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NATURA 6 Aprile Apr 2015 1700 06 aprile 2015

Xylella e gli altri: batteri e insetti killer d'Italia

In Puglia ulivi distrutti dalla xylella. E l'elenco dei killer è lungo: popillia japonica, vespa velutina, aethina tumida. La rovina degli agricoltori.

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C'è un microscopico pericolo che si aggira per le campagne del Salento, seccando gli ulivi e provocandone la moria.
Invisibile all'occhio umano, ma non per questo meno terribile: la xylella fastidiosa sta mettendo in ginocchio una vasta area della Puglia, tra Gallipoli e Santa Maria di Leuca, ma minaccia di estendersi al resto d'Italia e colpire anche ciliegi, mandorli e oleandri.
Il primo aprile il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha risposto a un question time alla Camera, spiegando che si tratta di «un nuovo ceppo batterico, geneticamente vicino alla subspecie Pauca, originario del Costa Rica».
LOTTA CONTRO L'ERADICAZIONE DELLE PIANTE. E intanto si moltiplicano gli appelli di Legambiente per il ricorso a «buone pratiche agricole e interventi mirati», evitando l'eradicazione delle piante malate, e i ricorsi degli agricoltori contro il piano da 13 milioni di euro del commissario straordinario per l'emergenza, Giuseppe Silletti, che prevede la distruzione delle colture infette e l'eventuale ricorso ai pesticidi.
DISTRUGGONO LE PIANTE E UCCIDONO LE API. Ma la xyella non è l'unico killer con cui i contadini italiani devono fare i conti.
Insetti e batteri prolifici e voraci mettono in pericolo i castagni, il mais, persino le api italiane. Sono piccoli eppure letali, e la loro diffusione rischia di distruggere le colture e gli ambienti boschivi.
Dalla popillia japonica che imperversa nel Paese dall'estate del 2014, alla diabrotica virgifera. Ecco la black list delle campagne italiane.

1. Xylella fastidiosa: il batterio che sta distruggendo gli ulivi

La homalodisca vitripennis, la cicalina che porta la xylella.

Batterio che attacca vite, aranci e ulivi, responsabile della malattia di Pierce, della clorosi variegata e del cancro degli agrumi.
Arrivato nel 2010 dal Belgio con la sottospecie xylella fastidiosa fastidiosa, è tornato a infestare il Sud Italia, e in particolare gli ulivi la Puglia.
Le piante che ne vengono colpite si seccano. È trasportato dalle cicaline homalodisca.

2. Popillia japonica: le larve che mangiano le radici

La popillia japonica.

Originaria del Giappone, la Popillia japonica è un coleottero pericoloso per l'ambiente ancora prima di diventare grande.
Le sue larve, infatti, si nutrono delle radici delle piante. Possono attaccare 295 specie vegetali, di cui almeno 100 importanti per l'agricoltura (mais, vite, pomodoro, meli, fiori). In Italia è arrivato nell'estate del 2014.

3. Anoplophora chinensis: il tarlo che fa cadere gli alberi

L'anoplophora chinensis.

Chiamato impropriamente tarlo asiatico, l'anoplophora chinensis è originaria dell'estremo oriente.
Depone le uova nelle cortecce di piante giovani e vigorose, e le sue larve, dotate di potenti mandibole, scavano il tronco dall'interno per nutrirsene, provocando la caduta degli alberi.
È arrivata in Italia nel 2010, probabilmente 'a bordo' di qualche bonsai diffondendosi rapidamente nel comune di Parabiago e in altri della Lombardia.

4. Aedes albopictus: la zanzara che punge di giorno

L'aedes albopictus, anche nota come zanzara tigre.

L'aedes albopictus, la tremenda zanzara tigre è arrivata in Italia negli Anni 90.
Originaria del Sud Est asiatico, si è diffusa rapidamente nelle zone con clima tropicale in Africa, America e Oceania, prima di adattarsi anche a fasce climatiche più fredde.
Lunga da 2 a 10 millimetri e caratterizzata da un corpo nero striato di bianco. Aggressiva, invasiva, attiva anche di giorno, punge uomini e altri animali, trasmettendo agenti patogeni come i virus della febbre del Nilo, della febbre gialla e della dengue da una specie all'altra.
Nel 2007, a Ravenna, fu responsabile della diffusione dell'unica epidemia di chikungunya in Europa (200 persone contagiate).

5. Dryocosmus kuriphilius: la vespa ghiotta di castagne

Il dryocosmus kuriphilius.

Il dryocosmus kuriphilius, comunemente conosciuto come vespetta galligena del castagno, è approdata in Italia nel 2002, nella provincia di Cuneo.
Deve il suo nome alla sua preda preferita, il castagno, e ai segni che vi lascia dopo il suo passaggio, ingrossamenti tondeggianti detti galle su germogli e foglie.
La sua diffusione ha portato seri problemi alla produzione di castagne, ma l'introduzione nel suo habitat del parassita Torymus sinensis promette di ristabilire l'equilibrio nel giro di 6-7 anni.

6. Vespa velutina: la nemica delle api

Una vespa velutina attacca un'ape in volo.

Simile al calabrone, aggressiva come una comune vespa con l'uomo, autentica minaccia per le api.
La vespa velutina, originaria del Sud Est asiatico, è arrivata in Europa (e in Italia) a partire dal 2004.
Si nutre di api, che riesce ad afferrare in volo. È tra le cause della moria che da anni si sta verificando in Europa, con un notevole calo della produzione di miele e affini.

7. Aethina tumida: il coleottoro che scava gli alveari

Larve di aethina tumida infestano un alveare.

Comunemente noto come coleottero degli alveari, l'aethina tumida infesta le colonie d'api provocando la perdita di miele e polline.
Le sue larve scavano i favi, vi mangiano e defecano, facendo fermentare il miele.
Originaria del Sudafrica, dove l'ape del capo (unica sottospecie di mellifera sul territorio) ha imparato a difendersi, è arrivata nel Sud Italia nel settembre 2014.
Grosse infestazioni provocano la sciamatura (l'abbandono dell'alveare di uno sciame di operai guidate dalla regina) di parte delle api.

8. Diabrotica virgifera: l'insetto che distrugge il mais

La diabrotica virgifera, nemica del mais.

Insetto dell'ordine Coleoptera, di origine americana, la diabrotica virgifera rappresenta uno dei pericoli principali per le monocolture di mais, di cui va ghiotto.
In Italia è stato avvistato per la prima volta nel 1998, vicino all'aeroporto Marco Polo di Venezia.
Poi si è diffusa in Lombardia, vicino a Malpensa, e in Piemonte, in provincia di Novara. A provocare i danni sono tanto le larve quanto gli adulti.
Attaccando l'apparato radicale indeboliscono la pianta, riducendone la capacità di assorbimento dell'acqua. Le piante colpite assumono una conformazione definita 'a collo d'oca'. La rotazione delle colture è uno dei sistemi più efficaci per sconfiggerla.

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