TECNOLOGIA 3.0 17 Maggio Mag 2015 1700 17 maggio 2015

Internet of things, la Rete intelligente collega gli oggetti

Auto. Città. Case. L'IoT è la nuova sfida della connettività. Fa parlare i dispositivi senza interazione umana. Un mercato da 1,55 miliardi in Italia. Ma la privacy?

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In Italia il mercato dell'internet delle cose continua a crescere.

Ricordate il film Minority Report in cui si intravedeva un futuro fatto di ologrammi e in cui ogni superficie si trasformava in uno schermo interattivo? Era solo l’inizio.
Non della fantascienza, ma della realtà come la conosciamo oggi, “condita” da dispositivi indossabili e auto che si guidano da sole.
RIVOLUZIONE AL VIA. Altro che telefonini, tablet e tivù 3D e 4K.
Quando si parla delle potenzialità della Rete forse bisognerebbe concentrare l’attenzione su quella che promette di diventare in pochissimo tempo una rivoluzione senza eguali.
E i numeri lo confermano, visto che nel 2014 solo in Italia ha generato un fatturato di 1,55 miliardi di euro.
250 MILIONI DI OGGETTI CONNESSI. Stiamo parlando del giro d’affari dell’Internet of things (IoT), ossia la connettività a portata di qualsiasi oggetto, che promette di diventare in pochissimo tempo il più grande mercato del mondo.
A dirlo sono i dati dell’ultimo rapporto pubblicato dall’Agcom che sottolinea come ci siano oggi nel mondo 250 milioni di connessioni cosidette M2m - ossia oggetti connessi tra loro senza il bisogno dell’interazione umana - che generano ricavi per 130 miliardi di euro. Con 61 milioni di connessioni in Europa, di cui l’11% solo in Italia.
1,7 MILA MILIARDI DALL'IOT. Se è vero che l’IoT sta cominciando a crescere in modo significativo, come ha rivelato una ricerca condotta da Business Insider, anche i consumatori, le aziende e le Pubbliche amministrazioni stanno imparando a riconoscere e apprezzare i benefici della connessione tra i dispositivi e internet.
In particolare lo studio stima che entro il 2019 il valore aggiunto dato all’economia globale dall’Internet of Things ammonterà a 1,7 mila miliardi di dollari, e le vendite di dispositivi per l'Internet delle cose raggiungeranno i 6,7 miliardi.

Tutto può essere connesso: oggetti, indumenti e lampioni

Solo in Italia l'Internet delle cose nel 2014 ha generato un fatturato di 1,55 miliardi di euro.

Quando si parla di connettività diffusa in realtà non bisogna pensare solo agli oggetti tecnologici.
Tutto può potenzialmente essere “connesso” e dialogare con altri oggetti o interagire con gli esseri umani.
Cì sono gli elettrodomestici, come il forno o il frigo, che diventano “intelligenti” e sono in grado di ricevere e inviare informazioni.
CALZE INTELLIGENTI. Ma anche le calze, le tute per motociclisti o persino le racchette da tennis, se dotate di particolari sensori, sono in grado di comunicare informazioni importanti sul loro utilizzo o sulla salute e le performance sportive di chi le usa.
IL BAGAGLIO DIVENTA SMART. Nel variegato mondo dell’Internet of things c’è ormai un po’ di tutto: fra le ultime novità anche la frontiera dei bagagli smart.
Il primo esempio arriverà sul mercato con Bluesmart, un trolley connesso alla Rete, capace di geolocalizzarsi da solo e quindi rendere nota la sua posizione ed essere bloccato da remoto in caso di smarrimento tramite un’applicazione direttamente dallo smartphone.
L'IOT GUARDA ALL'ESTERNO CON UMPI. C’è addirittura chi, come l’azienda tutta italiana Umpi (più precisamente di Cattolica), guarda già all’Internet delle cose capace di andare al di là anche della rete domestica per abilitare quelle che molti già chiamano smart cities (città intelligenti), ma che pochi ancora mettono in pratica.
Per farlo utilizza la rete elettrica pubblica in modalità continua per la trasmissione di dati, dando vita così a sistemi avanzati per gestire servizi ai cittadini e trasformare anche un “semplice” lampione in un oggetto intelligente.

La rivoluzione è già qui: dall’automotive agli arredi parlanti

L'Internet delle cose adesso pensa a piante e medicine grazie a un progetto del Politecnico di Bari.

