STORIE 30 Giugno Giu 2015 1500 30 giugno 2015

Xylella, la ricetta 'tradizionale' per debellare il batterio

Arare il campo. Pulire il tronco. Potare l’arbusto. E disinfettare due volte l’anno. Così l'agricoltore Giuseppe ha salvato 100 ulivi. E la Puglia torna a sperare. Foto.

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Lì dove era tutto secco, ora c’è un ramoscello di ulivo verde.
La Xylella è stata riconosciuta come calamità naturale attraverso la modifica del decreto legislativo 102 da parte del ministero delle Politiche agricole.
FONDO DA 21 MILIONI. E gli olivicoltori potranno chiedere e ottenere il risarcimento dei danni causati dal batterio grazie alla disponibilità di 21 milioni previsti dal fondo di solidarietà.
Intanto in Puglia si continua a combattere sul campo, con il fai da te e i metodi tramandati di generazione in generazione, su cui gli scienziati nutrono non pochi dubbi.
PRIMA DELIBERA DI VENDOLA. Sul piano istituzionale, il primo passo l’ha fatto il ministero, modificando il decreto che includeva tra le calamità naturali grandine, trombe d’aria, mareggiate, alluvioni, ma non le fitopatie come la Xylella fastidiosa. Ora inserita. E quindi risarcibile.
La giunta Vendola ha approvato la delibera con cui si chiede al ministero la dichiarazione dello stato calamitoso proprio per consentire di accedere alle disponibilità previste dal Fondo di solidarietà.
UNA MAPPA DEI COMUNI. Secondo quanto stabilito nel documento, i benefici saranno attribuiti «con priorità ai soggetti che hanno osservato le disposizioni contenute nei decreti ministeriali di lotta obbligatoria e negli atti amministrativi emanati dall’Osservatorio regionale per il contrasto alla Xylella (tra cui anche il taglio della pianta infetta, ndr)».
La Regione Puglia ha elaborato una mappa dei Comuni che possono chiedere il risarcimento.
PERSI CENTINAIA DI MILIONI. Quei 21 milioni di euro, però, permetteranno di ripagare solo in parte le aziende colpite. Le perdite finora calcolate, infatti, ammontano a diverse centinaia di milioni di euro, ma si tratta di cifre soggette ad aggiornamenti, giacché anche i danni causati dal batterio sono in continua evoluzione.
In provincia di Lecce, su una superficie coltivabile di 161.130 ettari, il terreno destinato all’olivicoltura interessato dall’emergenza Xylella è pari a 61.440 ettari.
+50% DI PRODOTTI DA BUTTARE. Nella delibera della giunta, inoltre, si fa riferimento all’annata agraria 2013/14, nel corso della quale è stata riscontrata una perdita di prodotto superiore al 50% rispetto ai valori medi dell’ultimo triennio.
Anche per la provincia di Brindisi è stata creata una mappa dei Comuni più colpiti: due i focolai, a Oria e Francavilla.
Nel primo caso gli oliveti danneggiati coprono un’estensione di 60 ettari, mentre a Francavilla di 20.
La delibera approvata deve passare dal ministero per l’ok definitivo, cosicché le aziende possano presentare le domande di risarcimento.

La lotta sul campo: Giuseppe ha salvato 100 ulivi su 120

Giuseppe Potenza, contadino, è riuscito a salvare 100 ulivi su 120 destinati forse all’abbattimento.

