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QUERELLE 15 Aprile Apr 2015 1816 15 aprile 2015

Google-Ue, gli algoritmi della discordia

Per l'Ue Big G manipola le ricerche in modo che i concorrenti finiscano in fondo. Possibile multa di 6 miliardi. E il caso rischia di diventare politico.

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Google avrebbe violato le regole sul monopolio.

Oltre il 90% delle ricerche su internet. Più dominante che negli Usa. In Europa Google non ha rivali, e per chiunque voglia esistere in Rete è praticamente l'unica soluzione possibile.
Sebbene la compagnia ritenga che le cifre siano fuorvianti, e che servano altri indicatori per misurare un mercato aperto come quello dello shopping online, l'Unione europea è decisa a far chiarezza sui suoi comportamenti anti concorrenziali.
MULTA FINO A 6 MILIARDI. L'ipotesi dell'accusa, però, è proprio che Google abbia sfruttato la sua posizione dominante per ostacolare l'ingresso nel mercato da parte di società più piccole, e abbia provato a limitare i ricavi dei suoi competitor maggiori. Come avrebbe fatto? Combinando le ricerche in modo che i risultati più alti risultassero quelli legati ai suoi servizi di e-commerce, facendo finire in fondo quelli della concorrenza.
Per questo, Google rischia di essere condannata a pagare una multa che può arrivare fino al 10% del giro d'affari dell'anno precedente. Nel 2014, Mountain View ha mosso 66 miliardi di dollari (poco più di 62 miliardi di euro) e la sanzione potrebbe dunque arrivare a superare i 6 miliardi.

L'UE CHIEDE RICERCHE PIÙ EQUE. Quello che chiede l'Unione europea non è una modifica temporanea della pagina, ma la garanzia che, da qui in avanti, le ricerche siano regolari ed eque.
La compagnia ha 10 settimane di tempo per rispondere alle accuse. Poi è prevista una fase in cui la commissione ascolta le parti in causa. Considerando l'importanza del caso è probabile che alle udienze prendano parte anche inviati dei governi nazionali in cui hanno sede le società che hanno fatto causa.
Un'operazione che, in questo caso, potrebbe durare giorni, dal momento che a ricorrere sono circa 20 imprese, tra cui il portale di viaggi Expedia, Streetmap (concorrente di Google Maps) e Microsoft. Non è dunque una questione che riguarda solo lo shopping online, anzi, le conclusioni del procedimento potrebbero valere anche per altri settori.
MICROSOFT PAGÒ 2 MILIARDI. È dalla causa intentata contro Microsoft, che occupò praticamente tutto il decennio dei Novanta e si concluse con una multa di 2 miliardi di euro contro la compagnia americana, che l'Ue non si trova ad affrontare un caso così grande.
La querelle con Google va avanti da tempo, e per un certo periodo si è ritenuto possibile arrivare a un accordo tra le parti. Ma il tentativo di mediazione dell'allora commissario per la Concorrenza Joaquin Almunia andò in porto solo per tre punti su quattro.
Mountain View offrì ai rivali la possibilità di sottrarsi volontariamente allo scraping (la raccolta di dati forniti dagli utenti sui servizi dei rivali che Google utilizza per migliorare i suoi), accettò di rinunciare all'esclusiva su chi utilizza i suoi servizi di pubblicità (come Google Adsense), accolse l'istanza di chi chiedeva una più facile migrazione su altre piattaforme delle campagne generate con AdWords.
UN NUOVO LAYOUT NON BASTA. A restare in sospeso fu proprio la questione legata agli algoritmi di ricerca. Google offrì un nuovo layout per dare maggior risalto alla concorrenza, ma questa ritenne la soluzione inadeguata e addirittura peggiorativa per i loro interessi.
E ora la sfida, dal piano delle nuove tecnologie, rischia di spostarsi su uno decisamente più politico. Google contro Bruxelles, Usa contro Ue.

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