Se una delle applicazioni chiave dell’IoT sarà proprio quella delle smart city, città iperconnesse in cui servizi, soluzioni e informazioni saranno costantemente disponibili e accessibili anche da remoto, ci sono tanti altri settori che hanno già da tempo iniziato a esplorare le infinite potenzialità della connettività diffusa.
SICUREZZA A BORDO. Uno dei più promettenti in questo senso è quello dell’automotive, e non solo perché - ormai da alcuni anni - le auto hanno iniziato a familiarizzare sempre più con la tecnologia, ma soprattutto perché l’interazione intelligente permetterà notevoli vantaggi in termini di sicurezza e viabilità.
UN'AUTO SU 5 CONNESSA NEL 2020. Secondo recenti stime degli analisti di Gartner nel 2020 una vettura su cinque sarà connessa a internet e le auto online potrebbero essere 250 milioni (oggi sono “appena” 23 milioni). Inoltre, a detta dell’Osservatorio IoT della School of Management del Politecnico di Milano, in Italia ci sono oltre 8 milioni di oggetti connessi, di cui il 55% è un’auto.
OGGI IL VALORE È 30 MILIARDI. Si tratta di numeri che l’industria automobilistica non può non tenere in considerazione.
Senza dimenticare che, come prevedono le stime di McKinsey, l’auto connessa vale oggi 30 miliardi di euro, e potrebbe arrivare a 170 miliardi nel 2020.
Non è un caso che molte case automobilistiche abbiano già iniziato a siglare partnership strategiche: Psa Pegeuot Citroën con Ibm per potenziare la connettività a bordo o anche General Motors che introdurrà in Europa su tutta la gamma Opel, il servizio telematico OnStar che sfrutta la connessione 4G Lte dell’auto, la stessa di uno smartphone di ultima generazione, per garantire la massima sicurezza.
ESPERIMENTO LAGO COI MOBILI 3.0. Dalle auto informatizzate alle cucine capaci di proporre ricette e ai lettini che raccontano le fiabe ai bambini quando è ora della nanna il passo è breve.
Con la connettività diffusa anche i mobili possono essere in grado di interagire e fornire informazioni e consigli.
Al di là degli elettrodomestici “smart” già da tempo sul mercato, il primo esperimento di arredo intelligente è arrivato in occasione dello scorso Salone del mobile di Milano dove l’azienda di arredamento e design Lago ha lanciato la sua sfida (tramite un prototipo) di quella che potrebbe essere la casa interattiva di domani.
TUTTO INTERAGISCE CON LO SMARTPHONE. Il tutto, nell’idea Lago, reso possibile grazie all’interazione con uno smartphone e alla tecnologia Nfc per le comunicazioni di prossimità.

Il nuovo “linguaggio” dell’IoT? Dev'essere comune per tutti

Un nuovo interruttore smart potrebbe sviluppare meglio l'internet delle cose.

La novità di quello che ormai è conosciuto da tutti come Internet delle cose in realtà non è solo la possibilità di dotare tutto di una connessione internet, ma piuttosto il fatto che ora tutti i dispositivi e gli oggetti connessi alla Rete saranno in grado di dialogare fra loro, scambiandosi informazioni, senza bisogno dell’interazione umana.
GLI OGGETTI PARLANO TRA LORO. È proprio questa la base di quella che oggi è definita comunicazione macchine to macchine (M2m), ossia dispositivo con dispositivo.
Come è possibile? I “metodi” oggi sono tanti: finora molti hanno creduto che bastasse inserire una sim dotata di connessione dati dentro un qualsiasi oggetto per farlo diventare intelligente.
UN LINGUA COMUNE PER TUTTI. Nel tempo, però, gli addetti ai lavori hanno iniziato a capire che bisognava anche gettare le basi per un “linguaggio comune” per l’Intenet delle cose.
È questo lo scopo alla base della All Seen Alliance, che ha il suo interno quasi tutti i big dell’elettronica, e che intende costruire uno standard per la comunicazione fra dispositivi e senza l’interazione umana.
Intanto però per le società di telecomunicazioni la nuova sfida è già aperta: bisognerà continuare a lavorare per migliorare la Rete ed essere in grado di gestire al meglio un traffico dati in continua crescita.

Non solo benefici: il nodo privacy e la paura degli hacker

Cresce ancora il numero di italiani connessi a internet.

Oltre ai problemi legati alla comunicazione fra oggetti connessi in Rete, quando si parla di Internet delle cose c’è sempre il tarlo sicurezza che preoccupa gli utenti.
Non solo la sicurezza sulla salute - avanzata da qualcuno - legata all’avere una casa sotto costante copertura di Rete, ma anche il fatto che dalla domotica (da domus + robotica, la scienza che si occupa dello studio delle tecnologie nella casa) al Grande fratello il passo è breve.
TUTTI SOTTO ATTACCO? Ogni telecamera per la videosorveglianza a distanza - dei bambini, del giardino, dell’ingresso, di una stanza qualunque - potrebbe trasformarsi in un facile lasciapassare agli sguardi indiscreti dei pirati digitali.
Nulla potrebbe vietare agli hacker di sperimentare nuovi terreni di attacco informatico per carpire dati sensibili, o anche solo per seminare un po’ di panico: sabotare la lavastoviglie, sbloccare le serrature di casa da remoto, accendere lo stereo di casa a tutto volume.
LA SFIDA: I DATI SENSIBILI. Al di là di questo scenario un po’ surreale è vero però che l’IoT porta con sé un bagaglio di dati sempre maggiore, compresi quelli personali.
Si tratta dei cosidetti “big data” che si traducono in informazioni strategiche per erogare servizi e soluzioni, ma che devono saper essere tradotti e, soprattutto, conservati in modo sicuro.
Sarà questa la prossima verà sfida della connettività diffusa: garantire che questa miriade di informazioni strategiche non finiscano nelle mani sbagliate.

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