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TECNOLOGIA 29 Maggio Mag 2015 1438 29 maggio 2015

Data center, come funzionano gli archivi digitali

Gestiscono i dati immagazzinati in cloud. Sono strategici. Ma spesso lontani. Adesso anche l'Italia si attrezza. E la prima iniziativa arriva da Fastweb.

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Internet e la connettività mobile, possibile grazie a dispositivi “intelligenti” come smartphone, tablet o smartwatch, che hanno oggi numeri già da “paura”: 3 miliardi di dispositivi connessi (una cifra che corrisponde alla popolazione mondiale nel 1960).
A questo si aggiunge il traffico che ogni giorno, anzi ogni minuto, viaggia in Rete: email, tweet, video e foto condivise o scaricate dai social o dal web.
NEL 2020 30 MLD DI DISPOSITIVI CONNESSI. Il futuro prossimo, però, sarà ancora più “affollato” perché grazie all’Internet delle cose potenzialmente qualsiasi oggetto potrà essere connesso e inviare e ricevere informazioni. Una mole di dati impressionante il cui futuro è stato da poco reso noto da uno studio condotto da Emc.
Secondo la ricerca The Information generation: trasforming the future today, il nuovo mondo digitale del 2020 sarà composto da oltre 7 miliardi di persone, 10 milioni di aziende e almeno 30 miliardi di dispositivi elettronici connessi a Internet, che in prospettiva cambieranno radicalmente ogni aspetto della vita e del lavoro quotidiano.
Il numero più impressionante è quello sul flusso di informazioni: tra cinque anni verranno prodotti 44 zettabyte di dati (ovvero 44 mila miliardi di gigabyte).
I DATI E LE INFORMAZIONI SI VIRTUALIZZANO. Come e dove possono essere archiviate così tante informazioni in modo sicuro? La risposta è sulle “nuvole”, e arriva dalla virtualizzazione di servizi e dati che è il paradigma chiave del cloud computing. Ma questa nuvola digitale e virtuale, apparentemente impalpabile, non potrebbe esistere senza l’efficienza di solide strutture fisiche in grado di garantire costantemente l’accessibilità: i data center.
La chiave della connettività del futuro sta tutta lì, nei data center, fortezza delle informazioni “smaterializzate” e capaci di garantire l'evoluzione tecnologica affinché il mondo non venga schiacciato da questa mole di dati, ma anzi ne riesca a trarre beneficio a tutti i livelli.

Nel 2017 ci saranno 8,6 milioni di data center nel mondo

Nel 2013 i data center occupavano 1,58 miliardi di metri quadrati in tutto il mondo.

Di data center si parla ormai sempre più spesso. Ma cosa sono realmente?
Si tratta di uno spazio dove aziende e società mantengono la gran parte delle infrastrutture tecnologiche che supportano l'attività dell'azienda stessa. All'interno di un data center si trovano server, sistemi di archiviazione dati, sistemi informatici, infrastrutture di telecomunicazione e tutti gli accessori a essi collegati.
QUASI 2 MLD DI METRI QUADRI OCCUPATI. Gli analisti di Idc prevedono che il numero totale dei data center distribuiti in tutto il mondo raggiungerà il picco di 8,6 milioni nel 2017 e lo spazio occupato continuerà ad aumentare, passando dagli 1,58 miliardi di metri quadrati del 2013 agli 1,94 miliardi del 2018.
Sono tantissimi i data center sparsi nel mondo, la maggior parte dei quali si trovano a volte anche all’altro capo del mondo. Molto spesso, addirittura, gli utenti privati - o le aziende che sottoscrivono contratti per lo storage - non sanno esattamente a quale latitudine siano conservate le loro informazioni riservate.
I BIG DELLA SILICON VALLEY SI MUOVONO. A fianco delle società It nate per offrire infrastrutture e sistemi come Microsoft o Ibm, tutti i principali colossi del web, da Amazon a Apple e fino a Google, sono da tempo entrati nel grande e strategico business dei data center.
In molti casi per soddisfare, oltre a quelle aziendali, le esigenze consumer, ossia i servizi di virtualizzazione per gli utenti: dalla musica alle foto, ai file archiviati sui sistemi cloud.
APPLE INVESTE 1,7 MLD DI EURO. Apple ha addirittura in programma di realizzare due data center in Europa, per i quali ha annunciato che spenderà circa 1,7 miliardi di euro. I centri di elaborazione dati verranno costruiti in Danimarca e in Irlanda: ricopriranno una superficie di 166 mila metri quadrati ciascuno, impiegheranno energie rinnovabili e forniranno servizi online inclusi iTunes store, App store, iMessage e servizi di mappatura e Siri in Europa.
Google ha da poco lanciato politiche per il “noleggio” delle capacità di calcolo sulle sue piattaforme a prezzi scontati con una riduzione del 30% del costo per gli utenti.