In questo clima di attesa, speranze e paura, sono molte le storie di contadini che in questi mesi non si sono lasciati abbattere.
Nel 2013 Giuseppe Potenza (foto), agricoltore da tre generazioni, è entrato in possesso di un terreno di 5 ettari, nelle campagne fasanesi di Savelletri, la località turistica nota per i suoi resort a 5 stelle, che ospitano matrimoni di vip e figlie di sceicchi e magnati.
LE BUONE PRATICHE. A due passi dalle masserie di lusso ci sono Giuseppe e la moglie Anna Gioioso che dichiarano di essere riusciti a salvare 100 ulivi su 120 destinati forse all’abbattimento.
La coppia di contadini li ha curati seguendo passo dopo passo quel che faceva il padre di Giuseppe, ossia le buone pratiche agricole.
ABUSO CHIMICO. «Per me è una soddisfazione grande essere riuscito a salvare 100 alberi solo con i metodi tradizionali. E non sono l’unico a farlo», racconta a Lettera43.it Giuseppe Potenza.
«Conosco un anziano agricoltore di Ostuni che fa lo stesso e qui vicino, in una masseria, i nuovi proprietari stanno adoperando le stesse tecniche di una volta. Credo che l’abuso che si è fatto negli ultimi 40 anni dei prodotti chimici abbia danneggiato i terreni».
TERRENI NON CURATI. Qual è la soluzione allora? «Credo che la strada giusta non sia quella delle colture biologiche, che “bocciano” i pesticidi a prescindere, quando in alcuni casi il loro utilizzo potrebbe evitare mali più grandi».
Anche perché «sono molti i proprietari di terreni, oggi, che sfruttano i campi senza curarli, magari perché ci si può guadagnare qualcosa dallo Stato. Già, perché dietro le integrazioni previste dalle Pac degli ultimi anni c’è stato di tutto. Lecito e non».
AGONIA E RINASCITA. Giuseppe e la moglie utilizzano un “protocollo” ormai collaudato: arare tutto il campo, pulire il tronco, potare l’arbusto e disinfettare un paio di volte all’anno.
Sul suo terreno ci sono ulivi praticamente sventrati, di un colore bianco innaturale, ulivi secolari, mastodontici. Che stavano morendo.
Se ne vedono i segni, la sofferenza, l’agonia interrotta con la fatica quotidiana. E ora la rinascita.

Curare l'albero con la tradizione: ma la scienza è scettica

Il rimedio alla xylella è uno secondo i contadini: curare l’albero e rendere la vita difficile ai batteri.

Da queste parti gli ulivi sono tutto, la storia, il presente, il patrimonio, l’eredità.
Sono ciò che ricordano i padri e quello che si lascia ai figli. Ecco perché da Oria, provincia di Brindisi, a Veglie, provincia di Lecce, gli agricoltori protestano contro le misure drastiche imposte dalle istituzioni.
Non tutti gli ulivi secchi sono stati infettati dal batterio della Xylella, ma una diagnosi precisa a oggi non c’è e tra i contadini si fa sempre più largo una convinzione, basata su dati empirici: la ricetta è quella di curare l’albero, in modo da rendere la vita difficile ai batteri.
E che poi si tratti di Xylella o di fungo o di altro, a loro importa il risultato.
RAME, ZOLFO E CALCE. D’altro canto la diagnosi sulla Xylella è ancora nelle mani degli scienziati.
Nel Leccese Ivano Gioffreda, presidente di Spazi Popolari, è riuscito a salvare 500 ulivi contro ogni pronostico con rame, zolfo e calce.
Eppure ufficialmente la comunità scientifica esclude che il batterio possa essere sconfitto “solo” con la cura degli ulivi.
NESSUNA CURA RICONOSCIUTA. Delle esperienze dei contadini gli studiosi sono a conoscenza, ma ufficialmente non c’è una cura.
«Nella mappa elaborata dall’ufficio Agricoltura della Regione Puglia», spiega a Lettera43.it Giannicola D’Amico, presidente della Cia di Brindisi, «la zona del contagio si allarga anche alle province di Taranto e Brindisi, arrivando a includere Ostuni come “zona di sorveglianza”. La “zona infetta” resta quella in provincia di Lecce a cui si aggiunge un focolaio a Oria, che nel Brindisino è l’area più a rischio e che insieme a Francavilla Fontana rientrano nella “zona cuscinetto».
Questi i dati ufficiali, ma «siamo a conoscenza di ciò che stanno facendo alcuni agricoltori, anche nella zona di Fasano».
PRATICHE DI PREVENZIONE. D’Amico spiega che «secondo gli scienziati al momento non c’è una cura per la Xylella, quindi sarebbe stato impossibile salvare degli ulivi. Di certo le buone pratiche agricole aiutano a prevenire la diffusione di questo come di altri batteri, anche se dovranno passare almeno un paio di anni prima di poter avere una diagnosi esatta su quello che è avvenuto e sta accadendo ancora nella nostra regione».
Gli agricoltori non la pensano così e sono pronti a offrire le loro esperienze: «Se c’è qualcuno che ha bisogno», è l’appello di Giuseppe Potenza, «siamo pronti a dare una mano e a mettere a disposizione ciò che ci hanno insegnato i nostri padri. Gratis, per il bene della Puglia».

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