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SPIRITO ASPRO 9 Maggio Mag 2015 1007 09 maggio 2015

La Xylella sputacchiella dissecca i neuroni

In Puglia niente cure per gli ulivi e ci si affida alle processioni dei vescovi.

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Ulivi affetti da xylella in Salento.

Farfallina o Cicalella? Purtroppo il dibattito pre-estivo non verte sul nuovo tatuaggio di Belen, ma sull'insetto responsabile della diffusione della xylella, il batterio che uccide gli ulivi pugliesi. Che di primo nome faccia farfallina o cicalella, di secondo fa «sputacchiella», tanto per rimare con xylella e continuare con le improbabili assonanze da Melevisione. Tanto leziose quanto beffarde, perché la situazione è maledettamente seria: un milione di piante infette, il 10 per cento del patrimonio olivico della provincia di Lecce.
UNA TERRA SENZA ALBERI DIVENTA SABBIA. Il Tar ha sospeso il piano anti-xylella del commissario all'emergenza Silletti, che prevedeva la distruzione di tutte le piante, sane o malate, intorno ai focolai; è quel che fanno i coloni israeliani con gli uliveti dei palestinesi in Cisgiordania, solo che il loro obiettivo non è scacciare i parassiti degli alberi, ma gli uomini che li coltivano.
Spogliata dei suoi alberi una terra diventa un deserto, senza le radici che lo trattengono e lo rendono coeso, un terreno diventa sabbia in balia del vento. E in Salento ci sono ulivi vecchi di mille anni, che hanno visto Federico II e i crociati in partenza per la Palestina, inquieta oggi come allora.
GLI ULIVI CHE HANNO VISTO LA STORIA. Ma alla xylella sono quelli che piacciono di più: lei snobba i giovani, capaci di opporle una minima resistenza, e punta agli alberi vecchi e imponenti. E questi austeri, invincibili vegliardi dalle chiome verde-argento, che nel corso dei secoli hanno resistito a tutto, soccombono a un minuscolo, insignificante ma voracissimo batterio originario del Costarica e arrivato in Europa a bordo di piante ornamentali di caffè, e la cui specialità è ostruire i canali della linfa e disseccare completamente la pianta ospite.

Un piano per fermare la xylella dei cervelli ancora non c'è

Un ulivo infetto da Xylella fastidiosa a Brindisi.

L'unico modo per contenere il dilagare di xylella, che ha già attaccato decine di altre specie da frutto, dal mandorlo al ciliegio, e arbusti della macchia mediterranea, è distruggere le sue vittime e i possibili contagiati e, nelle zone non ancora interessate dal batterio malefico, mettere al bando le piante provenienti dai territori già colpiti. Da monumenti custodi dell'identità del territorio, oltre che preziosa risorsa economica, gli alberi diventano appestati da eliminare e untori da mettere al bando.
È comprensibile tanto la riluttanza degli olivicultori del Salento a permettere l'ecatombe vegetale, quanto la benevolenza del Tar verso le loro lagnanze, ma «dum Romae consulitur, olivum captum»: la xylella si sgranocchia l'olivicoltura pugliese e assaggia altre coltivazioni, in attesa di gettarvisi sopra. Sospeso il piano Silletti, l'unico intervento contro la peste ulivicola sembrano le processioni dei vescovi per implorare l'aiuto di Dio: del resto chi se non lui dovrebbe salvare l'albero più popolare delle Sacre Scritture, presente nel becco della colomba di No e sul monte dove Gesù passa l'ultima sera di libertà prima di essere catturato?
ABOLIZIONE DEI FITOFARMACI. Okay, chi se non Dio. Ma chi se non gli uomini doveva prendersi cura di quella frondosa miniera di oro verde? Perché i fitopatologi dell'Università e del Cnr di Bari (pugliesi anche loro, non provenienti da qualche lontano ateneo prevenuto e sputasentenze) hanno appurato che tra le cause della devastante avanzata della batterio costaricano, oltre ai cambiamenti climatici e all'incontro con una tassista efficiente come la stramaledetta farfallina/cicalella sputacchina, ci sono le debolezze croniche dell'agricoltura pugliese. Una, benintenzionata, l'abolizione dei fitofarmaci che potevano limitarne la proliferazione; le altre, lo spezzettamento degli uliveti in piccole aziende agricole, la poca cura per gli uliveti dovuta alla scarsità di imprenditori giovani e aggiornati e, in ultima analisi, la disattenzione dello Stato per la nostra agricoltura, che insieme al turismo, dovrebbe essere il nostro oro, il nostro petrolio.
EXPO AI TEMPI DEL MEDIOEVO. E mentre a Milano si parla di «nutrire il pianeta», l'Europa sta per chiudere le porte alle nostre piante portatrici di contagio, e rischiamo di perdere milioni di alberi dai quali si ricava una delle più preziose fonti di energia per la vita, l'olio d'oliva. Come osserva Quit the Doner nel suo splendido reportage dalla Puglia pubblicato nell'ultimo numero di Internazionale, «c'è già stato nella storia un periodo in cui la coltivazione dell'ulivo aveva diminuito la sua centralità e il suo prodotto, l'olio, era diventato quasi introvabile: il Medioevo». Forse gli ulivi millenari del Salento lo ricordavano ancora, nella loro misteriosa memoria vegetale, quel periodo così gramo, in cui l'olio d'oliva era raro e prezioso. Le fibre terminali dei neuroni si chiamano dendriti perché somigliano ai rami di un albero, in greco dendron. Ci dev'essere una xylella che dissecca anche loro, se non sentiamo il dovere di prenderci cura dei nostri alberi più sacri e di difenderli da malattie, incendi, disboscamento selvaggio. E un piano per fermare la xylella dei cervelli non è ancora stato predisposto.

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