Inquinamento 150604183402
ALLARME 4 Giugno Giu 2015 1826 04 giugno 2015

L'inquinamento «uccide 34 mila italiani l'anno»

Rapporto del ministero della Salute: il particolato fine riduce in media di 10 mesi la vita di ogni cittadino.

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Secondo il dati del ministero della Salute l'inquinamento colpisce maggiormente il Nord (per il 65% del totale), in generale le aree urbane congestionate dal traffico e le aree industriali.

Oltre 34.500 italiani ogni anno muoiono avvelenati dall'inquinamento atmosferico: è come se 'scomparisse' improvvisamente un'intera città delle dimensioni di Aosta.
L'inquinamento uccide soprattutto al Nord, dove si registrano 22.500 decessi annuali, e riduce in media di 10 mesi la vita di ogni cittadino.
Sono questi i poco incoraggianti dati, presentati il 4 giugno, dell'impatto sulla salute dell'inquinamento atmosferico in Italia, secondo il progetto Ccm Viias (Valutazione integrata dell'impatto dell'inquinamento atmosferico sull'Ambiente e sulla Salute) finanziato dal Centro controllo malattie (Ccm) del ministero della Salute con la collaborazione di varie università e centri.
RISPETTARE LE REGOLE SALVEREBBE 11 MILA VITE L'ANNO. L'inquinamento atmosferico è dunque responsabile di circa 35 mila decessi solo per il particolato fine (PM2.5). Questo significa che l'inquinamento accorcia mediamente la vita di ciascun italiano di 10 mesi: 14 per chi vive al Nord, 6,6 per gli abitanti del Centro e 5,7 al Sud e isole. Eppure, il solo rispetto dei limiti di legge salverebbe 11 mila vite l'anno. La nuova mappa dell'inquinamento è ottenuta applicando sofisticati modelli previsionali delle concentrazioni degli inquinanti su tutto il territorio nazionale. Emerge così che il 29% della popolazione italiana vive in luoghi dove la concentrazione degli inquinanti è costantemente sopra la soglia di legge, ma anche che vi sono considerevoli disuguaglianze degli effetti sanitari sul territorio.
IL NORD IL PIÙ COLPITO: 65% DEL TOTALE. Come atteso, l'inquinamento colpisce maggiormente il Nord (per il 65% del totale), in generale le aree urbane congestionate dal traffico e le aree industriali. Anche la combustione di biomasse (principalmente legno e pellet) è responsabile della maggiore incidenza di morti e malattie per l'esposizione al particolato. Questi scenari, afferma il rapporto, mostrano come l'effettivo rispetto dei limiti previsti dalla normativa, e soprattutto l'ulteriore diminuzione del 20% della concentrazione media annuale degli inquinanti, avrebbero ricadute positive sulla salute pubblica e sull'economia: seguendo le statistiche dell'Oms, infatti, 10 mila decessi evitati all'anno corrispondono a circa 30 mld di euro.
COMBUSTIONI DI BIOMASSE E VEICOLI DIESEL I MAGGIORI INQUINANTI. Il rapporto mette anche a fuoco come è cambiata la natura dell'inquinamento atmosferico negli ultimi dieci anni, individuando nella combustione di biomasse per il riscaldamento e negli scarichi dei veicoli diesel i due principali bersagli verso cui indirizzare nuove misure preventive. Inoltre, il progetto ha mostrato come la riduzione significativa delle emissioni avvenuta negli ultimi anni non si sia sempre tradotta in un abbassamento delle esposizioni, soprattutto in quelle aree (come la pianura padana) caratterizzate da condizioni fisiche e meteorologiche difficili. Per questo, si legge, «vanno proseguiti gli sforzi a favore di una mobilità sostenibile (pedonalità, ciclabilità, trasporto ecologico), con una particolare attenzione ai veicoli diesel, responsabili per il 91% delle emissioni di biossido di azoto e di una quota importante di particolato. Anche le emissioni del comparto agricolo (ammoniaca) vanno monitorate e contrastate».
Dati allarmanti, quelli presentati dal ministero, che arrivano a pochi giorni di distanza dalla risoluzione adottata dalla 68esima assemblea mondiale della Sanità, in cui è stati posto l'accento sugli impatti negativi dell'inquinamento sulla salute e si invitano i governi a intraprendere misure immediate e urgenti.

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