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SPIRITO ASPRO 2 Maggio Mag 2015 1144 02 maggio 2015

Periscope e la banalità della diretta

Colazioni, inaugurazioni, concerti. Ma tenete l'app lontana dai politici.

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L'app Periscope potrebbe mettere in pericolo il copyright.

Non è stato un exploit epocale come quello di Twitter durante la Primavera araba, ma Periscope, l'app figlia dell'uccellino, venerdì ha vissuto la sua apoteosi: inaugurazione di Expo2015, i disordini in centro a Milano, concertone del Primo Maggio, tutti eventoni da catturare in diretta e servire a bocconcini, caldi caldi, senza bisogno di covare i video negli smartphone neanche quel tanto che basta per condividerli sui social.
UN GAME A PORTATA DI TUTTI. Il «Game of Streaming» non è più solo appannaggio di Lord Blog Grillo e dei suoi accoliti, ma è alla portata (per ora) di tutti quelli che possiedono un iPhone o un iPad, gli unici dispositivi per cui Periscope è disponibile. Un milione di utenti in pochi giorni: a quanto pare se ne sentiva proprio un gran bisogno, dell'applicazione che regala il bello della diretta, ma più spesso il banale della diretta, l'autoreferenziale, il narcisistico, il pasticciato, il «cagatemi per favore, sono interessante».
Scrivere un tweet era troppo difficile: con Periscope non è più strettamente indispensabile nemmeno il requisito dell'alfabetizzazione.
Per carità, non scadiamo nel moralismo misoneista: Periscope è più o meno il Twitter dell'immagine. Prendersela con l'odierna smania collettiva di apparire, di dimostrare la propria esistenza, come fanno i soloni da corsivetto, è snobismo classista. C'è chi ha il posto fisso a vita nelle pagine dei giornali o in tivù, con visibilità regolare, garantita e lautamente retribuita (buon per lui, per carità) e c'è chi si arrabatta gratis per essere visto o letto per qualche secondo, a costo di pigiarsi in 140 caratteri o di collegarsi puntualmente ogni mattina per condividere (visivamente) la propria colazione.
Non è che chi ha più di 50 anni e scrive sui giornali da 30 abbia necessariamente più diritto di essere visto e letto di chi è meno vecchio e famoso.
IL DEPISTAGGIO DEL NOME. Piuttosto è quel nome, Periscope, che depista: il periscopio permette una visione a 360 gradi, l'app per lo streaming ti dà 360 visioni di un grado, il frammento di mondo inquadrato dall'iPhone di chi sta filmando.
Il periscopio permette all'osservatore di restare nascosto, con Periscope il follower può interagire, commentare in diretta il video ed esprimere il suo gradimento con dei cuoricini. Narra Wikipedia che il primo utilizzatore, e forse inventore, del periscopio fu Gutenberg, l'inventore della stampa, per consentire a una folla di pellegrini di vedere al di sopra delle teste durante una festa religiosa ad Aquisgrana.
Per adesso Periscope ci permette di scorgere soprattutto quel che fa Fiorello a ogni ora del giorno, e in genere quel che ruota intorno all'ombelico del periscopante, ma, come ai tempi di Gutenberg, dà il meglio di sé nelle occasioni che prevedono assembramenti di pellegrini, come concerti e inaugurazioni di esposizioni universali.
TENETELO LONTANO DAI POLITICI. Il rischio è che, com'è successo per Twitter, se ne impadroniscano i politici. Dobbiamo temere di più le periscopate anti-gufi di Renzi, piene di Italia che cambia verso e buone scuole, quelle allucinate di Grillo o quelle di Salvini dai campi rom?
Ma chissà, se l'attuale premier ha trasformato questo web sordo e grigio in un bivacco per i suoi tweet, forse il suo successore si formerà, microvideo dopo microvideo, su Periscope. E la prossima riforma elettorale prevederà la sostituzione del voto con il cuoricino. Che, fra l'altro, fa risparmiare un sacco in carta e matite.

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