L’eccellenza di prossimità made in Italy: il caso Fastweb

Il data center di Fastweb.

Quando si tratta di aziende, però, la vicinanza territoriale - seppure virtuale - dei propri dati è un valore fondamentale.
Per questo molte società, anche in Italia, sono sempre più orientate a trovare degli “archivi It” di prossimità, dislocati sul territorio e per questo in grado di rispondere, in caso di necessità, alle leggi nazionali in materia di privacy e di sicurezza. Sono già diverse realtà informatiche ad averlo capito, a partire dal colosso Ibm che ha promesso la nascita di un nuovo data center anche in Italia.
Ma a rimboccarsi le maniche è stata anche l’eccellenza nostrana delle infrastrutture di Rete, Fastweb. Oltre il 55% del suo fatturato è legato proprio all’universo business, e a questi clienti la società di telecomunicazioni ha deciso di offrire una struttura a chilometri zero altamente efficiente, ecosostenibile e sicura.
PARAMETRI DI SICUREZZA E AFFIDABILITÀ. Sono questi i parametri del nuovo data center Fastweb inaugurato lo scorso aprile: costruito nel cuore di Milano - nella sede di via Amari - è il più sicuro e affidabile in Italia secondo la certificazione dell’Uptime Institute di New York e del Security Operation Center, il centro che protegge le aziende clienti da attacchi informatici.
È infatti il primo in Italia ad avere ottenuto la certificazione Tier IV, il massimo in termini di standard di sicurezza per la gestione dei dati aziendali: in realtà la certificazione è doppia, perché riguarda sia la fase di progettazione sia quella di costruzione. Il data center ha una capacità di traffico totale di 4 terabit al secondo - favorita dalle più di 6 mila fibre ottiche presenti nell’edificio - e un’efficienza energetica che lo include fra i data center meno inquinanti al mondo (sono solo il 6% del totale), grazie anche all’alimentazione con energia proveniente unicamente da fonti rinnovabili.
UN PUNTO DI RIFERIMENTO “LOCALE”. L’azienda ha messo sul piatto 25 milioni di euro per realizzare il nuovo data center e per costruire entro il 2016 un altro sito gemello in centro Italia. L’obiettivo è diventare un punto di riferimento “locale” per la virtualizzazione di infrastrutture e reti e dare alle aziende la sicurezza che i propri dati siano gestiti e custoditi in “casa”, piuttosto che in un centro dislocato dall’altra parte del mondo.
Il progetto del data center green si aggiunge a tutto il lavoro fatto in questi anni da Fastweb in Italia, che oggi conta 38 mila chilometri di infrastruttura in fibra (dovrebbe arrivare a 43 mila entro la fine del 2016) e l’obiettivo di toccare circa il 30% della copertura di 100 città entro il 2016.

Le regole ferree per un data center perfetto: il diktat dell’Uptime Institute

Kenneth G. Brill, fondatore dell'Uptime Institute.

Il data center di Fastweb risponde a requisiti stringenti richiesti dalla classificazione promossa dall’Uptime Institute, uno dei centri più prestigiosi in merito. Questa classificazione valuta la qualità di un data center secondo quattro diversi livelli detti Tier, dove il IV ha i requisiti più stringenti.
La valutazione riguarda soprattutto l’aspetto tecnico delle performance, le misure di sicurezza per la protezione dei dati contenuti all’interno dei server, insieme con altre caratteristiche che hanno a che fare con l’impatto ambientale, a partire dal consumo energetico.
Proprio in questo ambito il data center di Fastweb fa parte del 6% di quelli meno inquinanti al mondo: grazie a un innovativo sistema di raffreddamento, ha infatti un’elevata efficienza energetica che permette di risparmiare ogni anno 3 mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica, pari a 60 voli Milano-Roma.
I CASI UNIPOL ED ENI. In Italia anche un altro data center ha da poco ottenuto la certificazione Tier IV: si tratta di quello di Unipol che, però, almeno per il momento è ad esclusivo uso interno e non aperto alla clientela. Anche Eni ha creato un data center (vicino Pavia) ad altissima affidabilità per tutte le esigenze informatiche aziendali, con l’obiettivo di ottenere risultati di efficienza energetica di eccellenza mondiale.
Su questa scia “verde” in Europa ci sono diversi altri esempi, come l’immenso data center della società 1&1 che conta più di 7 mila server in parallelo con alimentatori ad alta efficienza che garantiscono il 20% in meno di perdite di calore, con un risparmio di ben 30 mila tonnellate di CO2 all’anno.

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