani terrestri.
«In sostanza, gli atomi di idrogeno dell'acqua normale si sono persi nello Spazio, mentre quelli di deuterio sono rimasti su Marte», ha spiegato Geronimo Villanueva. All'inizio della sua storia «abbiamo calcolato che sul Pianeta ci fosse abbastanza acqua da coprire oltre il 20% della sua superficie. C'era un oceano profondo circa un chilometro, una profondità simile a quella del Mar Mediterraneo. Dati questi che aumentano la probabilità dell'abitabilità di Marte».
APPUNTAMENTO NEL 2016. Grazie a questi risultati sarà possibile ricostruire la perdita di acqua che ha subito Marte nel tempo e cercare in modo più preciso le riserve acquifere sotto la sua superficie.
«Per il lancio della missione dell'Agenzia spaziale europea (Esa) ExoMars, nel 2016, stiamo sviluppando uno strumento che misurerà la 'firma' e segni distintivi di processi biologici e geologici attivi».

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