Caprese
SPIRITO ASPRO 4 Luglio Lug 2015 0900 04 luglio 2015

Ehi vegani, gli onnivori non sono esseri malvagi

Mangiare etico è difficile. Un pomodoro raccolto da un lavoratore sfruttato è meglio di una bistecca?

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Una caprese fatta con il tofu al posto della mozzarella. Un piatto appetitoso senza derivati animali.

Alba Rohrwacher, nei panni di una mamma vegana dura e pura, ci ha vinto una coppa Volpi all'ultima Mostra di Venezia.
Ma quello era un film, Hungry Hearts, e il bambino finiva all'ospedale solo nella finzione cinematografica.
Il figlio di due vegani di Pisa invece all'ospedale ci è finito veramente, con evidenti sintomi di carenze nutrizionali.
E i genitori, ora indagati per maltrattamenti, sono finiti sul red carpet dei cattivi, insieme a Erode, alla mamma di Haensel e Gretel e al patriarca Abramo, pronto a sacrificare suo figlio in nome di un ideale superiore.
IDEALI PERICOLOSI. Ideale che può essere buono, pulito e giusto, quando viene praticato con buonsenso e non mette a rischio l'incolumità di altri esseri umani, specie se affidati alle nostre cure e non autosufficienti.
Tant'è vero che perfino il biblico Jahvè, che non è certo un pacioccone, stoppa la mano di Abramo e, anziché il piccolo Isacco, gli impone di sacrificare un agnello.
Certo, fosse stato un dio vegano, avrebbe ordinato di immolare un panetto di seitan, peraltro molto più difficile a reperirsi a sul monte Moriah, dove le Scritture collocano il fattaccio.
GENITORI SCERVELLATI. Ma quando si tratta della vita di un bambino, nemmeno il Padreterno biblico ha paura di contraddirsi e di fare la figura del dissociato, visto che gliel'aveva detto proprio lui, ad Abramo, di sacrificare il suo unico figlio.
Probabilmente voleva verificare quanto possono essere scervellati certi genitori, quando si fissano su un'idea di salvezza universale e di purezza, che si esprima in una religione, in un'ideologia politica o in uno stile di vita.

La prima cruelty da evitare è quella contro se stessi

Il tofu, uno dei piatti più consumati dai veganiani.

No, non sono la solita onnivora superficiale. Tutt'altro.
Quel che mi separa dall'essere totalmente vegan sono la panna montata e le suole di cuoio, cui non riesco a rinunciare.
Se astenendomi da carne, uova e latticini non mi sentissi felice e contenta, tornerei a mangiarli.
Se non mi divertissi un sacco a pasticciare con tofu e leguminose, lascerei perdere.
E mi rifiuto di scegliere fra le varie correnti del veganismo che al suo interno è più diviso del Pd, fra crudisti, fruttariani, macrobiotici eccetera.
CURIOSITÀ ED EPICUREISMO. Ho iniziato per curiosità, continuo per puro epicureismo.
Perché la prima cruelty che va evitata è quella contro se stessi: il rispetto e l'amore di sé sono la premessa per amare e rispettare gli altri, animali compresi.
Alcuni vegani più che dall'amore di sé o dal rispetto per le altre specie, sembrano animati da una generale misantropia: gli onnivori (cioè la stragrande maggioranza dell'umanità) sono esseri stupidi e malvagi che uccidono e sfruttano per le loro gozzoviglie creature innocenti e moralmente superiori a loro.
VEGANI VISTI COME UNA SETTA. Alcuni onnivori, di converso, vedono i vegani come una setta di zeloti tipo Isis pronti a decapitare i macellai per salvare i bovini.
E, naturalmente, a mettere in pericolo la vita dei propri bimbi privandoli di proteine animali.
Altri si limitano a ricordare che Adolf Hitler era vegetariano, sottintendendo che i vegetariani contemporanei, se potessero, chiuderebbero gli onnivori dietro cancelli con scritto «Arbeit macht cruelty-frei».

Il veganesimo e quell'effetto medatico distorto

Un manifesto che ha destato molto scalpore è comparso il 28 febbraio mattina a Grosseto. Nell'immagine si vede un bambolotto (molto simile a un bambino) fatto a pezzi e confezionato in una porzione del tutto uguale a quelle in cui viene venduta la carne sui banchi della macelleria. Il messaggio lanciato è proprio questo, firmato dai vegan, coloro che rifiutano il consumo di prodotti d'origine animale. L'iniziativa è sostenuta da due associazioni: Campagne per gli animali (con sede in provincia di Treviso) e Associazione d'Idee onlus. «Il poster», hanno spiegato gli organizzatori sul sito, «sorgerà su uno degli impianti ai margini dell'incrocio cittadino più transitato in assoluto e vi rimarrà per due settimane». Il cartellone è apparso sulla destra del sottopassaggio davanti allo stadio Zecchini di Grosseto.

Ancora non è certo se e come i genitori pisani abbiano provocato problemi di salute al piccino a causa delle loro scelte dietetiche: si sa che nei piccolissimi l'alimentazione strettamente vegana può determinare carenze, evitabili seguendo le indicazioni del pediatra.
Di certo non leggeremo mai titoli di testa dei giornali online riguardanti il ricovero di bimbi ammalatisi per le scelte sbagliate, o le non-scelte, di genitori onnivori, che possono tradursi in diabete, obesità, allergie pericolose.
Quelli fanno statistica, non cronaca, perché sono troppi.
QUANTE CODE DI PAGLIA. Ma qui non è la sede per parlare dell'aspetto salutistico del veganesimo, e nemmeno di quello modaiolo, che mi dicono ultimamente un po' appannato, ma di quello mediatico.
Che riflette almeno un paio di code di paglia.
Una è quella lanciata da Slowfood e celebrata anche da Expo, secondo cui possiamo cambiare il mondo cambiando menù, mentre è già molto se, con un po' di pazienza, riusciamo a cambiare il nostro tasso di colesterolo.
TUTTO IL MONDO VEGANO? Nessuno si azzarda seriamente a dire come sarebbe il pianeta se tutti diventassimo vegani, un Eden francescano e idilliaco dove gli esseri umani sono «pochi ma buoni», o una mega-Animal Farm dove mucche e maiali prendono il potere e ci obbligano a lavorare per loro.
Ma sicuramente ci vorrebbe molto, moltissimo tempo, e intanto bisogna sopportare le prediche della fidanzata vegan che ti infligge gli hamburger di lupini o i musi del moroso carnivoro che senza fiorentina si sente meno maschio.
NESSUNO ODIA GLI ANIMALI. Un'altra, più fastidiosa, è che, vegano o no, nessuno di noi, cresciuti lontano da aie e stalle ma con dosi massicce di documentari e cartoni animati Disney, vorrebbe far male agli animali.
L'industria alimentare ha anestetizzato la responsabilità verso le creature che vengono uccise o sequestrate per (iper)nutrirci, e tutto quel che ci ricorda di che lacrime gronda e di che sangue la nostra cotoletta ci dà fastidio, suscitando un'irritazione figlia del senso di colpa.
L'unica soluzione per liberarsene sarebbe la scelta estrema che pochi (ma non pochissimi, ora) hanno la forza o la possibilità di adottare.
MANGIARE ETICO È DIFFICILE. Ma mangiare etico non è così semplice: siamo sicuri che un'occasionale bistecca ricavata da un manzo allevato umanamente e macellato senza crudeltà sia molto meno «morale» di un'insalata di pomodori raccolti da un lavoratore straniero maltrattato e sfruttato?

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